Quei raffinatissimi mondi musicali di Dino Rubino dove abita la felicità

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Dino Rubino ©Jean-Baptiste Millot
Dino Rubino ©Jean-Baptiste Millot
Dino Rubino ©Jean-Baptiste Millot
Dino Rubino ©Jean-Baptiste Millot

Quarto album per Dino Rubino, che dopo Mi sono innamorato di Te, Venus, Zenzi e Kairòs, ha pubblicato per la Tùk Music di Paolo Fresu Where is the Happiness?.

«In questo album, a differenza degli altri, ho inserito dei testi che in qualche modo, forse un po’ sgangherato, raccontano di me. Ogni cosa che è stata scritta, suonata e scelta, ha per me un senso» racconta il musicista, che prosegue: «Questo lavoro nasce da un periodo di domande cresciute e maturate in silenzio dentro di me che piano piano iniziavano ad acquistare un suono. Non a caso il titolo del disco è una domanda».

Undici le tracce brani (dieci originali composti ed arrangiati da Rubino e la versione di Sugar Man di Sixto Rodriguez), affiancate da altrettante poesie, nei quali l’autore sintetizza i suoi ascolti musicali fatti di musica classica, jazz, pop, folk e blues attraverso un’emotività profonda.

L’amore per la melodia rimane l’istanza principale che lo guida attraverso i molteplici mondi musicali e i brani assumono un carattere “cinematografico”, colonne sonore di immagini e istanti ripercorsi che riaffiorano dall’esperienza.

Nato a Biancavilla, in provincia di Catania, nel 1980, Rubino dice di essere «cresciuto in una casa in cui la musica era compagnia di tutti i giorni. Mio padre batterista e appassionato di jazz, mia madre invece recitava poesie e cantava a me e mio fratello De Andrè prima di metterci a letto».

Il primo amore è stato per i Beatles, poi sono seguiti gli ascolti più disparati, da Chopin a Louis Armstrong, da Luigi Tenco a Mia Martini. A undici anni Dino inizia a studiare il pianoforte al Conservatorio Bellini di Catania, ma appena tre anni più tardi, dopo aver visto suonare Tom Harrell, lo abbandona per la tromba. Dopo la vittoria, nel 1998, del premio Massimo Urbani come miglior talento nazionale emergente, gli si aprono alcune porte importanti. Ha, ad esempio, l’opportunità di far parte del progetto “Giovani artisti d’Europa” tenendo concerti a Torino, Sarajevo, Israele, Stoccolma. Nel frattempo ricomincia a studiare il piano, strumento che, insieme alla tromba, non abbandonerà più. E’ il 2011 quando viene chiamato da Paolo Fresu per entrare a far parte della sua etichetta discografica.

Dino Rubino (ph © Roberto Cifarelli)
Dino Rubino (ph © Roberto Cifarelli)

«La prima volta che incontrai Paolo avevo quattordici anni. C’era qualcosa nel suo modo di suonare che non riuscivo a comprendere, qualcosa che mi attraeva come una calamita. Nella vita è raro, nel mio caso rarissimo, incontrare persone che sanno insegnarti qualcosa di prezioso. Paolo lo ha fatto e la cosa curiosa è che lo ha fatto spesso in silenzio. Sento molto affetto e gratitudine nei suoi confronti».

A lungo a Parigi ed in giro per i festival del mondo, Rubino confida che «la musica è stata la strada che ha dato senso alla mia vita. Con il passare degli anni questa verità ha acquistato e acquista sempre più valore e significato. Certo, molto spesso è stata, ed è, una strada in salita; ma la cosa importante è avere una strada perché chiunque ne segue una è protagonista di un viaggio ed un viaggio porta sempre da qualche parte».

Intanto nuove avventure lo aspettano: «A breve partirà un lungo tour con un nuovo progetto di Paolo Fresu dedicato alla figura di Chet Baker». Infine, anticipa: «Sto già pensando alla registrazione del prossimo disco, che sarà un nuovo punto di partenza».