“Artrooms Fairs”, quando un hotel diventa una galleria d’arte contemporanea

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Camere d’albergo trasformate in visionarie stanze d’artista. Per sognare ad occhi aperti attraverso l’arte contemporanea e, addirittura, dialogare con i quadri. Accade a Roma, dove nel lusso dell’hotel The Church Palace arriva la fiera Artrooms Fairs, che da Londra si trasferisce nella Capitale dal 2 fino al 4 marzo.

L’idea è quella di mettere a disposizione gratuitamente spazi espositivi per i creativi indipendenti, italiani e internazionali, che potranno esporre le proprie opere in un singolare percorso d’arte. Sculture, installazioni, video, ma anche la magia tecnologica degli ologrammi nel progetto curato da Cristina Cellini Antonini, Francesco Fanelli e Chiara Canal che hanno selezionato con un comitato ad hoc più di 80 artisti, alcuni dei quali special guest per un totale di 100, sulle oltre 1700 domande di partecipazione ricevute.

«In questi pochi anni, abbiamo cercato di trasformare questa meraviglia architettonica in una confusione artistica. Uso il termine confusione perché in tale direzione abbiamo sognato, lavorato e creato la nostra visione del bello e dell’accoglienza», sostiene Pietro di Pierri, ceo di The Church Resort.

Tre le sezioni principali dell’esposizione: Rooms, Video Art e Sculpture Park, cui si aggiungono special event, interviste e la telepresenza olografica di Studio Tangram in una versione “ready to wear” e interattiva del teatro IceMagic con la partecipazione di Sara Maya. Poi la performance Una voce dai colori di Patrizia Montedoro e Street Workout, le installazioni La Città dell’Anima, graffito di Mauro Pallotta in arte Maupal, la visione prospettica della Città Eterna e di San Pietro nell’arte dell’eclettico Paolo Franzoso e Solid di Alice Padovani che sarà presentata, inoltre, alla Rinascente di via del Tritone.

La fotografia è rappresentata, tra colore e scatti in bianco e nero, da Gianmaria De Luca, Paola Ruvioli, Paolo Repetto, Ernesto Galore e Barbara Salvucci. Accanto al progetto di Marika Ricchi Giù i piedi dal letto anche i lavori della pluripremiata Antonella Scaglione. Sempre nella sezione Room, a dare voce creativa alla bandiera italiana, Elisa Cantarelli con il progetto Dotting e Sabina D’Angelosante.

L’area video, curata dal regista Gianfranco Valleriani, è un collage ottico tra passato e futuro fatto di rimandi onirici che attingono alla memoria individuale e collettiva in cui ad esempio il tema corpo, che si fa anima nella poesia svelandone non solo gioia ma anche sofferenza e atrocità, ricostruisce le identità personali: «un quadro suggestivo dal punto di vista della narrazione visiva sul piano del linguaggio espressivo e delle tecniche usate. Nella ripresa e nella fotografia, nell’uso di applicazioni di montaggio, nelle tecniche grafiche e nei programmi di animazione, oltre che nei filtri e nelle alterazioni di colore per trattare tematiche di ispirazione più intima o sociali».