Properzia, la “bellissima scultora” che faceva paura ai colleghi maschi

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Properzia de’ Rossi, Giuseppe e la moglie di Putifarre, formella in marmo, Bologna, Museo di San Petronio Properzia de' Rossi [Public domain], attraverso Wikimedia Commons
Properzia de’ Rossi, Giuseppe e la moglie di Putifarre, formella in marmo, Bologna, Museo di San Petronio Properzia de' Rossi [Public domain], attraverso Wikimedia Commons
Properzia de' Rossi, Annunciazione, opera esposta nel Museo civico medievale a Bologna, 1510-1540, Museo civico medievale a Bologna, I, Sailko [Public domain, GFDL (httpwww.gnu.orgcopyleftfdl.html), CC-BY-SA-3.0 (ht
Properzia de’ Rossi, Annunciazione, opera esposta nel Museo civico medievale a Bologna, 1510-1540, Museo civico medievale a Bologna, I, Sailko [Public domain, GFDL (gnu.orgcopyleftfdl), CC-BY-SA-3.0

Quanto fosse difficile per una donna inserirsi nel mondo dell’arte, allora prerogativa maschile, lo aveva sperimentato sulla propria pelle Properzia de’ Rossi (1490 circa-1530). Figlia di un notaio bolognese, “bellissima”, da piccola intagliava noccioli di pesca e di ciliegia, con piccole e delicate figure, raffiguranti la Passione di Cristocon i crucifussori e gli Apostoli” o altri soggetti. Lo racconta Giorgio Vasari, primo estensore delle Vite degli artisti nel 1568, che le dedica una biografia. Colpito dalla bravura della “femina scultora”, “virtuosa” non solo nelle cose di casa, ma nel cimentarsi “con le tenere e bianchissime mani nelle cose mecaniche e fra la ruvidezza de’ marmi e l’asprezza del ferro”.

Così, dopo un apprendistato nella bottega dell’incisore Marcantonio Raimondi, l’audace e forte donna si trova a competere a metà anni venti del Cinquecento nel cantiere di San Petronio di Bologna con ossi duri come Tribolo, Alfonso Lombardi, Bernardino da Milano e il poco cavalleresco Amico Aspertini.

Properzia de’ Rossi, Giuseppe e la moglie di Putifarre, formella in marmo, Bologna, Museo di San Petronio Properzia de' Rossi [Public domain], attraverso Wikimedia Commons
Properzia de’ Rossi, Giuseppe e la moglie di Putifarre, formella in marmo, Bologna, Museo di San Petronio Properzia de’ Rossi [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Un incarico ottenuto dopo aver fatto in fine marmo il ritratto di Guido Pepoli, padre del conte Alessandro, presidente della Fabbrica della basilica bolognese. Properzia si butta con foga a scolpire, per il portale laterale, la formella con Giuseppe e la moglie di Putifarre (oggi nel Museo di San Petronio di Bologna), in cui una donna massiccia e discinta (per qualcuno un autoritratto), umiliata dall’indifferenza del giovane Giuseppe, cerca di trattenerlo nell’alcova tirandolo per la veste. “Un quadro leggiadrissimo di marmo” lo giudicò Vasari.

Mal gliene incolse. Gli scultori maschi, allarmati da tanta bravura, temendone la concorrenza, le fecero la guerra. Il pittore Aspertini fu il più malevolo: ne parlò male agli Operai, che pagarono pochissimo la povera ma indomita Properzia. Lei continuò a lavorare.

Properzia de 'Rossi, pit carved in the Grassi family crest., Di Redazione in News (STILEarte.it) [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons
Properzia de ‘Rossi, pit carved in the Grassi family crest., Di Redazione in News (STILEarte.it) [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

Lo testimoniano ancora oggi alcune sculture riferitele in chiese bolognesi e oggetti raffinati come lo Stemma della famiglia Grassi-Aquila bicipite, in filigrana d’argento e noccioli di frutta intagliati, del Museo Civico Medievale di Bologna e il Nocciolo di ciliegia inciso con cento piccole testine del Museo degli Argenti di Palazzo Pitti a Firenze, entrambi del 1530 circa.

Ma a cercare di infangare la fama della scultrice ci fu il marchio di “pubblica concubina” come la si cita in un processo intentatole da certo Francesco da Milano. La colpa? Aver avuto un amante, Antonio Galeazzo Malvasia, futuro podestà di Imola, di cui sembra fosse follemente innamorata.  Nonostante tante cattiverie, la sua eccellenza superò i confini ristretti della città natale per arrivare a papa Clemente VII, che giunto a Bologna nel 1530 per incoronare Carlo V, la volle incontrare. Ma lei era già morta di peste e sepolta nell’Ospedale della Morte.