Carla Maria Maggi, la pittrice tenuta nascosta dalla “crème” lombarda

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carla maria maggi il Giornale OFF
Carla Maria Maggi, La prova, 1936 Olio su tela, 100 x 75 cm

Strano destino quello della pittrice Carla Maria Maggi (Milano 1913-2004). Aveva cominciato a dipingere a quattordici anni. Apparteneva a una famiglia della facoltosa borghesia milanese, che vantava tra gli avi l’architetto Giuseppe Piermarini e lo scrittore Carlo Maria Maggi. Giovanissima aveva convinto il padre a mandarla nello studio del pittore Giuseppe Palanti e all’Accademia di Brera.

Era davvero brava. A poco più di vent’anni, nel 1934, dipinge La Sigaretta, una donna sensuale e fatale, la bocca rossa, lo sguardo intenso, la mano abbandonata con la sigaretta accesa. Una tela audace per i tempi, esposta in quell’anno alla Permanente di Milano con successo.

Un paio d’anni dopo, nel 1936, La prova, una ballerina androgina, snella e nuda, davanti allo specchio in un elegante boudoir. Tacchi alti da ballo, il sapore di una notte d’amore, la donna si drappeggia i fianchi con il gonnellino di pizzo. L’affascinante dipinto gareggia con i nudi francesi impressionisti e della Belle époque.

Da quel momento la Maggi affronta diversi soggetti, ritratti soprattutto, ma anche figure intere, donne alla toilette, autoritratti. Forme lievi e scintillanti di luce, tocchi originali, come il suo stile. 

Tutto parla di una futura brillante carriera. Invece, che succede? Il matrimonio con un industriale milanese, contrario al fatto che la moglie, signora della crème lombarda e fresca di parto, si cimenti in temi arditi in una professione allora considerata vile e rivoluzionaria, blocca il percorso iniziato.

La pittrice, vittima del pregiudizio ancora imperante negli anni Quaranta, si arrende. Priva della grinta di tante artiste, che l’avevano preceduta lottando per il proprio destino, ritira tutto in soffitta nella casa di campagna di Cuvio sul Lago Maggiore. Pennelli, tavolozza, cavalletto, un bel corpus di dipinti e disegni viene dimenticato.

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Carla Maria Maggi, La Sigaretta, 1934 , olio su tela , 80×59 cm , Collezione Privata

Ma un giorno del 1997 l’ignaro figlio Vittorio, imprenditore tessile, li ritrova casualmente. È una scoperta per lui, e per la madre ottantaquattrenne una inimmaginata riscoperta: “Sì, è vero, dipingevo un po’…amavo l’arte, ma è passato così tanto tempo”.

Riemergeva una pittrice chiarista, termine inventato nel 1935 dal critico Leonardo Borgese per alcuni giovani pittori lombardi che lavoravano su tinte chiare e luminose, sulla scia del postimpressionismo e della Scuola di Parigi.

Nel 2005, un anno dopo la morte della Maggi, il National Museum of Women in the Arts di Washington, su iniziativa del figlio, allestisce una importante retrospettiva. Seguiranno cataloghi e monografie in Italia e una mostra a Palazzo Reale di Milano nel 2010 (“Carla Maria Maggi e il ritratto a Milano negli anni trenta”). Una favola a lieto fine e un risarcimento postumo.