Mecenatismo e detassazione, così si difende la Cultura

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Jonas Saalbach @ Pearls & Sencha (Kater Blau 2017)
Jonas Saalbach @ Pearls & Sencha (Kater Blau 2017)
Jonas Saalbach @ Pearls & Sencha (Kater Blau 2017)
Jonas Saalbach @ Pearls & Sencha (Kater Blau 2017)

Il verbo si dovrebbe declinare in tutte le attività del Paese. Per la difesa del patrimonio culturale e artistico ha un valore in più. Detassare – e più in generale mitigare la pretesa fiscale che in Italia raggiunge livelli notoriamente oppressivi – significa stimolare la società a favorire il bene comune e, nel campo artistico e culturali, significa orientare energie e risorse verso la bellezza e l’armonia . Detassare vuol dire porre le premesse  di un nuovo mecenatismo, da intendersi come la più l’applicazione più alta della sussidiarietà in campo estetico. Mecenatismo come espressione di un’autentica pedagogia civile di cui la società (all’interno della quale la volgarità e il disordine tendono a tracimare) ha disperatamente bisogno. L’arte è il bene pubblico per eccellenza e necessita, più di altre cose, di partecipazione attiva da parte della comunità. L’arte è gesto esemplare e si sublima ulteriormente grazie all’azione esemplare di chi se ne rende committente.

Gli ultimi governi hanno sventolato il successo dell’Art Bonus: un piccolo segnale sulla strada che da sempre invitiamo a percorrere. Ma si è trattato di un atto timido: in tre anni sono stati raccolti solo 200 milioni da circa 6300 mecenati (prevalentemente fondazioni bancarie) che in media hanno stanziato 10mila euro all’anno. Troppo poco. Abbiamo bisogno di interventi più sistemici, non solo delle pur utili tax expenditures. Ciò potrà accadere solo il sistema fiscale italiano, nel suo complesso, sarà radicalmente ripensato. La Flat Tax è una delle soluzioni possibili proprio perché – tra le molte implicazioni che sottende – ha anche il merito di rifondare il senso stesso del rapporto fiscale tra cittadino e sistema pubblico.  Se le regole del contratto sociale sono tali da non ottundere le capacità economiche dell’individuo, questi si troverà nella condizione di poter orientare le proprie scelte verso obiettivi di crescita morale della società in cui vive. 

Heinrich Füger,(1751–1818), Leopoldo II d'Asburgo-Lorena, olio su tela, 1790 ca, 111 × 88 cm, National Gallery, Praga [Public domain], via Wikimedia Commons
Heinrich Füger,(1751–1818), Leopoldo II d’Asburgo-Lorena, olio su tela, 1790 ca, 111 × 88 cm, National Gallery, Praga [Public domain], via Wikimedia Commons

Ragionò in questi termini Pietro Leopoldo di Asburgo Lorena quando alla fine del ‘700 eliminò il coacervo di tasse e balzelli che regolavano la vita del contribuente nel Granducato di Toscana per concentrare l’obbligo fiscale in un unica “tassa di redenzione”. Unica, ridotta e semplice da pagare anche per favorire le committente artistiche.

Mecenatismo e detassazione: è uno di quei casi in cui la quantità fa la qualità. Ci vuole coraggio e determinazione per attivare i circuiti positivi che rendono vitale una comunità territoriale e una comunità nazionale, che attorno alla cultura e all’arte disegnano la propria identità.

Ci possono essere poi anche circostanze in cui la “tassazione” deve essere invece aumentata. I movimenti che si sono battuti, nel periodo post unitario – per introdurre  dazi sull’esportazione delle opere d’arte hanno alimentato una “battaglia”  dannunziana – Gabriele D’Annunzio è stato il vate ispiratore della splendida iniziativa #CulturaIdentità – che si prefiggeva di scoraggiare il depauperamento del nostro patrimonio artistico nazionale ad opera di mercanti e malfattori in combutta con magnati stranieri desiderosi di rimpinguare le proprie collezioni private. Per tutto il resto, detassare deve essere un imperativo.

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Negli anni della ricostruzione del secondo dopoguerra una legge impose ad ogni investimento immobiliare pubblico l’obbligo di destinare il 2% a bandi di concorsi artistici per arricchire le collezioni nazionali.

Oggi che gli investimenti pubblici sono al lumicino si potrebbe detassare il privato che destini una quota simile per destinarla all’arte, alla sua conservazione e alla sua migliore fruizione. Il modo migliore di conservare il patrimonio artistico e culturale è renderlo fruibile, ma se vogliamo che ciò accada l’Italia ha bisogno degli Italiani. Soprattutto di quelli, parlo dei nuovi mecenati, che – secondo l’auspicio di Cesare Brandi – potrebbero garantire con una piccola parte delle loro ricchezze l’apertura gratuita dei musei italiani a tutti coloro che parlano italiano e che, anzi, frequentando pinacoteche e gallerie d’arte potrebbero migliorarne la conoscenza.