“L’ombra delle muciare”: una riflessione sulla memoria

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1024px-Barca,_in_primo_piano,_dell'antica_Tonnara_di_Bonagia_(TP)_e_Monte_Cofano By Giuseppe Ferrante (Own work) [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons
Ph. Giuseppe Ferrante (Own work) [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons
1024px-Barca,_in_primo_piano,_dell'antica_Tonnara_di_Bonagia_(TP)_e_Monte_Cofano By Giuseppe Ferrante (Own work) [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons
Ph. Giuseppe Ferrante (Own work) [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

“Cosa siamo, privati della nostra memoria? La nostra vita non è forse una collezione di ricordi, a volte finanche banali?” E’ con questi interrogativi in tasca che Marcello Mazzarella, attore siciliano sulla scena da più di un quarto di secolo, ha iniziato a scrivere la sceneggiatura di All’ombra delle muciare.

Un’opera che affronta il tema della memoria e della sua perdita sia come dramma individuale – l’Alzheimer di cui soffre il padre di Roberto, il protagonista (interpretato dallo stesso Mazzarella), alienato, privato della sua storia – sia come dramma sociale, quello della sua terra, che, nonostante le glorie del passato, oggi è sinonimo di mafia e malaffare.

Il cortometraggio è il racconto di una famiglia del trapanese, proprietaria di una tonnara. Roberto, logorato dalla malattia del padre, vuole venderla, quasi a voler cancellare quanto resta del genitore, insieme ad un passato che credeva oramai morto e sepolto, un passato considerato come un intralcio al progresso.

Un giorno, sulla spinta di una cantilena fatta di parole senza senso ripetute ossessivamente dall’anziano padre, riaffiorano nella mente di Roberto taluni ricordi – orami sepolti – che confida ad un Padre dallo sguardo assente, ma forse non troppo: “la dura lotta”, “i sacrifici”, degli uomini a difesa della Tonnara dallo squalo di turno alla ricerca di un banchetto facile, rappresentato dai tonni oramai in trappola. E sono proprio questi ricordi che lo convincono a cambiare idea, a riavvicinarsi a suo padre, a riportarlo laddove sono le sue radici, dove giace la sua storia, ad un passato che si credeva (voleva essere) dimenticato.

L’opera di Mazzarella tocca corde profonde, commuove senza alcun pietismo. Un prodotto low budget, realizzato con “mezzi di fortuna”, ma che si distingue per la sua grande qualità, a partire da una straordinaria fotografia. Il corto si apre e si chiude con le “muciare” – le barche usate per la pesca del tonno – con un messaggio importante che sembra voler dire che non vi può essere un presente (futuro) che prescinda dal passato.