La fiaba, tu chiamalo inconscio collettivo se vuoi

0
50
Frame del film Into the Woods (USA • 2015)
Frame del film Into the Woods (USA • 2015)

la-pelle-nelle-fiabe-214x300La televisione cattura la mente ma non la libera. Un buon libro stimola e insieme libera la mente”. Bruno Bettelheim, psicologo  fra i primi a “sdoganare” la fiaba dalla “riserva”  dei resoconti popolari, ci ha insegnato che questo genere narrativo “corrisponde” in qualche maniera ideale alla mente del bambino (che, a dispetto del passare dei secoli, non cambia mai) La fiaba,  tu chiamalo archetipo se vuoi: tutt’altro che un prodotto letterario “minore”, equiparabile invece a un’allegoria, o a un codice onirico -non per niente le ricerche di Bettelheim furoreggiarono in ambito psicanalitico. E allora, cosa meglio di un buon libro per preservare (o rinnovare, siamo grandicelli)  quella nostra risorsa vitale per eccellenza che è  la creatività? La pelle e le sue magie nel regno delle fiabe (UNIC, 2011, 157 pagine, euro 16), pensato specialmente per i bambini delle scuole italiane, è un libretto che espone le più note fiabe (dei fratelli Grimm, di Jean La Fontaine, di Rudyard Kipling) con soggetto principale la pelle. Il genere   però non vi faccia considerare esentati dalla lettura solo perché siete âgée rispetto ai destinatati: scoprirete infatti che la produzione del cuoio è un’attività ancestrale quanto l’inconscio, come si evince dall’introduzione al libro dove si espone la storia di quell’arte conciaria che, dal Paleolitico e dalle popolazioni di Sumeri, Assiri, Babilonesi, Egizi e Greci (ne parlò Omero nell’Iliade), si diffuse in Europa col Medioevo fino all’età Moderna, quando secondo il buon vecchio Marx nacque la produzione capitalistica –e secondo gli epigoni  la mistificazione del potere rivoluzionario dell’inconscio. Con buona pace della fiaba? No, perché avere una mente libera non è questione di…pelle.