La vera fine di Salvatore Giuliano

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Salvatore Giuliano, frame del film di Francesco Rosi – 1962 – WikimediaCommons

Io così sacciu la storia e accussì la racconto”. Così inizia il racconto di Giacomo Bommarito, la vedetta di Salvatore Giuliano, u picciutteddu, nel libro intervista Io c’ero, di Valentina Gebbia e Nunzio Giangrande, edito da Dario Flaccovio editore.

Una lunghissima intervista, fatta a più riprese, in cui l’ultraottantenne racconta, dopo un silenzio durato settanta anni, la Sua storia su una delle figure più note e controverse della storia italiana e internazionale, quella del bandito Salvatore Giuliano.

Qual è la verità sul suo conto e sulla sua morte? Attraverso questo libro si ridisegna il profilo di un personaggio raccontato in oltre quaranta libri, film e personaggio di primo piano nei testi storici e nei saggi dal secondo dopoguerra in poi.

Eppure la vicenda di Salvatore Giuliano si svolse in un arco temporale di soli sette anni, dal 1943 al 1950, anno della sua presunta morte. Tanti i misteri che ruotano attorno alla sua figura: Turiddu, come lo chiamavano i suoi, era al tempo stesso uomo amato dalla sua terra e bandito terribile di cui persino i servizi segreti internazionali si occuparono. Nel secondo dopoguerra la Sicilia deteneva il deprimente primato nazionale di uccisioni, rapine, sequestri ed estorsioni e  le Forze dell’Ordine, anche per i tristi trascorsi siciliani, spesso erano “strumento di oppressione e soprusi ai servizi del signore più forte”. Montelepre era un piccolo paesino su un colle nella Sicilia occidentale e aveva sempre covato il seme della ribellione e dell’insofferenza al potere, imposto con la forza, sin dai tempi della carboneria mazziniana. la seconda guerra mondiale aveva lasciato tanta miseria e le elezioni italiane del giugno 1946 avevano messo la DC con il governo De Gasperi alla guida del paese: ovunque in Sicilia serpeggiava il malcontento della popolazione, affamata e senza lavoro, che si fece sentire da più parti, il contrabbando diviene  un’alternativa di sopravvivenza, così inizia la storia di Salvatore Giuliano.

Giacomo Bommarito nella sua testimonianza ripercorre passo dopo passo la vita di un uomo fuorilegge, protetto da tutti, restituendo una verità scomoda con dovizia di particolari e dettagli. Nei capitoli che si susseguono vengono riportati numerosi momenti di quei sette anni di latitanza: dall’intervista di Mike Stern, che intervistò Giuliano nel suo rifugio sui monti di Montelepre,  immortalati in una fotografia riportata nel libro fino all’incontro con la giornalista/spia svedese Maria Cyliakus con la quale era nata una relazione.

E ancora gli incontri con il colonnello americano Charles Poletti insieme al  Principe Raimondo Lanza di Trabia: una narrazione fitta e intrinseca, dal linguaggio semplice, in cui si vuole fare luce su molti angoli bui, compreso quello del famoso diario in cui il bandito annotava qualunque cosa e che fu la sua condanna a morte.

Un racconto, quello riportato dai due autori, che mostra una versione molto diversa da quella ufficiale, ma che trova affinità con i ricordi degli anziani: tanti i dettagli che trovano riscontro con la storia e che destano numerosi interrogativi ai quali ancora nessuno sa o vuole rispondere, come quello sulla strage di Portella della Ginestra:- “ Ero la vedetta di Salvatore Giuliano, andavo a prendere il pane, gli portavo le sigarette e Giuliano non ha mai sparato a Portella della Ginestra. L’ho visto Giuliano a Portella, l’ho visto quando è andato e l’ho visto quando è tornato, lui  era un bandito, non era cattivo, se aveva un pezzo di pane lo dava a chi aveva più fame di lui”. Secondo quanto dice l’uomo la strage venne ordinata dalla mafia e dalla politica di allora –“per mettere il popolo siciliano contro Giuliano, la mafia doveva consegnare alla giustizia Giuliano morto perché sapeva troppe cose”.

Come è possibile che Salvatore Giuliano avesse ordinato la strage di Portella della Ginestra? Come avrebbe potuto sparare contro amici, parenti, quegli stessi che lui aiutava?

Nel 2016 si sarebbe dovuta attuare la desecretazione degli atti relativi alla strage di Portella ma ad oggi siamo ancora in attesa.  Accanto a Salvatore Giuliano gravitavano pezzi della mafia, dello Stato e dei servizi segreti: qual è la verità sul suo conto e sulla sua morte? Tanti gli interrogativi che non trovano risposta come quello che  ruota attorno alla morte del bandito ed ecco che il testimone racconta di un appuntamento a Borgetto al quale Turiddu  si presentò vestito in abiti eleganti il 6 luglio del 1950 ma la  morte di Giuliano risalirebbe al 5 luglio 1950 e le foto mostrano una scena che è molto lontana simile a una scenografia. Il corpo ritrovato era davvero il suo? L’Europeo, nel 1950 titolava  ‘Di sicuro, c’è solo che è morto’, eppure neanche questa è mai stata una certezza.

2 Commenti

  1. mio padre fu mandato a montelepre , con l’esercito era militare , tutti sapevano che la strage di Portella della ginestra non era opera di giugliano e sapevamo anche il mandante un certo Scelba

  2. Questa e’ la storia di tutta l’Italia, fino ad oggi. Tutte le stragi e le porcherie stragiste (dai treni a Piazza fontana alle BR) , alle scelte politiche, bancarie, amministrative, sono sotto controllo dei servizi segreti, dei massoni ( P2 docet ), dei mafiosi, dei gruppi politici e anche gruppi bancari.( vedesi suicidi ma in realta’ omicidi). La base si concretizza con 2 sole cose POTERE e DENARO, altro non c’e’. In molti campi c’e’ una specie di SPECTRE alla James Bond. In pratica tutto cio’ che fu rigettato da Cristo portato sul Tempio dopo 40 giorni di digiuno, mezza umanita’ da sempre ha invece fatto suo dio. Mezza umanita’ soffre a causa loro, ma credono di essere furbi ma sono stolti perche dimenticano che dovrenno morire e se c’e’ un Dio, anche se vivono come se non esistesse, ne risponderanno. Poi sara’ da divertirsi, sul serio e per l’eternita’.

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