Raimondo Todaro: “Ivan Zazzaroni non è omofobo”

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Giovanni Ciacci e Raimondo Todaro durante la prima puntata del dance show televisivo in onda su Rai Uno "Ballando con le Stelle" condotto da Milly Carlucci © ANS
Giovanni Ciacci e Raimondo Todaro durante la prima puntata del dance show televisivo in onda su Rai Uno “Ballando con le Stelle” condotto da Milly Carlucci © ANSA

Sarete al corrente della querelle Zazzaroni-Todaro-Ciacci: andando con ordine e brevità, il giurato di “Ballando con le stelle” Ivan Zazzaroni si è rifiutato di dare un voto alla coppia Giovanni Ciacci-Raimondo Todaro in merito all’esibizione dei due ballerini l’altra sera su RAI 1, con un giudizio piuttosto netto da costargli l’etichetta di omofobo: “è esteticamente sbagliato votare in favore di una coppia di uomini che ballano”. Critiche a non finire sui social e bufera sul giurato di “Ballando con le stelle”. Il Giornale OFF, che è avanti, vi propone l’intervista a Raimondo Todaro a cura della coppia OFF (anche qui!) Maria Lucia Tangorra e Giuseppe Tiani Sciascia in merito al pasticciaccio brutto dell’altra sera. (Redazione)

Giuseppe Tiani Sciascia: La querelle con Ivan Zazzaroni ha incendiato la settimana sui social: si può parlare di incidente o è davvero omofobia?

Raimondo Todaro: Tengo a difendere Ivan Zazzaroni, che conosco bene da anni ormai e credo che ci sia stato davvero un grosso equivoco: lui non è per niente omofobo ed è stato frainteso. Ha sbagliato sicuramente l’esposizione e se davvero non voleva giudicare il ballo bastava dare il voto 0 e niente più. La pressione della diretta (e anche il nostro malumore, visto che facciamo davvero un gran lavoro per tutta la settimana) hanno contribuito ad aumentare la discussione

Giuseppe Tiani Sciascia: Ci sveli un segreto: sono nati amori anche quest’anno o coppie clandestine?

Raimondo Todaro: Ma certamente; e sono sotto gli occhi di tutti , anche perché è proprio la tipologia del programma che lo permette. Siamo chiusi nella stessa stanza per 6, 7 ore al giorno per tre mesi ed è normale che ci si conosca e ci si annusi…e poi la maggior parte dei balli sono talmente sexy che l’atmosfera si fa davvero hot!

Il grande pubblico ha conosciuto Raimondo Todaro quando, diciottenne, esordì a “Ballando con le stelle” in prime time su Rai Uno. Il ballerino da allora si è fatto sempre più conoscere e apprezzare anche per una freschezza e tenacia non scontate in questo ambiente. Abbiamo avuto modo di intervistarlo durante la conferenza stampa di presentazione dell’ultimo spettacolo a cui ha preso parte, “Con la testa e con il cuore si va ovunque”, tratto dall’omonimo testo di Giusy Versace, per la regia di Edoardo Sylos Labini.

Durante l’incontro hai sottolineato come non sia semplice trovare spettacoli che facciano ridere e commuovere contemporaneamente. Che valore ha, quindi, questo lavoro per te?

Avendo avuto un rapporto così stretto con Giusy, relazionandomi anche con tutta la famiglia, andare a rivivere tutta la sua storia a partire dal giorno dell’incidente, quindi la rinascita, è come se in un certo senso la vivessi in prima persona perché fa parte della mia vita e continuerà a esserci per sempre. Una conoscenza del genere ti cambia anche nel modo di approcciarti all’esistenza e di pensare alle cose pure nei momenti più difficili. Quando lei ha avuto l’idea di portar in scena questo lavoro, le ho detto immediatamente sì perché mi sentivo orgoglioso di essere nel cast e quasi in dovere per quanto riguarda l’aspetto legato alla danza per cui aveva bisogno di me.

Quanto ti sta arricchendo?

Tantissimo sia professionalmente che umanamente. Giusy un po’ ti cambia la vita se hai l’opportunità di relazionarti spesso. Quando c’è stata l’esperienza di “Ballando”, Milly Carlucci mi volle avvisare che avevano deciso di mettermi in coppia con lei e nei giorni antecedenti al primo incontro arrivai a pensare tantissime cose riflettendo anche sulle indicazioni più banali come «vai avanti col piede destro» e lì ti chiedi se si possa offendere o meno. Mi sono anche interrogato su come reagire nel caso in cui fosse caduta una gamba. Ti fai talmente tanti pensieri che poi, in realtà, quando la conosci, ti ritrovi subito a tuo agio, è la prima auto-ironica pronta a scherzarci su.

