“La mia prima canzone? Dedicata a quella ragazza di Non è la Rai…”

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simone 8E’ una scrittura introspettiva e al contempo ironica quella di Simone Spirito, cantautore napoletano dai folti capelli ricci che si sta fa facendo conoscere con l’irresistibile La canzone dell’imbelle, singolo accompagnato dal video diretto da Alessandro Freschia che anticipa Eppur Simone, il debut album pubblicato dalla Polosud Records.

«Ha avuto una gestazione molto lunga e nasce dalla volontà di pubblicare un lavoro discografico che fosse moderno nelle sonorità e cantautorale nell’essenza. Un disco che faccia stare bene, ma che non sia superficiale nei contenuti» racconta Simone della sua opera d’esordio.

Otto le canzoni che la compongono, scritte in momenti diversi della sua vita rendendo, a suo dire, «l’album molto eterogeno».

Trentasette anni, Spirito si è avvicinato alla musica grazie alla chitarra del papà: «A casa mia c’era il famoso Millenote, libro con gli accordi delle canzoni più famose dei tempi, e per la voglia di cantarle ho incominciato a imparare i primi accordi con un prontuario per principianti. Una volta presa dimestichezza con lo strumento, mi sono cimentato nel canto, poi ho iniziato a capire che volevo scrivere anche io canzoni».

Il primo testo l’ha dedicato ad una ragazza di Non è la Rai: «Lei si chiamava Mary; inviai il brano agli studi Mediaset sperando di poterlo presentare nel programma, ma nessuno mi contattò. Fu la prima delusione artistica e sentimentale».

Studi di chitarra, canto e piano, nel 2014 è stato semifinalista del Premio Musicultura e finalista al Premio Fabrizio De Andrè. Ha condiviso il palco con Bungaro e il Pan del Diavolo, ma il ricordo più bello per lui è l’esibizione alla Rotonda Diaz per il Dock of the Sound in apertura a Nino Bonocore («palco grande e panorama mozzafiato»).

«Sono sempre stato affascinato da artisti che usavano la musica per diffondere ideali», dichiara Simone, che ama John Lennon, Bob Marley, ma anche Daniele Silvestri, Nicolò Fabi, i Subsonica e Mario Venuti. Il primo live che ha visto è stato però di Jovanotti, al Palapartenope di Napoli: «Andai con mio cugino, di poco più grande di me. Fu una bellissima emozione, il primo concerto non si scorda mai».

Figlio unico, Simone confida di «lottare contro la solitudine. Vivo al centro storico e mi basta uscire di casa per stare in mezzo al mondo». Il suo tempo libero lo passa con gli amici, facendo sport, andando al cinema e a teatro. In tv, invece, fino a qualche anno fa seguiva i talent: «Le prime edizioni di Amici mi facevano sognare. Adesso mi sembrano soltanto una macchina per fare soldi, una sorta di arena dove pochi sopravvivono e molti spariscono nel dimenticatoio». Ma se deve immaginarsi tra qualche anno come si vede? «Mi piacerebbe essere padre, perché vorrebbe dire che ho incontrato la donna giusta».

La sua più grande sfida, però, è quella di «riuscire a vivere con il proprio lavoro. E’ la più grande difficoltà per un artista, soprattutto per un cantautore che vive di creazioni proprie».