Contro la globalizzazione di cervelli c’è anche il Talebano

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IL TALEBANOIl Talebano è un laboratorio culturale nato nel 2010 a Milano. Gli organizzatori sono Fabrizio Fratus e Vincenzo Sofo e il circolo si pone come «un’associazione a pensare». Per noi e in generale in Occidente i Talebani sono quei terroristi islamici attivi in Afganistan che preparano giovani ragazzi alle leggi religiose dell’Islam (sharia’ah, la via indicata da Dio). Da un’altra ottica invece, per alcuni provocatoria, i Talebani difendono la loro terra, la tradizione, gli usi e i costumi millenari da una globalizzazione che li vuole individui pronti a consumare passivamente i prodotti inutili di una società priva di senso. Una società, la nostra, che ha certamente perso ogni rapporto con il Sacro.

Il nome dell’associazione nasce per onorare il giornalista Massimo Fini, amico del laboratorio culturale e autore di diversi incontri pubblici con l’organizzazione. Oltre a Fini, l’azione del circolo trova la simpatia di firme come Pietrangelo Buttafuoco, Marion le Pen, Diego Fusaro, Marco della Luna e molti politici di primo piano.

Il gruppo si è diffuso su tutto il territorio nazionale tramite la rete Fronte Identitario – 1000 patrie, con oltre 20 associazioni e movimenti territoriali a supporto delle iniziative identitarie. Il successo del circolo deriva dalla capacità di analisi politica e sociale: infatti il sito presenta spesso articoli su argomenti fuori dagli schemi del politicamente corretto (ricordiamo ad esempio la battaglia contro il Darwinismo sociale e la denuncia dei guasti provocati dalla pornografia, la difesa della comunità e della famiglia in antitesi all’individualismo anglosassone).

Il Talebano ha rapporti stretti con il mondo identitario francese, tedesco, turco e libanese e si riconosce nella comune idea di opporsi alla globalizzazione in ogni sua forma per combattere l’omologazione e la standardizzazione di modelli, stili di vita e pensieri in difesa della Tradizione, per riscoprire nella diversità l’identità dei singoli.