E se i media cominciassero a fare l’interesse nazionale?

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Disgraziato quel paese in cui manca una cultura dell’interesse nazionale. Per esempio l’Italia. Si tratta di una patologia che inquina il dibattito ed impedisce all’opinione pubblica di farsi un’idea chiara in politica estera. Uno svantaggio competitivo rispetto alle altre nazioni. In generale gli italiani mostrano scarso interesse verso i fatti del mondo: solo in casi eccezionali i quotidiani dedicano più di un paio di pagine agli “esteri”. A ciò va aggiunto l’approccio dei media mainstream: sempre ideologico, orientato alla ricerca dei “buoni” e dei “cattivi”, mai a un’analisi razionale dei fatti in una prospettiva collegata all’interesse nazionale.

Un problema: non solo perché è sbagliato valutare i fatti politici secondo il metro dell’etica, ma soprattutto perché il giudizio morale, riguardo ai conflitti internazionali, è sempre orientato da una narrazione strumentale, la cui efficacia dipende dalla “potenza di fuoco” di chi la produce. Il recente passato mostra diversi casi in cui agli italiani è stata offerta una narrazione delle crisi internazionali non in linea con i loro interessi: pensiamo alle “primavere arabe”, dipinte come il trionfo della democrazia e della libertà. Esse suscitarono entusiasmo in tutti i partiti, nei principali media e  nella pubblica opinione. Solo poche voci isolate si levarono per mettere in guardia dai problemi che avrebbero causato: Mediterraneo in preda al caos, islamismo trionfante, la Libia, il nostro “cortile di casa”, senza più un impalcatura statuale degna.

Lo stesso potrebbe dirsi della crisi ucraina e delle sanzioni anti-russe. Talvolta i giudizi veicolati sono così smaccatamente contrari ai nostri interessi da far pensare che ci sia malafede. In realtà c’è un problema più profondo: dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in Italia è stato considerato equivoco qualunque atteggiamento “patriottico” e messa al bando la formazione “geopolitica” delle classi dirigenti e degli intellettuali.

Mancano insomma gli strumenti culturali per “pensare l’interesse nazionale”. Mancano anche le infrastrutture: troppo spesso le notizie vengono riprese dalle grandi agenzie di stampa internazionali di lingua inglese, tipo “Reuters” e “Associated Press”, che costituiscono la fonte primaria dalla quale attingere informazioni su ciò che accade nel pianeta. Le notizie, però, a differenza dei fatti, non sono mai neutre e la loro selezione influenza i giudizi. In particolare nell’era del giornalismo “copia e incolla”.