L’eterno dei Maestri del Cinquecento

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Vasari, Deposizione

In seguito al successo delle tre esposizioni dedicate al Novecento, ovvero Liberty. Uno stile per l’Italia moderna, Boldini e Art Déco. Gli anni ruggenti in Italia il San Domenico di Forlì annuncia, dal 10 febbraio al 17 giugno 2018, una mostra che non è fuor di luogo definire “sontuosa”. Caratterizzata da un nuovo percorso espositivo che, per la prima volta, utilizza come sede espositiva la Chiesa conventuale di San Giacomo Apostolo, a conclusione del suo integrale recupero.

Obiettivo dell’esposizione è l’indagine della trasformazione dei valori delle arti nell’età delle Riforme del XVI secolo. «Occorre dunque ripercorrere la visione che di quel momento storico ne ebbero i contemporanei, quale fosse il loro modo di guardare al presente e al passato artistico e, a seguitare, quali siano state le interpretazioni critiche successive. Si possono prendere simbolicamente due date: il 1527 e il 1610», spiega Gianfranco Brunell, coodinatore della rassegna.

L’Eterno e il tempo tra Michelangelo e Caravaggio documenta quello che è stato uno dei momenti più alti e affascinanti della storia occidentale. Gli anni che idealmente intercorrono tra il Sacco di Roma (1527) e la morte di Caravaggio (1610); tra l’avvio della Riforma protestante (1517-1520) e il Concilio di Trento (1545-1563); tra il Giudizio universale di Michelangelo (1541) e il Sidereus Nuncius di Galileo (1610) rappresentano l’avvio della nostra modernità.

Ad essere protagonisti al complesso del San Domenico saranno il dramma e il fascino di un secolo che vide convivere gli inquietanti spasimi di un superbo tramonto, quello del Rinascimento, e il procedere di un nuovo e luministico orizzonte, con grandi capolavori del Manierismo.

Il rinnovamento dell’arte e la sua recezione sono stati decisivi nel determinare la nascente coscienza critica, e con essa quella nuova idea di storia e di natura che chiamiamo modernità.

E’ Giorgio Vasari a cogliere il rinnovamento del linguaggio artistico della prima metà del XVI secolo. Sollecitato dalla grandezza di Michelangelo, egli giudica i nuovi ideali di «grazia», «prestezza» e «velocità» degli artisti che cadranno poi sotto l’etichetta di «manieristi» competitivi con i modelli e i canoni classici.

L’istanza alla Chiesa di Roma di un maggiore rigore spirituale, se da un lato produceva una rinnovata difesa delle immagini sacre (soprattutto ad opera della ignaziana Compagnia di Gesù), dall’altro imponeva una diversa attenzione alla composizione e alla raffigurazione delle immagini, nonché a una ridefinizione dello spazio sacro e dei suoi ornamenti.

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Si sviluppano così scuole e orientamenti nuovi. Dal tentativo di dare vita a «un’arte senza tempo» di Valeriano e Pulzone, nell’ambiente romano, agli esiti del modellato cromatico di Tiziano, al naturalismo dei Carracci, con quel loro «affettuoso timbro lombardo», come lo chiama Longhi. Ma è anche la vita quotidiana che si affranca dai bagliori dell’estremo Rinascimento. Si avverte una “temperatura sentimentale” che pare interpretare il nuovo senso del Concilio tridentino che deve parlare a tutti i cuori creando una nuova forma di pietà e di devozione, con l’esaltazione della figura mariana, dei primi martiri e dei nuovi santi. Francesco d’Assisi fra tutti.

A partire dal tema delle nudità michelangiolesche s’afferma un dibattito che fa del tema corpo, del corpo nudo, della sua rappresentazione, della sua bellezza il centro di un contenzioso tra sacro e profano che investe i modelli artistici e le stesse collocazioni delle opere d’arte, tale da condizionare i principali centri del collezionismo, dalle corti europee allo stesso cortile del Belvedere Vaticano, dove erano collocate le più famose figure antiche di nude divinità pagane.

Il clima sociale e religioso stava rapidamente cambiando. L’antiromanità della Riforma, unita a motivi politici, volgeva velocemente verso espressioni di lotta iconoclasta. E mentre Lutero aveva parzialmente tollerato le immagini religiose relative alla vita di Cristo, Calvino le aveva rigorosamente vietate.

In Italia la battaglia più impegnativa per il dipingere e per il vivere moderno si combatte nella pittura di commissione sacra. Il protagonista di questa lotta è soprattutto Caravaggio. Egli tenta una innovazione radicale del suo significato religioso come fatto di religione profondamente popolare.

Tra l’ultimo Michelangelo a Caravaggio, passando attraverso Raffaello, Rosso Fiorentino, Lorenzo Lotto, Pontormo, Sebastiano del Piombo, Correggio, Bronzino, Vasari, Daniele da Volterra, El Greco, i Carracci, Federico Barocci, Veronese, Tiziano, Federico Zuccari, Guido Reni, Domenico Beccafumi, Giuseppe Valeriano e Scipione Pulzone, s’addipana un filo estetico di rimandi e innovazioni che darà vita a una età nuova. Comprese le forme alternative di Rubens e Guido Reni.

Come questa grandiosa mostra compiutamente racconta.

Informazioni:
Costo del biglietto: 12.00 €; Riduzioni: 10.00 €
Prenotazione: Obbligatoria
Orario: da martedì a venerdì ore 9,30 – 19,00Sabato, domenica e festivi ore 9,30 – 20,00. Chiuso Lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima
Telefono: +39 199151134, riservato gruppi e scuole 0543.36217
E-mail: mostraforli@civita.it

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Andrea Speziali
Andrea Speziali, classe 1988 e residente a Riccione è uno tra i più giovani esperti nel campo dell’Art Nouveau con un dottorato all’Accademia di Belle Arti a Urbino. Giovane poliedrico, capace di passare dalla pittura alla scultura fino alla scrittura con originalità e creatività. Si è cimentato in varie esperienze artistiche: Progetto “Italia Liberty”; ha partecipato alla Affordable Art Fair di Amsterdam, alla 14^ Fiera Internazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Pechino nel complesso del World Trade Center e alla 54^ Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia – Padiglione ‘‘Italia’’ – a cura di Vittorio Sgarbi. Alcune pubblicazioni: '‘Una Stagione del Liberty a Riccione’’ (Maggioli 2010) . Un ricco curriculum di conferenze e ritagli di articoli e intere pagine su quotidiani nazionali fanno di Andrea un grande culture di quella corrente artistica che agli inizi del ‘900 si conosceva come Art Nouveau in Francia, Jugendstil in area tedesca e mitteleuropea e Modern Style nei paesi anglosassoni.