Quel bullismo linguistico chiamato fake news

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fake-or-real“La calunnia è un venticello”, recitava cantando l’Italia elegante dei Teatri d’Opera. E, sorridendo, castigava il malcostume delle serve d’ogni ceto sociale. La maldicenza, del resto,  non ha mai conosciuto muri, né pareti. Viaggia da millenni di bocca in bocca, seminando, codarda, veleni fra le genti. Dolori. Spesso, morti. Una sorta di bullismo trasversale a tutte le età, che non si arresta se non davanti al corpo morto, fisico o morale che sia. Nel tempo della bocca virtuale, anche il pettegolezzo, la malignità, ha perso corpo e si è trasformata in post, link, tweet. Il lirico venticello, oggi, si chiama volgarmente #fake news. Notizia falsa. Menzogna. Uccide come una lama, ma con la rapidità di un proiettile. Parte e arriva prima che se ne possa avvertire il fetore. A crearla, a propagarla, c’è un Chiunque qualsiasi. Un/a annoiato/a, un/a frustrato/a, un/a vinto/a. Un* maledett* quaquaraquà. Uno dei nuovi padroni della piazza senza cantoni; di quello strano, mortalmente vivo mondo dei social network, nel quale tutto è concesso senza esclusioni di colpi. Dove tutto sembra vero. Anche la Verità. Sembra. A turno, come in un’infernale roulette russa, ci incappiamo tutti. Ognuno di noi, almeno una volta, ha dovuto giustificare un battito di ciglia, un sospiro, un lamento. Ha dovuto combattere, sperando nella vittoria, la battaglia contro la fantasia marcia di un signor ics a caso. Magari, l’ha pure spuntata. Ma quel maledetto dubbio, quella cicatrice, eccome se sono rimasti…