Giusy Versace: “Mi tremano le gambe che non ho”

0
243

giusy01

I lettori di OFF la conoscono bene: Giusy Versace, manager, da poco anche attrice teatrale diretta da Edoardo Sylos Labini, atleta paraolimpica con record italiani ed europei nella corsa, nota a tutti per il suo impegno civile e sociale per i disabili, da questo momento aggiunge al suo “parterre” d’eccellenza una candidatura a Reggio Calabria per la Camera nella lista di Forza Italia, fortemente voluta da Silvio Berlusconi. Ad maiora! (Redazione)

Non controlla le pause: le domina. Con antica sensuale maestria, padroneggia i silenzi e le argentine esuberanze del racconto. Mentre dice di sé, ti penetra quanto la lama della passione e ti sconvolge ogni naturale caos interiore. “Pensavo di essere serenamente omosessuale”, pensavo fra me e me, mentre mi inondava di incidente, sport salvifico, moda, ballo, libro e teatro.

Una colata di lava incandescente, che ti acchiappa le viscere e ti fa confessare che al cuore e ai sensi non si può imporre il buonsenso. Giusy Versace non è una donna noiosamente qualsiasi, di quelle che incontri nei corridoi del Palazzo, o ai convegni sull’essere donna, o nelle aulemagne delle baronie universitarie. Questa Femmina d’altri orizzonti sa di giardini primordiali, di frutti rubati, di perfidi diabolici serpi tentatori.… Sai, per una donna le gambe rappresentano molto dal punto di vista della femminilità. Aprire un guardaroba e dover rinunciare, di colpo, a tante cose, dalle minigonne ai tacchi alti, è stato decisamente un momento impegnativo per una donna. E riuscire, oggi, a distanza di qualche anno, ad indossarli di nuovo è, per me, un piacere ritrovato. Riesco anche a ballarci e chiedo spesso al mio tecnico di taroccarmi le caviglie e aggiustare le inclinazioni per poter osare un tacco sempre più alto. Ed è stata proprio la partecipazione a Ballando con le Stelle, il mio momento OFF più significativo. Non avrei mai pensato di poter anche solo partecipare, dopo l’incidente, ad una gara di ballo e, alla fine, perfino vincerla. Indossare un meraviglioso paio di gambe, come fossero scarpette da danza – ma col tacco altissimo – e volare nell’aria a inseguire le note musicali. OFF OFF OFF!!!”

Ma la sensualità non passa solamente attraverso un paio di belle gambe…  “Ho imparato da sola e con un gran lavoro su me stessa che, effettivamente, le cose importanti siano altro oltre l’immagine. Per me, che vengo dal mondo della moda, è stato un percorso particolare. Già subito dopo aver abbandonato le stampelle e la sedia a rotelle, dopo anni dall’incidente, mi ritrovavo a partecipare ad eventi o riunioni di lavoro dove tutte le altre donne arrivavano superpreparate ed io mi presentavo con la scarpa bassa e i pantaloni larghi. Ma, col tempo e una sicurezza fortificata, anche io ho ricominciato a giocare coigiusy versace (1) vestiti… Con le scollature, per esempio…

Pensando al giorno dell’incidente, c’è una Giusy di prima e una Giusy di dopo?

“Credo che il prima e dopo valga per tutti, a prescindere: il tempo passa e la personalità cambia. Per quanto riguarda me, sì,  c’è un prima e un dopo. Pur sentendomi la stessa ragazza d’un tempo, ho acquisito una scala di priorità diversa; sono molto più innamorata della vita, rispetto a prima; ho imparato a gioire delle piccole cose, mentre prima ero lanciatissima nella mia carriera e pensavo solo a quella. Oggi penso allo sport, all’impegno sociale, alla mia Onlus, alle mie missioni. Alla mia grande fede, che mi ha aiutata a non incattivirmi con la gente, a non diventare un disabile rancoroso. Grazie alla fede, accetto e apprezzo ciò che ho, senza pensare a quello che mi manca o che non posso avere o non posso fare.”

Ma lo sport è passaggio obbligato per il recupero di una disabilità “acquisita”?

“No, non lo è, in realtà, ma ti aiuta moltissimo, col rigore, la disciplina, l’impegno, la fatica. Ti aiuta a superare i limiti. Ti incoraggia e ti fortifica. Lo sport paraolimpico, poi,  dovrebbe essere preso in più seria considerazione dallo Stato, che, invece, è quasi del tutto assente. Se non ci fossero le piccole Onlus, tanti ragazzi sarebbero soli. Ricordo ancora la gioia di Francesco Comandè, (campione nazionale, fra l’altro, dei 100 e 200 metri indoor NdA) quando la mia Onlus gli ha consegnato la protesi buona per dedicarsi all’atletica. Oggi mi dice che la sua vita è cambiata da allora e che rimorchia più ragazze di quanto non potesse sperare…”

E ride. E ride anche quando le chiedo come si senta, in questi giorni di prove, sapendo che mancano poco meno di due settimane al suo debutto come attrice teatrale.

“Mi tremano le gambe che non ho!”

13121786_largeEd esplode un’altra risata argentina…E ti annichilisce la densità della risata. Solo Callas riusciva a farmi confusamente “innamorare” così profondamente. E l’imperfetto è al posto giusto. Perché conversare con Giusy Versace, occhi come perle di ossidiana e una spavalda chioma corvina a confermare le radici mediterranee, da la stessa corposa masochistica sensazione di essere preso al laccio dalla potenza di una Dea dell’Olimpo. E, mentre ci diamo appuntamento con la tournée teatrale dello spettacolo  tratto dal suo libro autobiografico Con la testa e con il cuore si va ovunque, mi abbandono con un sorriso necessariamente autoironico all’impossibile sogno del miracolo della mia riconversione.

Del resto, due volte, nella stessa vita, non si può. E, dunque, resto frocio, con un’Amica in più.