Umberto Boccioni, il Futurista che inventò l’arte contemporanea

0
356
Roberto Floreani, declamazione, "Umberto Boccioni Arte Vita", Mondadori MegaStore Duomo, Milano, fonte: Artdirectory Marussi
Roberto Floreani, declamazione, “Umberto Boccioni Arte Vita”, Mondadori MegaStore Duomo, Milano, fonte: Artdirectory Marussi

Chi ha inventato il mestiere del curatore di mostre? Harald Szeemann, diranno i secchioni internazionali. Germano Celant, diranno quelli italiani. E invece no. Il primo curatore della storia è stato Umberto Boccioni.

Così come le mostre d’arte negli spazi ex industriali: non le hanno inventate a New York negli anni Ottanta, ma sempre lui, in Italia agli inizi del ventesimo secolo.

Che precedette persino Basquiat, con la suggestione della pittura murale.

L’interdisciplinarietà, essenza dell’arte e della scienza novecentesche ed oggi massimizzate a livello speculativo (pensate soltanto alla cosiddetta neuroestetica), la “inventò” sempre lui, protagonista decisore e decisivo del Futurismo, una delle poche creazioni epocali dall’eco che si riverbera ai giorni nostri, non tanto in riferimento alle mostre più o meno celebrative quanto soprattutto per l’influenza esercitata su correnti artistiche internazionali super-contemporanee per super-ricchi come ad esempio l’YBA, quegli Young British Artists bricconi di Damien Hirst e Tracey Emin & Co. scoperti e inventati da quel geniaccio della comunicazione chiamato Charles Saatchi alla fine degli anni Novanta (1997 per la precisione).

Non sono molti i libri su Umberto Boccioni, al di là dei cataloghi delle mostre e pertanto il volume appena pubblicati da Mondadori Electa Umberto Boccioni. Arte-vita di Roberto Floreani, artista visivo di cui abbiamo recentemente parlato qui e profondo conoscitore della materia, colma un vuoto culturale non di poco conto, a partire dalla data esatta della morte dell’artista, soffermandosi su episodi apicali come la distruzione a martellate delle opere scultoree di Boccioni da parte dello scultore passatista Piero da Verona e sulla potenza anticipatrice del binomio arte-vita da lui stesso inventato e che tanta influenza avrebbe esercitato sull’attività di artisti successivi come Andy Warhol, Carmelo Bene, Mario Schifano e movimenti come l’Arte Povera.

51ef888e68d9d29b81e157ee6cc74060Presentato recentemente al Mondadori Media Store di Milano con tanto di superbo reading (anzi: declamazione) di Roberto FloreaniUmberto Boccioni. Arte-vita è in assoluto “il primo saggio su Boccioni scritto da un altro artista”, dove vengono date priorità di lettura inedite, prima fra tutte quella relativa alla ricerca plastica del grande artista. Al punto che, nel centenario della morte, in un “sistema” dell’arte caratterizzato dalla predominanza del critico-curatore superstar e del buyer semplicemente potente a danno dell’identità culturale dell’artista, a noi sembra salutare, provvidenziale addirittura, che proprio un artista si occupi della celebrazione. Del resto, come scrive Floreani, “probabilmente allo stesso Futurista antineutrale Boccioni non sarebbe affatto dispiaciuto”.

Articolo precedenteJuveCaserta: lo Scudetto del Sognatore
Articolo successivoSpostano quel Caravaggio dalla Capitale a Forlì: perché?
Emanuele Beluffi
Milanese, dal 2008 cura mostre d'arte e scrive per i relativi cataloghi; nel 2009 inventa una rivista di critica d'arte (“Kritika”, con l’artista Mihailo Karanovic e il critico Stefano Mazzoni). Dal 2018 è responsabile di redazione a Il giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale. Ha scritto di arte su magazine specializzati. Autore, con Flaminio Gualdoni, della monografia sull’artista Andrea Mariconti per conto della galleria milanese Federico Rui Arte Contemporanea (Skira editore, 2012). Nel 2016-17 collabora alla campagna elettorale di Stefano Parisi come coordinatore del Gruppo Cultura di Energie PER l'Italia, organizzando la parte culturale del programma politico. È stato promotore editoriale (editrice Mursia), archivista in Fondazione Biblioteca di via Senato e Biblioteca d'Arte del Castello Sforzesco, agente editoriale (Librimport, libri illustrati d’importazione) entrando in contatto con svariate agenzie di comunicazione come Armando Testa, Lowe Pirella, Ogilvy, Leo Burnett et cetera e redattore in un'agenzia di pubblicità specializzata.