Quell'”arsenale delle apparizioni” che è Il teatro comico di Goldoni

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Ph. Masiar Pasquali
Ph. Masiar Pasquali
Ph. Masiar Pasquali

All’inizio del Settecento, Luigi Riccoboni detto Lelio, l’ultimo dei grandi capocomici della commedia dell’arte, aveva provato a riscattare il teatro dalla crisi che stava attraversando (predominava il teatro musicale); ma colui che riuscì nell’impresa fu Carlo Goldoni. La maggior parte di noi lo conosce per Il servitore di due padroni (1745) o La locandiera (1752), ma c’è un testo – suo capolavoro – che è esemplificativo della rivoluzione che apportò. Ci riferiamo a Il teatro comico (1750), pièce poco rappresentata, che dal 20 febbraio al 25 marzo è in scena al Piccolo Teatro Grassi di Milano.

Durante l’incontro con la stampa, Roberto Latini ha reso con precisione lo spirito di quest’opera, facendo trasparire anche l’emozione di poterla rappresentare proprio su quel palco (deputato dal Piccolo Teatro per Arlecchino servitore di due padroni con la regia di Giorgio Strehler), definendolo «un arsenale delle apparizioni», richiamando le parole di Pirandello. In questo testo l’autore veneziano «mette in atto l’astuzia teatrale di raccontare la riforma che ha in mente, facendola recitare ai suoi attori: in un teatro, una compagnia sta provando la farsa ‘Il padre rivale del figlio’; ci sono le maschere – Pantalone, Brighella, il Dottore, Arlecchino – gli attori che interpretano le amorose e gli amorosi; c’è un capocomico, Orazio, che vuole convincerli ad abbandonare la tradizione dell’improvvisazione per imparare a studiare, a “pensare” e a sostenere il personaggio, a partire da un testo scritto» (dalla sinossi ufficiale).

Proprio in virtù di cosa viene tematizzato, il regista è partito dalla compagnia (costituita da Elena Bucci, lo stesso Latini, Marco Manchisi, Stella Piccioni, Savino Paparella, Francesco Pennacchia Marco Sgrosso e Marco Vergani) dove «ognuno è in un percorso diverso, con sensibilità differenti, ma in uno spirito di condivisione. Goldoni attraverso il meccanismo teatrale, porta dal palco verso la platea la propria lezione e lo fa grazie agli attori che diventano il tramite». Si potrebbe definire Il teatro comico come un «manuale dello spettatore, non solo dell’attore.

La compagnia al centro dello spettacolo è in attesa di due personaggi: un poeta e una cantatrice. L’autore lo dispiega in tre atti, ma denuncia l’incompletezza della compagnia affermando che essa non è ancora pronta poiché mancano due parti serie: un uomo e una donna per l’appunto. È curiosa come dimensione», ha spiegato Latini, «perché è come se mancassero i due elementi generatori. Nel nostro adattamento gli atti sono due: nel primo viene presentato l’arrivo del maschile, nel secondo del femminile – e per atti intendo due azioni molto diverse. Si comincia avendo a che fare con la lezione goldoniana dal punto di vista metateatrale perciò con lo scenografo Marco Rossi abbiamo scelto di essere su un palcoscenico raddoppiato, che possa tenere la compagnia in uno stato di precarietà e di reciproca dipendenza. Gli attori, infatti, per essere in equilibrio su questo spazio, hanno bisogno di tener conto l’uno dell’altro, delle posizioni e del peso specifico. Nella seconda parte la scrittura diventa scenica, con un movimento a scendere rispetto alla precedente» (abbiamo visto uno scivolo, che Latini cripticamente ha definito come un invito).

L’artista ha rivelato di esser stato colpito anni fa da questo lavoro dell’autore de La bottega del caffè, anche perché è un’opportunità per «stare nella coscienza del teatro».

Immaginiamo che questa messa in scena potrà offrire molti spunti di riflessione e su più livelli. Non abbiamo volutamente rivelato troppo (lo stesso Latini su alcuni aspetti ha preferito non svelare eccessivamente) per lasciare il gusto della visione. In fondo, prendendo in prestito le parole del regista, «lo spettacolo deve fornire indizi, non deve dare soluzioni». L’appuntamento è nella sala storica di via Rovello fino al 25 marzo.

IL TEATRO COMICO di Goldoni, regia Roberto Latini. photo ©MasiaDa segnalare, inoltre, che mercoledì 21 e 28 febbraio, presso il Chiostro Nina Vinchi, sono in cartellone due incontri di approfondimento a ingresso libero.

De Il teatro comicodiretto da Latini è prevista anche una tournée nel Mediterraneo, promossa dal MAECI, in collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura, nell’ambito del progetto Italia, Culture, Mediterraneo. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Nazionale di Tunisi venerdì 29 marzo 2018 in occasione della Semaine de la Journée Mondiale du Théatre. Sono in programma anche due giornate di masterclass tenute da Roberto Latini, che coinvolgeranno gli allievi dell’École de l’Acteur di Fadhel Jaibi. Il 17 e 18 novembre 2018 Il teatro comico sarà, poi, al Festival Internazionale di Istanbul, anche in questo caso con un corollario di incontri con il pubblico e workshop formativi del regista e degli attori dello spettacolo.