Una prima certezza: l’Italia è identitaria e anti establishment

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Al di là della confusione generata dallo scenario politico strutturato su tre poli e da una legge elettorale più attenta a garantire la rappresentatività che la governabilità, una certezza l’esito del voto del 4 marzo ce la offre: gli Italiani hanno votato in massa per le forze anti-establishment, punendo quelle formazioni politiche inquadrabili in ciò che potremmo definire il “Partito Unico del Politicamente Corretto”.

Se sommiamo, infatti, i voti della Lega e del Movimento 5 Stelle (e per certi aspetti anche quelli di una parte di Forza Italia) questo sentimento di insofferenza nei confronti delle forze politiche che hanno governato l’Italia negli ultimi cinque anni, riguarda oltre la maggioranza assoluta degli italiani.

Anche il sorpasso di Salvini nei confronti degli Azzurri offre un ulteriore dato che non va sottovalutato: gli elettori hanno premiato indubbiamente il messaggio fortemente identitario della nuova Lega, confermando che puntare senza timidezza sul tema dell’identità e dunque su di una cultura fortemente radicata nella storia e nelle tradizioni del nostro popolo, è la cifra che dovrà contraddistinguere il centrodestra del futuro, se esso vorrà essere vincente.

Infatti, ciò che è mancato al centrodestra per sbancare ed assicurarsi una maggioranza completa ed essere autosufficiente nella formazione del governo è stato il voto del Sud.

Nel Mezzogiorno l’insofferenza della gente rispetto alle disastrose politiche della sinistra e all’inefficacia della sua azione rispetto alle due principali crisi del momento, quella economica e quella migratoria, non ha trovato nulla di meglio che sfogarsi nel “populismo nichilista” dei grillini.

Era oggettivamente difficile sotto il Liri-Garigliano sperare che il messaggio salviniano potesse ottenere i medesimi riscontri conseguiti al Nord.

Eppure lo straordinario successo dei Cinque Stelle, che ha assunto dimensioni decisamente superiori alle previsioni, soprattutto in Regioni chiave come la Campania e la Sicilia, non è derubricabile esclusivamente come il rigurgito di un’atavica voglia di assistenzialismo propria di quei territori, esaltata dalla proposta di Luigi Di Maio del “Reddito di cittadinanza”.

Esiste, al contrario, un’Italia profonda, che potremmo definire “trumpiana” nelle sue aspirazioni, che è stufa del primato della finanza sull’economia reale, così come delle imposizioni di Bruxelles, della mancanza di sicurezza, della caotica e mal gestita invasione dei migranti.

Ad essa, nel Meridione, il centrodestra non ha saputo o potuto offrire un’offerta politica credibile quanto quella presentata al Nord. Porre rimedio a questo problema è un’esigenza non più rinviabile, perché se Milano è la capitale economica e Roma il centro istituzionale, sono Napoli e il Sud che hanno sempre deciso, storicamente parlando, le sorti elettorali di questo paese.

3 Commenti

  1. L’ Italia si dividerà in tre Stati: Nord, Centro, e Sud. Il Nord, secolarmente tendente a guardare oltralpe e a creare mercato con le proprie risorse. Il Centro secolarmente basato su astuzia e furberia e sfruttamento di posizione del Vaticano e del suo potere temporale. Il Sud vivente di pesca e agricoltura e pastorizia da secoli. Oggi, il primo, industriale e a livello mondiale di scambi e rapporti e pure sviluppato turisticamente e con prodotti agricoli d’eccellenza; il secondo oggi con musei mondiali e grande affluenza turistica nonché luogo di giubilei e feste tutto l’anno (i più noti artisti e saltimbanchi vengono poi proprio dal centro Italia); il Sud con la mafia e la camorra e che altro, la pesca in grande stile, il turismo e i musei, la campagna da sfruttare capillarmente e valorizzare, il secolare genio imbroglione e furfantesco applicato all’estero come dote naturale, la fabbrica di politicanti da asporto e veri geni del fancazzismo e dello scilinguagnolo capace di attrarre turisti da tutto il mondo. Proprio questa divisione, che sarà poi definitiva, (i Sardi se li tengano quelli del Centro Italia) renderà l’Italia come altro non può e non poteva essere: tre diverse entità storiche e culturali anche se con la stessa lingua come un mantello erede della cultura classica dimenticata dal tipico uomo “italianazzo del cazzo”, ove ciascuno farà e creerà secondo il proprio avito genio. E ciascuno coi suo patrii Penati e Antenati.

  2. ..il SUD si rifugia nei grillini,nell'”assistenzialismo”,nella “decrescita felice”,nell’utopia “etnico-multiculturale”,contro questo,contro quello,pilastri di un “programma”(?) pilotato da 40-50.000 “cliccatori” di professione,che sperano di trovarsi una “collocazione” politica,sostanzialmente ricalcando,riproponendo la solita vecchia medicina(comunista),con una nuova etichetta multicolore….Il SUD,non ha ancora capito,che senza il NORD,non va da nessuna parte!!!L'”assistenzialismo” diffuso,non può reggere,se non si lavora tutti,se il costo dei servizi non è uguale,se i flussi fiscali(a livello di un vero salasso continuo..) continuano ad avere una stessa direzione.Certo da Bologna in su,votano 27 milioni di Italiani,e da Bologna in giù 33 milioni….Forse è ora che ciascuno decida in casa propria,per il proprio futuro!!!!

  3. Diciamo pure che molti elettori delle due sinistre hanno votato consapevolmente i 5 stelle sapendo che se avessero votato pd o leu avrebbero favorito Salvini, alla fine il collegio uninominale ha costretto a focalizzare i voti sui contendenti che avevano più probabilità di vincere facendo scegliere quello meno inviso.
    Avendo furbescamente impedito il voto disgiunto non possiamo sapere come sarebbero andate le cose sul proporzionale che probabilmente avrebbe riflesso più fedelmente le intenzioni degli elettori.

    In ogni caso non definirei il populismo dei 5 stelle nichilista, perché per analogìa allora dovrei definire quello di Salvini un populismo fascista.

    non sono fascisti Salvini e la Lega (almeno gran parte dei suoi elettori), non sono nichilisti i 5 stelle. Cercare di svilire le idee altrui ritenendole vuote non è esattamente il miglior modo di analizzare il voto del 4 marzo ma soprattutto non è il miglior modo per iniziare una convivenza forzata che potrebbe anche durare 5 anni (a mio avviso sempre su schieramenti opposti).

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