Se dovessi pensare anche al tuo percorso come spettatore, c’è stato uno spettacolo che ti ha segnato anche nell’ottica di “ridere e piangere”?

No, ho degli spettacoli a cui sono legato per vari motivi, in quanto hanno fatto parte di un periodo preciso della mia carriera, è come quando rimani affezionato a un film perché ti ricorda una persona o un istante. “Con la testa e con il cuore si va ovunque” è diverso. Mi capita di guardarlo dalle quinte e intravedo il pubblico che in alcuni punti piange e ride in altri e non mi è mai capitato di andare a teatro e provare questo mix di emozioni. Lo consiglio veramente anche per questo, oltre al fatto che è educativo, ti lascia qualcosa dentro.

Pensando all’esempio di “Ballando” che ha tolto dei filtri in merito alla danza, secondo te su cosa bisognerebbe toglierne ancora altri?

Insieme a “Ballando” aggiungo “Amici”, mia moglie lo fa (Francesca Tocca, nda) e quindi li seguiamo entrambi. In generale direi tutti quei talent che danno la possibilità ai giovani di mettersi in mostra. “Ballando” è stato il primo che si è occupato più del nostro stile di danza, dei balli da sala e di coppia, ha sicuramente aiutato a portare a casa, a tutti, un mondo meraviglioso qual è questo della danza, sconosciuto a molti. Mi ricordo che quando ero piccolino e i miei amici mi chiedevano cosa facessi, provare a spiegarglielo era come parlare arabo perché non sapevano di cosa si trattasse. Adesso è più semplice, basta aver visto una puntata per iniziare a farsi un’idea su quello che è il nostro lavoro. Credo che questi programmi abbiano aiutato sicuramente i giovani di sesso maschile, che hanno visto spesso la danza come qualcosa di lontano da loro, ad avvicinarsi.

Purtroppo questo “preconcetto” era legato anche a uno stereotipo…

Sì che spesso è connesso a un’ignoranza, se non hai dimestichezza con l’argomento, dai credito a quest’etichetta.

Si può dire anche che si era creato uno stereotipo legato all’identità sessuale e forse questo ha frenato alcuni nell’inseguire il desiderio di esser ballerini…

Sicuramente sì e le trasmissioni di questo tipo hanno aiutato anche in tal senso, allontanando alcuni preconcetti. Ho tantissimi amici omosessuali, persone fantastiche che fanno qualsiasi genere di mestiere. Oggi questo tabù è stato sfatato e per fortuna riescono a viversi la propria vita con estrema tranquillità alla luce del giorno. È stato bello quando hanno fatto outing giocatori di rugby e calcio, quindi sport che per la mentalità comune non verrebbero mai legati all’omosessualità e questo è sintomatico di come le etichette che diamo siano molto spesso sbagliate.raimondo-todaro2

Pensando al tuo percorso mi è sembrato molto importante che tu abbia voluto creare una scuola nel Sud e non nella grande metropoli…

Insieme a mio fratello gestiamo questa scuola (Sensei Sicilia a Miterbianco, nda). Molti nostri ragazzi hanno già vinto diversi campionati, vanno a rappresentare l’Italia ai campionati europei o mondiali e provengono tutti dal Sud. L’idea era proprio quella di dar loro le stesse possibilità di chi nasce e vive a Milano, Roma, Londra o New York. Io e mio fratello abbiamo dovuto lottare tanto per studiare all’estero e avere i migliori insegnanti, spendendo di più, ci sembrava giusto dare questo apporto e non ci siamo mai pentiti di questa scelta.

Quando ero bambino ho avuto l’occasione di vivere sul Lago di Garda perché i miei genitori erano emigrati per motivi di lavoro ed è stata una fortuna per me perché, a quel tempo, a livello di qualità nel settore danza, la Sicilia era cinquant’anni indietro.

Nel momento in cui abbiamo deciso di aprire la scuola abbiamo voluto ritrasferirci nella nostra terra d’origine per coltivare talenti.

