Ci mancavano anche le quote rosa per le “Barbie-Artiste”

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Quando un’artista, una pittrice, arriva ad assurgere al rango di icona pop come la sin troppo sopravvalutata Frida Kahlo, è facile che questa diventi anche oggetto del merchandising. Infatti così è per l’ipertricotica Frida (insieme con altre donne famose, come l’aviatrice Amelia Earhart), bandiera delle femministe più agguerrite, recentemente trasformata in una Barbie dalla ditta produttrice la famosa bambola.

In effetti, se questo da un lato ci dà la misura dell’importanza assunta ormai nel campo della comunicazione, dell’Arte e soprattutto delle artiste, al tempo stesso mi porta ad esprimere alcune perplessità. Frida Kahlo piace a tanti, a troppi secondo me, in maniera sproporzionata e ingiustificata, ma questo è e quindi ne va tenuto conto di là dai gusti personali: allora, perché non promuovere attraverso questa “moda” la conoscenza di altre pittrici?

Tamara de Lempicka, portrait photograph by Dora Kallmus of d'Ora Studio, Paris, 1929, [Public domain], via Wikimedia Commons ilGiornaleOFF
Tamara de Lempicka, portrait photograph by Dora Kallmus of d’Ora Studio, Paris, 1929, [Public domain], via Wikimedia Commons

Insomma: perché non creare una Barbie con le sembianze di Berthe Morisot, che ebbe una vita affascinante al fianco di Manet e degli Impressionisti?

O una con i vestiti cinquecenteschi di Sofonisba Anguissola?

O ancora: un’altra con le fattezze di Artemisia Gentilischi? Tanto più quest’ultima – forse – farebbe felici le suffragette femministe più colte e irascibili, essendo stata la protagonista del suo triste stupro da parte del pittore Agostino Tassi.

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Insomma l’imbarazzo della scelta sarebbe tanta, ci vedrei bene una sofisticata bambola déco di Tamara de Lempicka, così ammirata da D’Annunzio, o la settecentesca veneziana Rosalba Carriera, sino alla fiammante rossa Elizabeth Siddal, musa e amante di Dante Gabriel Rossetti, tragicamente morta per un eccesso di laudano; per giungere a Benedetta Cappa Marinetti o ad Olga Biglieri e a tante altre pittrici spesso ignorate dal grande pubblico e talvolta anche dalla critica specialistica.

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Certo Frida Kahlo è come la Campbell Soup di Andy Warhol: è facile al gusto, colorata, ha una vita nella quale l’immaginario postmoderno trova immediata identificazione, mentre le altre più nobili e antiche pittrici, si stagliano sul tappeto della Storia dell’arte in maniera più aristocratica. Ma sappiamo anche che ben poche bambine giocheranno con queste bambole, che vengono “ad arte” concepite per un pubblico di collezionisti.

Amelia Earhart ilGiornaleOFF
Amelia Earhart

Quindi assistiamo ancora una volta a un’operazione di riduzione in campo artistico, di oblio voluto da una parte di “creativi” e responsabili marketing che spingono su personaggi oggi di facile impatto collettivo preferendo glissare su altri. È ancora una volta una forma di “razzismo” al contrario, una “quota rosa” che vale per alcune e non per altre e che non fa onore alla magnificenza, anche artistica, dell’universo femminile nel quale splendono vere stelle di prima grandezza anche come straordinarie pittrici.