“Generazione del Venti”, quei pittori snobbati dalla critica chic

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Dino Caponi, Marina, con nuvole rosse, 1978, olio su tela
Dino Caponi, Marina, con nuvole rosse, 1978, olio su tela
Ottone Rosai (1895-1957), 1918, Fonte: http://www.giovannidallorto.com/biografie/rosai/rosai1918.JPG
Ottone Rosai (1895-1957), 1918, Fonte: giovannidallorto.com

Ottone Rosai ebbe due imperdonabili “colpe”: essere stato fascista ed omosessuale. Per queste due ragioni, sia la critica schierata a sinistra che quella più vicina alla destra, non gli hanno mai riconosciuto il giusto posto che merita nella storia dell’arte del Novecento. Il suo valore lo conosceva bene, però, il suo amico Indro Montanelli, che di lui scriveva:

Rosai veniva dritto dal Medioevo, dopo aver saltato a piè pari Rinascimento ed età moderna, e nei momenti di sincerità confessava che Giotto gli pareva un “deviazionista” rispetto a Cimabue, il quale gli andava molto più a sangue

E Rosai fu un esempio, una luce per almeno una generazione di pittori. È ciò che appare evidente visitando la mostra La Generazione del Venti, presso Florence Art Gallery di Franco Ristori e Roberto de Ruggiero, nella superba piazza Ognissanti della Città del Giglio, all’interno dell’interessante programma di Un tè da Ristori, una serie di mostre e presentazioni di…artisti “Off”.

E, in effetti, i pittori raccolti nella mostra sono stati per lo più ingiustamente dimenticati dal mondo dell’arte patinato. Dino Caponi, Enzo Faraoni, Silvio Loffredo, Sergio Scatizzi, Nino Tirinnanzi.

«Tutti pittori- come ci ha sottolineato il curatore della mostra Giovanni Faccenda– che crebbero e maturarono all’ombra di Rosai. Dino Caponi, all’età di dodici anni, già figurava con le sue opere nella mostra Rosai e i suoi allievi e Nino Tirinnanzi aveva tredici di anni quando entrò a far parte della bottega di Rosai. Alcuni provenienti da luoghi diversi, come lo spezzino Enzo Faraoni o il lucchese Sergio Scatizzi, tutti si ritrovano attorno alla sua personalità, tenendolo come riferimento per tutta la vita».

Ottone Rosai Via Toscanella, (1948-1949) Olio su tela cm. 70,5x50
Ottone Rosai, Via Toscanella, (1948-1949) Olio su tela cm. 70,5×50

Il Maestro tenne con questi suoi allievi un rapporto di amicizia filiale, riservandogli parole sincere. Su Silvio Loffredo, ad esempio, scriverà: “Silvio è una creatura lunare, predilige illuminazioni improvvise e fosforescenti, il suo segno è rotto, inquieto ed inquietante. Attaccato al suo lavoro egli riversa ogni suo atto, movimento e pensiero nella pittura e per questa ragione è da considerarsi un artista”.

Un artista come lo furono Caponi, Faraoni, Scatizzi e Tirinnanzi. Pittori diversissimi tra loro ma accomunati dalla lezione del loro Maestro. Come dimostra la mostra La Generazione del Venti, che ha il merito, oltre di far (ri)vedere questi validissimi pittori, di ricordare l’importanza dell’artista Rosai, offuscato dall’uomo Rosai, «un fascista-come ebbe a dire il poeta Mario Luzi– riottoso contro il fascismo, e quindi malvisto sia dai fascisti sia dagli antifascisti».