Ascolto il tuo cuore, Napoli: Carmine Dello Ioio ci (s)vela la sua città

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Carmine Dello Ioio, senza titolo, tecnica mista
Carmine Dello Ioio, senza titolo, tecnica mista
Carmine Dello Ioio, senza titolo, tecnica mista
Carmine Dello Ioio, senza titolo, tecnica mista

Dalla concezione di un’arte come poesia scandita da immagini la volontà di affermare con forza l’appartenenza ad un popolo: sino al 31 marzo 2018 (ad eccezione di domenica 25) sarà visitabile nella Galleria Serio di Via G. Oberdan a Napoli la personale di Carmine Dello Ioio intitolata Frammenti di una città (s)velata, che racchiude le principali opere di un decennio di carriera.

L’artista, nativo di Gragnano ma abitante nel capoluogo partenopeo ormai da anni, vanta diverse partecipazioni a rassegne, locali e non, di arte contemporanea. Nei suoi quadri, plasmati in tecnica mista attraverso la sapiente combinazione di colori acrilici o a pastello, tele, cornici di legno e brandelli di stoffa riciclati, Dello Ioio propone vari scorci della sua Napoli: dai silenziosi e ripidi vicoli dei Quartieri Spagnoli, da cui è possibile spiare in lontananza il mare illuminato dal sole, alla folla che invade le vie del centro nelle giornate di pioggia.

Un monumento, in particolare, ricorre spesso nelle sue opere: «Si tratta della Galleria Umberto I – spiega Dello Ioio – Un edificio al quale sono molto legato per avervi lavorato nel recente cantiere di ristrutturazione proprio in qualità di restauratore. Attraverso le mie pennellate ho cercato di riprodurre non solo i tradizionali aspetti visivi ma anche quelli acustici, come la voce dei venditori ambulanti , il camminare svelto dei passanti o i clacson delle auto: pur nella loro peculiarità, anch’essi possono considerarsi parte della nostra identità partenopea!».

Nella poetica di Dello Ioio ogni elemento della realtà, anche quello in apparenza più insignificante, può essere fonte di ispirazione artistica: «Come base di riferimento per i miei quadri ho utilizzato spesso mie fotografie, come nel caso di una rappresentazione del Vesuvio visto all’ingresso dell’autostrada, o ancora semplici schizzi fatti da una collaboratrice speciale: mia figlia! Nel Pulcinella a via F. Rega – sottolinea l’artista – infatti, allo sfondo del campanile di una chiesa ho aggiunto un ritratto della nota maschera partenopea da lei disegnato su un semplice pezzettino di carta».

In questo esempio, così come in tutte le opere in esposizione, fantasia e realtà si fondono in un unico linguaggio che mira a consolare l’animo dello spettatore mediante il ricordo delle sue autentiche radici.