Enrico Lo Verso canta la bellezza delle “Rovine”

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Enrico Lo Verso, Museo Nazionale Romano, courtesy Dino Ignani

 

Enrico Lo Verso, Museo Nazionale Romano, courtesy Dino Ignani
Enrico Lo Verso, Museo Nazionale Romano, courtesy Dino Ignani

La bellezza si legge a Palazzo Altemps. Con l’attore Enrico Lo Verso che, in un reading d’autore, interpreta le poesie e i componimenti dello scrittore Gabriele Tinti davanti alle sculture e alle opere  custodite nel museo romano in un incontro letterario che si sposa perfettamente con la ricorrenza dei venti anni del luogo, come spiega il direttore museale Daniela Porro.

Tra le Citazioni pratiche di Fornasetti, in percorso espositivo che fonde l’arte antica al design living, Lo Verso recita testi ispirati al Fauno, ad Ercole, al Galata e alla mitologia, nell’ultimo degli appuntamenti capitolini della rassegna culturale dove protagonista è la raccolta di Tinti dal titolo Rovine.

Le sculture di Palazzo Altemps, in un’ideale promenade, ispirano i versi del poeta, dopo il Getty Museum di Los Angeles e il  British  di Londra, i Musei Capitolini e l’Ara Pacis, che con altri prestigiosi spazi espositivi hanno visto altrettanti eccellenti interpreti, come Franco Nero e Alessandro Haber, partecipare al progetto.

«Una sensazione molto bella, di comunione con l’opera davanti alla quale potrò leggere i componimenti di Tinti. Ci si trova di fronte all’arte che ha resistito nei secoli e si ha quasi la sensazione di parlare la stessa lingua della scultura»,  confida Lo Verso.

La frammentarietà del passato si immerge nella contemporaneità e, solo accostando saggi e poesie al bello dell’arte classica, è possibile preservare l’immortalità della scultura antica in un costante tentativo di sopravvivere al passare del tempo. «Una formula, un modo di leggere davanti alla statuaria classica che ha una sua storia e  porto avanti da un po’. Non è uno spettacolo vero e proprio ma un reading di poesia che trae l’attivante da un senso di morte, di vacuità che emerge dalle statue giunte a pezzi sino a noi, con poche possibilità di conoscerle anche perché gli studi sono sempre ipotetitici. La prossima tappa è il Museo Archeologico di Napoli per poi riapprodare a Palazzo Altemps con il Premio Montale», spiega Gabriele Tinti. In una colta ricerca, edonistica e vanitosa, che da sempre ha portato l’uomo ad avvicinarsi all’ultraterreno cercando il contatto con gli dei.

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