A Berlino “La Terra dell’abbastanza”: possiamo abituarci al male?

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La terra dell'abbastanzaRoma negli ultimi anni è diventata teatro e spunto di narrazioni avvolgenti, coinvolgenti e terribili. Romanzo Criminale, Suburra, Lo chiamavano Jeeg Robot, sono solo alcuni dei titoli meglio riusciti. Cinema e tv hanno scoperto il lato oscuro della capitale. Ed è su quella sottile, sottilissima linea che separa giusto e ingiusto, sicuro e pericolo, ombra e penombra, che si muove La terra dell’abbastanza. Film d’esordio dei fratelli, gemelli, Damiano e Fabio D’Innocenzo.

Mirko e Manolo sono due ragazzi normali. Che vivono in quel limbo dove il futuro non si può costruire ma solo immaginare. Né buoni né cattivi. Una sera, durante un giro in macchina, mettono sotto un uomo e la loro vita cambia. La galera? Meglio la fuga. Ma ci sono cose a cui non si può sfuggire. Il destino è tra queste.

L’uomo è un pentito che stava per inguaiare, con la sua testimonianza, un clan della malavita locale. Mirko e Manolo diventano eroi del lato sbagliato della medaglia. Guadagnano rispetto, importanza, soldi, tanti, e soprattutto una possibilità di futuro. Grasso che cola per due giovani della periferia romana.

È questo il cuore del film che parteciperà alla sezione Panorama del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, dal 15 al 25 febbraio. Damiano e Fabio D’Innocenzo sono due giovani ragazzi, saliti dal basso e cresciuti a pane, storie e cinema. Prodotti di quella periferia romana che oggi ci raccontano con uno sguardo che è una coltellata.

Nel cast ci sono Andrea Carpenzano e Matteo Olivetti, i due protagonisti, e poi Luca Zingaretti e Max Tortora. I due registi, che dichiarano di aver imparato dalla strada sì, ma soprattutto dal frigorifero e da quello che avrebbero voluto ci fosse dentro e non c’era, ci pongono una domanda fondamentale: “Ci si può assuefare al male?”. Al pubblico il piacere di trovare la risposta