Kraut rock e ragu alla bolognese, il menu è su nastro rosa

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Aleph cassettaA due anni dall’esordio con Controllo, sono tornati Gli Insetti nell’Ambra. L’Aleph è l’ultimo lavoro dell’italianissimo duo residente a Parigi, formato dal bassista Lapo ‘Ludwig van Baloney’ Boschi e dal chitarrista Chris ‘Bronkos’ Bettoli. Una cassetta rosa, uscita a gennaio per Skank Bloc Records in 75 esemplari numerati a mano.

Una scelta che potrà sembrare anacronistica, questa della musicassetta, che i due spiegano così: «Abbiamo agito per esclusione, visto che nessuno compra più CD e il vinile è troppo caro, a meno di fare moltissime copie. A Parigi ormai ci sono più etichette che fanno cassette che vinili, i CD sono out. La cassetta è un oggetto magico, che molti forse non sanno più neanche usare, la reliquia tecnologica di un’epoca il cui ricordo ormai sfuma, da conservare gelosamente in un luogo segreto».

Sette i brani, nei quali gli Insetti si imbarcano in micro-avventure sorrette da un motorik alla tedesca, melodie visionarie e chitarre taglienti, miscelando la new wave con la canzone italiana, il Mediterraneo con le spiagge californiane, il ragù alla bolognese con i crauti.

Tutto parte da un racconto di Jorge Luis Borges: «Abbiamo cercato di riassumerlo nella canzone Aleph, che parla dell’idea dell’eternità come nunc stans, l’infinito perdurare dell’istante presente».

Insetti nell'ambraCome sempre i brani sono scritti da Ludwig van Baloney, che ha firmato anche le musiche, ai quali si aggiunge un pezzo il cui testo è una poesia di Aldo Palazzeschi.

Bronkos, come dice il suo compagno d’avventura, «ha tirato fuori da un cappello a cilindro le sue linee di chitarra», mentre la grafica è stata curata da Reg Mastice («E’ un genio e ha avuto l’idea di stampare la copertina in due colori, rosa e nero, su carta laminata»).

«È l’ultima cosa che abbiamo fatto, quindi inevitabilmente l’unica che ci piace in questo momento, mentre tutto il resto appartiene al passato e non ci interessa più», dice di questo nuovo lavoro il duo, che per il suo nome si è ispirato alla canzone omonima di Luciano Chessa, cantautore sardo trapiantato a Bologna e poi emigrato in California.

Altro percorso quello degli Insetti, che dopo un transito a Zurigo, sono da tempo operativi nella capitale francese. «Fare musica a Parigi rispetto a un luogo normale è un po’ come praticare la guerriglia piuttosto che la guerra di manovra» dichiarano. «Significa suonare molto dal vivo in luoghi spesso non particolarmente adatti, e quindi organizzarsi per occupare poco spazio, spostarsi anche con i mezzi pubblici».

E la risposta del pubblico d’oltralpe? «La musica italiana è percepita come tutte le musiche, proporzionalmente al suo valore. Al concerto di Iosonouncane, la scorsa primavera in una sala di Pigalle, c’era un sacco di gente, e anche parecchi francesi».

Dando invece uno sguardo al loro percorso, il duo spiega che «come in tutte le arti marziali, è difficile distinguere soddisfazioni e difficoltà, ogni difficoltà porta con sé soddisfazione. Ad esempio, ci rende molto felici percorrere centinaia di chilometri in automobili scassate prese a prestito per suonare in luoghi improbabili, senza ben sapere dove andremo a dormire». E loro non desiderano altro che «percorrere sempre più chilometri, per suonare in luoghi sempre più improbabili».