Skuba Libre, rap e non solo

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Skuba Libre«L’Ultima Luce nasce dal desiderio di realizzare un disco di musica rap che possa arrivare a tutti, che possa raccontare storie, far riflettere e divertire con la denuncia e l’ironia. Nasce dal desiderio di compiere un “giro di boa” artistico e portare dei contenuti orecchiabili e più maturi rispetto ai miei lavori precedenti».

Racconta così Skuba Libre, ex Ira Funesta e dal 2008 solista, il suo ultimo lavoro discografico: undici brani che mostrano le diverse contaminazioni che da sempre caratterizzano l’hip hop dell’artista di Latina, che ama giocare con i generi e gli stili.

Considero quest’album un’evoluzione doverosa e quasi obbligata. Quando si cresce bisogna evolvere anche il proprio stile, c’è un tempo per tutto. A differenza di tanti altri rappers ho preferito eliminare ogni riferimento alla scena rap e a stereotipi che non mi contraddistinguono, per risultare un po’ più “persona” e meno “personaggio”

Uscito per la The Beat Production, il disco è stato interamente prodotto da Big Fish: «Con lui è nato subito un ottimo rapporto professionale: la sua conoscenza della musica è più che vastissima, ha saputo inquadrarmi artisticamente da subito ed abbiamo cercato un amalgama tra suoni freschi, brani emozionali, strofe con un messaggio e ritornelli coinvolgenti».

E’ dal rap che parte il percorso di Skuba Libre, all’anagrafe Albino Rizzato: «Al rap mi sono avvicinato tra la fine della terza media e l’inizio delle scuole superiori. All’epoca sono rimasto abbagliato da questo genere pieno di grinta e di rivalsa, ascoltarlo mi faceva e mi fa stare bene. Con gli anni ho cercato di differenziarmi sempre di più ed eliminare dalla mia musica tutti quegli elementi e quelle sovrastrutture del genere che non mi rispecchiavano totalmente. Ad oggi credo di essere cresciuto ma c’è ancora molta strada da fare, la gavetta non finisce mai. Certo è che quello per la musica rap è un amore che non mi ha mai abbandonato, perché riesce ad unire musica e significato in modi sempre nuovi e creativi».

Cresciuto con Dr. Dre, il Wu-Tang Clan e i The Roots, ma anche con Bassi Maestro e Caparezza, ha vissuto una lunga parentesi con il gruppo Ira Funesta:

Mi piace ricordare i nostri inizi, le incertezze dei primi passi ma anche tanta voglia di spaccare il mondo: insieme abbiamo raggiunto tanti traguardi e abbiamo fatto i conti con tante delusioni, cosa essenziale che ci ha fatto crescere artisticamente e come persone

La maturità artistica è poi raggiunta attraverso la contaminazione del suo rap con diversi mondi musicali: «Il bello di ciò è poter sperimentare ed affrontare strade non ancora battute, percepire l’insicurezza mentre si procede, ma allo stesso tempo l’ostinazione e la fiducia in se stessi. La musica è troppo vasta per rimanere ingabbiata in schemi. Tutti i generi musicali sono nati da una rivisitazione di ciò che c’era prima, l’arte si nutre di coraggio. Non ho mai avuto niente da perdere perché tutto il mio bagaglio è già dentro di me, e quello non può togliermelo nessuno».

skuba libreEsempio di questa commistione sono i tre brani presentati a Italia’s Got Talent, dove è arrivato in finale nel 2015. «Di questa esperienza non dimentico la gioia di aver potuto utilizzare un mezzo come la televisione per far arrivare le mie strofe a quanta più gente possibile. Non a caso ho portato pezzi come Ave Maria Piena di Rabbia, una denuncia contro la guerra, e Sogni di Gloria, dedicata alla mia generazione che fatica ad emergere e viene continuamente bistrattata nel mondo del lavoro. Magari avessi potuto portare dei brani più autoreferenziali, ma la musica è messaggio e nient’altro: se utilizzata per se stessi perde la propria utilità perché si tratta di un momento di pura condivisione».

Non sono mancati momenti difficili nella carriera di Skuba Libre: «Spesso mi sono ritrovato da solo, ma è solo una conseguenza di questo mondo che funziona con il “dare per avere”: non esiste la misericordia. Fortunatamente dopo ogni momento buio c’è stata sempre una nuova occasione, e nuove persone con cui lavorare e crescere insieme».

Infine, confida i suoi sogni nel cassetto: «Suonare con un’orchestra intera e realizzare dei brani sulla musica popolare o sul jazz, un genere che amo proprio per la sua assenza di confini e la sua difficoltà di esecuzione».