I “Monolocali” di Vanni Cuoghi, un classico contemporaneo

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Monolocale 61 2017 Va pensiero cm 21x30 china e acquerelli su carta
Monolocale 44 - Discorsi da salotto 2016 acqerello e china su carta cm 21x30
Monolocale 44 – Discorsi da salotto 2016 acqerello e china su carta cm 21×30

Classico e contemporaneo. Così definirei l’artista genovese Vanni Cuoghi, che conta, tra le molte mostre alle quali ha partecipato, anche una Biennale di Venezia, la 54°, curata da Vittorio Sgarbi.

Innanzitutto, perché dico che si tratta di un artista classico? Le sue opere, di solito, prendono in considerazione una prospettiva frontale, quasi teatrale, che riecheggia in parte le stampe settecentesche e ottocentesche, che spesso prendevano in considerazione ambientazioni interne: proprio come fa Cuoghi, dove il monolocale diventa spesso e volentieri la cornice che racchiude i protagonisti. Se da questo punto di vista l’ho definito classico, salta verso la contemporaneità per ciò che ci mostra, giocando anche con il paradossale.

Monolocale 15, (La Sposa Nera) acrilico e olio su tela cm 21x30
Monolocale 15, (La Sposa Nera) acrilico e olio su tela cm 21×30

Per esempio, in Monolocale 15 un’altissima ed enorme sposa vestita di nero occupa la parte sinistra del dipinto, mentre un’altra figura femminile vestita in rosso, disposta nella zona opposta, la osserva nella tranquillità – questo divario crea un’antitesi che ci porta aldilà del piano reale.

Vi sono anche opere in cui la dimensione della stravaganza lascia il posto a una quieta veduta d’interni, in cui i soggetti umani diventano un tutt’uno con la rappresentazione, senza acquisire una posizione predominante, come accade in Monolocale 29:

Monolocale 29, (la lettera di mezzanotte ), 2015, acrilico e olio su tela, cm 21x30
Monolocale 29, (la lettera di mezzanotte ), 2015, acrilico e olio su tela, cm 21×30

un soggiorno in cui sono disposti, tra gli altri oggetti, una vecchia stufa, un tavolo, un cavallo a dondolo; nonché un cane e una figura maschile che sta leggendo un documento. Ancora una volta si ravvisa una certa teatralità, per la prospettiva utilizzata, ma anche per la minuziosità con la quale il pittore ha curato l’aspetto scenografico, dove l’oggetto risulta fondamentale. Ancora una volta allora mi sembra determinante il rimando alle stampe antiche, che Cuoghi rielabora in un modo tale da portarci a respirare contemporaneità. L’autore riesce così a unire spessore artistico e gusto per la decorazione, qualità che gli ha permesso di avvicinarsi persino al mondo dell’industria e sono molti i campi dove ha prestato le sue capacità. Egli ha curato, disegnandone i motivi, confezioni per panettoni, borse, occhiali, cover per telefoni cellulari, solo per fare qualche esempio.

Vanni Cuoghi è allora la dimostrazione di come si possa combinare qualità artistica a piacevolezza visiva; sarà per questo che i suoi lavori ci risultano alla vista così leggeri, nel senso calviniano del termine, come del resto così profondi e pieni di sostanza.

 

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