Quando le belve di Tito sterminarono gli Italiani

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1486538544-011«Il mio pensiero è rivolto con commozione a coloro che perirono in condizioni atroci nelle Foibe, nell’autunno del 1943 e nella primavera del 1945; alle sofferenze di quanti si videro costretti ad abbandonare per sempre le loro case in Istria e in Dalmazia. Questi drammatici avvenimenti formano parte integrante della nostra vicenda nazionale; devono essere radicati nella nostra memoria; ricordati e spiegati alle nuove generazioni».  

Era il 9 febbraio 2005 e con queste parole l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi esprimeva il proprio apprezzamento per la Giornata del ricordo, istituita l’anno prima dal Parlamento Italiano  in memoria dei martiri delle foibe e dei profughi giuliani, istriani e dalmati : il 10 febbraio, ogni anno.  Solennità civile nazionale italiana.

Ma in quanto se ne ricordano? E quanti conoscono questa tragica pagina di storia patria di cui a tutt’oggi si pagano le conseguenze?

Venerdì 9 febbraio alle 18, il Comune di Sesto Calende, nel solco di una tradizione che lo vede   in prima linea nel rispetto della legge 30 marzo 2004 n. 92, onorerà le vittime dei Massacri delle Foibe e dell’Esodo, rinnovando «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale», con iniziative finalizzate a far conoscere un periodo di storia semisconosciuto ai cittadini italiani. Ma sconosciuta perché?

La classe dirigente che dal dopoguerra agli anni Novanta ha governato il Paese, quindi il famigerato “pentapartito” con annesso Partito Comunista Italiano che dall’opposizione ha sempre governato, se n’è fregata: troppo imbarazzo. Perché? Perché il Partito Comunista Italiano era ideologicamente affine al Maresciallo Tito (e ricordiamo quando Claudio Martelli definì Palmiro Togliatti “un carnefice”) e la Democrazia Cristiana, come affermò lo storico Giovanni Sabbatucci , considerava i profughi dalmati “cittadini di serie B” per i quali non era politicamente vantaggioso spendersi.

Ma in Italia c’è ancora chi (e sono tanti) non dimentica e soprattutto onora la Giornata del ricordo ratificata dal Parlamento Italiano: domani, venerdì 9 febbraio, Sesto Calende celebrerà questo giorno nella Sala Consiliare del Comune con Alfio Krancic, “nato a Fiume, vignettista de Il Giornale, che ha vissuto sulla sua pelle la “riconoscenza” dello Stato italiano nei confronti di chi, abbandonando ogni avere, ha pagato per tutti gli italiani i danni di guerra alla Jugoslavia” (Leggi QUI il comunicato integrale)