Milano e la mala, storia criminale di una città

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unnamed-5Siamo agli inizi del XX secolo. Nell’effervescente substrato urbano milanese inizia a prendere piede un fenomeno criminale che dominerà la scena della metropoli fino alla metà del secolo, la Ligéra: una forma di microcriminalità “leggera” tutta milanese e romanticamente dipinta anche in alcune celebri ballate. È proprio questo il punto di partenza di Milano e la mala, di scena a Palazzo Morando fino all’11 febbraio. Il racconto fotografico, curato da Stefano Galli, racconta le vicende della malavita nella metropoli meneghina; una storia fatta di colpi spettacolari, notti brave nei night club, folli inseguimenti, soldi, fama e tanto, troppo sangue.

L’esposizione racconta in ordine cronologico, ricostruendo attraverso gli scatti, i documenti e i cimeli dell’epoca, il lato oscuro della città. Il tutto, guidati nel percorso dalla voce di Pablo Trincia, scelto come narratore di un prodotto espositivo dove le sensazioni sono stimolate in maniera ambivalente dal punto di vista uditivo e visivo.

La mostra prende inizio dal celeberrimo “colpo del secolo”, entrato nell’immaginario comune come la rapina di via Osoppo del 1958, messo a segno dalla “Banda delle tute blu”: certamente il punto più alto nella storia della Ligéra. Dall’assalto al portavalori di via Osoppo, le foto sono testimoni di un’ escalation criminale dove la malavita nel ventennio 1960-1980 non si manifesta più soltanto con furtarelli e rapine, ma diventa strutturata in gruppi omogenei finalizzati soprattutto al controllo cittadino sul gioco d’azzardo, sulla prostituzione e sui maggiori traffici di stupefacenti. Nomi e volti che evocano un clima arrembante di follia si susseguono sulle pareti delle sale adibite a mostra, tra i quali emerge quello del celeberrimo Luciano Lutring, il “solista del mitra”, l’ultimo esponente della mala a non aver ucciso.

Il Pussy Cat, anni ’70, Centro Apice – Università degli Studi Milano
Il Pussy Cat, anni ’70, Centro Apice – Università degli Studi Milano

La tensione cresce costantemente e i colpi di mitra non sono più mimati con la bocca, come al tempo della Ligéra, ma sparati ad altezza d’uomo; episodio chiave di questa nuova tendenza è quello della “Banda Cavallero”, che nel 1967 assalta il Banco di Napoli di largo Zandonai, e nella fuga si lascia dietro una lunga scia di sangue, con ben 4 morti e più di 20 feriti. Si arriva poi a “Faccia d’angelo”, Francis Turatello, che al trono meneghino ci arriva grazie alle bische clandestine, ai sequestri e alla spregiudicatezza di chi aveva inteso che a Milano mancava un uomo al comando. Un’intera sezione della mostra è dedicata al “Bel Renè”, Renato Vallanzasca, il più celebre dei banditi milanesi. Nella leggenda, i sette mesi a cavallo tra il 1976 e il 1977, quando la “Banda della Comasina” mise a ferro e fuoco la città e mobilitò le forze dell’ordine di mezza penisola. Tenute per ultime, rispettando l’ordine temporale, le sale adibite al racconto del periodo dei 100 sequestri e dell’ultimo grande gangster, il Tebano, Angelo Epaminonda, poi diventato uno dei primi pentiti tra i re banditi della mala milanese.