Pop acustico e niente computer per l’album “live in garage” di Edoardo Chiesa

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ilGiornaleoff Chiese ai suoi genitori di poter imparare a suonare la chitarra già alle elementari. «Da bambino ero un figlio unico con molta fantasia e con una lingua tanto lunga da riuscire a parlare anche con il muro. E tra le fantasie di quel bambino la musica c’era, ovviamente» dice Edoardo Chiesa. Classe 1985, nato a Savona, Edoardo ha debuttato con Canzoni sull’alternativa, otto brani contro la banalità del male nella musica che gli hanno permesso di girare la penisola in lungo e in largo con un tour di un centinaio di date, gli hanno fatto aprire gli eventi di Francesco Tricarico e di Egle Sommacal e di essere selezionato tra le migliori 50 opere prime in gara per il premio Tenco 2015.

«È stata una sorpresa e soprattutto mi ha confermato che stavo andando nella direzione giusta», dice a proposito di questo riconoscimento. Una direzione che dopo due anni dal fortunato esordio l’ha portato a pubblicare Le nuvole si spostano comunque (Dreamingorilla Rec / L’Alienogatto), dieci canzoni di cantautorato pop interamente acustico, chitarra-voce, basso, batteria e nient’altro.

«È un album concepito in maniera differente rispetto al primo, dove alcuni brani erano frutto di un’idea musicale; qui sono venute prima le canzoni, poi gli arrangiamenti, che ho voluto lasciare essenziali proprio per dare risalto alla sostanza della scrittura. Non ho utilizzato il computer o il programmatore come per il primo disco, ho arrangiato le canzoni insieme a Damiano Ferrando e ad Andrea Carattino alla vecchia maniera in garage, e allo stesso modo lo abbiamo registrato, in presa diretta, suonandolo assieme».

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Sono diverse le sfumature che si colgono nel sound di Chiesa, frutto delle molteplici influenze, dal repertorio di Bennato ascoltato nelle domeniche mattina al punk, il metal e il folk, fino a quelle che definisce le «vere folgorazioni da brividi», avute con i the Beatles, Dylan, Ivano Fossati e Jimi Hendrix.

Non ricorda bene la prima canzone scritta: «Probabilmente era punk e invitava alla protesta e alla rivolta verso i potenti, con cui ero certo di poter cambiare il mondo».

Non dimentica, invece, il primo live: «Con una band, ero terrorizzato». Quello di Edoardo è un linguaggio rubato al quotidiano, da cui trae ispirazione: «Mi colpisce tutto ciò che genera una reazione, positiva o negativa» spiega il cantautore ligure, che è consapevole di aver raggiunto una certa maturità: «Sicuramente rispetto all’inizio riesco a controllare meglio la direzione che prende una canzone e a portarla dove voglio, mentre in passato mi capitava spesso che fosse la canzone a guardarmi».

Concentrato sul tour («Cercherò di portare questi nuovi brani a più orecchie possibili») e già al lavoro su materiale inedito, il songwriter riflette: «La situazione musicale generale è in difficoltà e in qualsiasi campo lavorare bene non è facile. Per fortuna l’amore e la passione rendono ciechi e non fanno avvertire le difficoltà come tali, ma come sfide da superare».