Giovani e anti-moderni. Intorno a L’Intellettuale Dissidente

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unnamedLe grandi narrazioni si cominciano a scrivere poco più che ventenni. Giovanni Papini fondò nel 1903, assieme a Giuseppe Prezzolini, la rivista letteraria Il Leonardo. Avevano rispettivamente ventitré e ventidue anni. L’Italiano iniziò le sue pubblicazioni ai primi del 1926, quando Leo Longanesi aveva appena compiuto ventun anni. Mino Maccari invece diede alle stampe il primo numero di Il Selvaggio all’età di ventotto anni e Curzio Malaparte, anche lui giovanissimo, fondò nel 1921 una rivista quindicinale, intitolata Oceanica, che ebbe vita breve a dispetto delle sue ambizioni abnormi. Altri tempi altri uomini, diventati però i cattivi maestri di un’epoca in decomposizione.

Il gruppo editoriale e di pensiero nato nel 2012 intorno alla rivista periodica online L’Intellettuale Dissidente riunisce una generazione cresciuta dopo la caduta del muro di Berlino che odia essere definita “millennials” e non si riconosce nel nuovo mondo liberale e libertario dove tutto permesso ma è niente è possibile. Quelli di destra dicono che siamo di sinistra mentre quelli di sinistra ci considerano di destra. Ma alla base del nostro impegno politico c’è il sabotaggio culturale che mira a destrutturare le colonne portanti della modernità: il culto del progresso, la globalizzazione economica e il buoncostume umanitario occidentale che impone al resto del mondo una modello senz’anima né gloria. Pierre Drieu La Rochelle scriveva nel suo ideario antiborghese che “l’estrema civiltà porta l’estrema barbarie“. Ecco, mentre i partiti entrano in campagna elettorale, noi combattiamo la battaglia generazionale. Ci vediamo nel futuro.