C’è un episodio OFF che hai voglia di condividere coi nostri lettori

La mia vita è stata tutto un gioco, quasi capitato per caso. Nell’estate del 2005, ad esempio, ho fatto il provino con Milly presso il Teatro Vittorio Emanuele semplicemente per accompagnare mio fratello. Ero appena diciottenne e fosse stato per me non l’avrei mai fatto, forse perché non avrei mai pensato che mettessero un “poppante” nel programma più importante della Rai che, all’epoca, era anche abbinato alla Lotteria Italia. Mio fratello mi convinse dicendo: «trascorriamo una giornata diversa, incontri la Carlucci», per me è stata una gita. Da lì, a distanza di due mesi, mi sono ritrovato a ballare con Cristina Chiabotto, ho conosciuto tantissimi personaggi compreso Maradona ed è stato davvero emozionante essendo sempre stato un patito di calcio. Dopo che si è concluso il primo anno di “Ballando”, mi ha contattato per telefono Umberto Marino, regista di “Operazione pilota” con Massimo Ranieri, il quale mi voleva per trenta pose, tra l’altro si girava metà in Messico e metà a Roma e io non ci credevo. Quindi anche il mio primo film è arrivato per caso. È stata un’esperienza che mi è piaciuta particolarmente e quindi ho deciso di studiare dizione e impostazione vocale, la recitazione faceva già parte del mio background. Volevo prepararmi meglio nel caso ci fossero stati dei provini e il primo è stato per “Provaci ancora Prof.”, dove ho lavorato per otto mesi e sono stato anche protagonista di puntata. Subito dopo Rossella Izzo, la regista, mi segnalò alla sorella che stava realizzando “L’isola dei segreti”. Pian piano mi son ritrovato a realizzare sei fiction, a vincere gli Oscar della tv grazie a “Ballando”, il Telegatto con la Colò per “Alle falde del Kilimangiaro” o ancora “La febbre del Sabato Sera” diretto da Massimo Romeo Piparo.

Visti i valori che hai raccontato e anche i tuoi piedi per terra, come si fa a non illudere i ragazzi che vengono “catapultati” nel mondo del piccolo schermo?

Io credo che sia molto importante la famiglia, l’educazione che hai avuto, come ti hanno cresciuto. Quando mi presero per “Ballando” il mio obiettivo consisteva nel non uscire alla prima puntata, andando avanti capì che c’era la possibilità di vincere e quindi puntai a quello desiderando anche la riconferma per l’edizione successiva. Ritengo sia fondamentale guadagnarsi le cose passo dopo passo, senza crearsi troppe aspettative, avendo un piccolo traguardo come obiettivo, step by step perché altrimenti non duri tutti questi anni. Mi sono sempre detto: «prova quest’esperienza perché ti arricchisce la vita, se non sei portato non è un dramma». Non tutti sono portati per fare tv o fiction o teatro, non è una vergogna né bisogna sentirsi inferiori perché non ci si riesce.

Il mio lavoro era fare il ballerino professionista a livello agonistico e insegnare e ho sempre visto tutto il resto come qualcosa in più e in realtà poi è stato un crescendo

Hai vissuto l’agonismo come un sacrificio?

Assolutamente sì. Quando amici o allievi più piccoli mi dicono che son stato fortunato, io direi più che c’è lo zampino del destino tornando anche al provino per “Ballando” fatto per caso. A questo si aggiunge ciò che si è e l’impegno. Io ho cominciato con la danza a cinque anni, non ero ancora in prima elementare e col tempo ho constatato che il lavoro paga. Mi ricordo che a dieci anni mi allenavo quattro ore al giorno, ho sempre studiato per prendere il sei a scuola perché per me la priorità era lo sport. Imparavo l’inglese poiché sapevo che mi sarebbe servito per seguire le lezioni coi professionisti, insomma era tutto legato e in funzione del ballo. Le prime fidanzatine e gli amici appartenevano all’ambiente della danza. La vita era quello, ballare, per me era come dover mangiare o far la doccia per cui era impossibile vedere la mia esistenza senza ballo. Quando mi chiedono qual è la chiave del successo, dico che è seminare coltivando con_giusy_versacele attitudini e impegnandosi, diventando bravo, si arriva.

Nessun rimpianto?

No, nessun rimpianto. Se tornassi indietro non farei niente di quello che ho fatto per cercare di capire come sarebbe stata una vita diversa, senza fare quello che ho realizzato; ma oggi non ho alcun rimpianto perché mi reputo una persona felice. Se sei felice non devi avere rimpianti. Faccio il lavoro che mi piace, pagherei per fare ciò che faccio e, invece, mi retribuiscono, ho una moglie meravigliosa, siamo realizzati professionalmente, abbiamo una figlia pazzesca, i miei ragazzi della scuola di ballo mi rendono orgoglioso e ho girato il mondo grazie a questo lavoro per cui non posso avere rimpianti.

Quali sono i prossimi progetti in cui sarai impegnato?

Riprenderemo con mia moglie “Il Grande Gershwin”, ma non è semplice incastrare coi rispettivi impegni televisivi. Continueremo a portare in giro “Con la testa e con il cuore si va ovunque” (sarà in scena dal 17 al 19 ottobre a Roma al Teatro Golden e successivamente toccherà le piazze di Bologna e Firenze, nda). In primavera ripartirà la tournée di “Ballando on the road” e sto lavorando a un altro progetto teatrale. Per quanto riguarda le fiction, l’ultimo provino che ho fatto è stato per “Squadra antimafia 6” e da allora non sono riuscito a sostenerne altri.