Alberto Casiraghy, vita controcorrente di un raffinatissimo tipografo-poeta

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Alberto Casiraghy con Andrea Tomasetig, courtesy manzoni22

Il fisico minuto, il sorriso disarmante, lo sguardo da bambino perennemente curioso, Alberto Casiraghy è un personaggio unico nell’arte contemporanea, ambito nel quale ha deciso di muoversi secondo percorsi tutti suoi, senza fretta e con una totale sprezzatura nei confronti del mercato. «Se fai girare i soldi, la poesia non nasce», dice, con la naturalezza con cui crea gli aforismi che hanno animato gli oltre diecimila titoli realizzati dal 1982, anno di nascita della sua casa editrice Pulcinoelefante, fino ad oggi. Creati uno per uno per mezzo di una vecchia macchina tipografica manuale Nebiolo, cuciti a mano e realizzati in edizioni che vanno dai 15 ai 33 esemplari al massimo, i suoi libri d’artista sono infatti venduti al prezzo politico di 10 euro.

Tipografo per la Same di Milano, un passato da liutaio (e un presente da violinista per hobby), a trent’anni Casiraghy decide di realizzare il suo sogno e trasforma la villetta di Osnago, dove vive, in una stamperia che presto diventa punto di riferimento per artisti e appassionati. La formula dei suoi piccoli libri è fissa: due fogli di carta Hahnemühle tagliata a mano piegati a formare quattro pagine cucite con filo colorato, un titolo sul frontespizio, una piccola frase o un aforisma, una grafica d’autore e il colophon.

Edizioni Pulcinoelefante, courtesy manzoni22

Ogni libro comporta una giornata di lavorazione, gomito a gomito con il committente, frugando nei cassetti alla ricerca dei caratteri mobili ogni volta con lo spontaneo piacere della manipolazione dei materiali, annerendosi le mani con l’inchiostro, osservando la prima prova di stampa e poi correggendo, giocando con le lettere e con le parole, capovolgendo un carattere, reinventando il lavoro lì per lì, creando frasi appuntate al momento su una pagina di taccuino che poi viene appesa e va ad arricchire quella camera delle meraviglie piena di fogli, scaffali, libri, giocattoli, ricordi, regali, fotografie con dedica, lavori progettati, lavori pensati, con la lanugine della carta tagliata a mano che si posa ovunque e la presenza imponente della grande macchina tipografica ( “il dinosauro”) che quando parte sbuffa e scatena un rumore di ferraglie, a metà tra una scultura mobile di Jean Tinguely e un’invenzione di Archimede Pitagorico.

Per quelle stanze sono passati i più grandi nomi dell’arte e della letteratura del Novecento. Da Sandro Chia a Giosetta Fioroni, da Bruno Munari a Maurizio Cattelan e poi Allen Ginsberg, Giuseppe Pontiggia, Fernanda Pivano, Gillo Dorfles, Alda Merini, diventata di casa dopo 1500 libri solo per lei, libri che la poetessa usava candidamente come merce di scambio con i bottegai.

Edizioni Pulcinoelefante, courtesy manzoni22

Oggi, mentre esce in DVD la pellicola Il fiume ha sempre ragione, firmata da Silvio Soldini nel 2016, dove si raccontano in parallelo la storia di Alberto Casiraghy e del suo collega ticinese Josef Weiss, la Galleria Gruppo Credito Valtellinese di Milano celebra Pulcinoelefante con la mostra I pulcini di Casiraghy – fino al 31 marzo – e lui, il tipografo poeta, si dedica con pazienza a quei 500 titoli in attesa di essere realizzati, a quelle 500 persone da incontrare e da scoprire, da coinvolgere in quella sua filosofia di vita controcorrente, slow, basata sulla ricerca del bello e sul piacere del fare.