Quando il suono tocca il cielo: Gaspare Bernardi, l”eremita della musica”

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22554809_1317361865058338_9203518413366738804_nRipartenza. E’ la parola chiave di Stranger At Home, ultimo album di Gaspare Bernardi, poliedrica figura a cavallo tra musica, poesia, scrittura e teatro, operante sul crinale dell’Appennino Tosco-Emiliano. «Questo disco nasce alla chiusura di un lungo capitolo che mi ritrova solo, dopo aver perso un po’ tutto quello che in 20 anni si era realizzato. E’ la reazione istintiva, il   tentativo   di   non   soccombere, di   far   rinascere   dalle   ceneri   di   una   esperienza entusiasmante quanto infine amara e dolorosa, un nuovo corso» racconta il musicista modenese, che ha dovuto fare i conti con la chiusura del suo centro per lo sviluppo e la creatività umana Gaia Sofia e con le innumerevoli difficoltà per tenere in vita la rassegna Le vie del suono, creata nel 1999 con un gruppo di amici.

Con la tenacia e con la pazienza che occorrono per ricostruire, Gaspare Bernardi ha così pubblicato con Egea Music il suo quarto lavoro, sostenuto da una spinta interiore che si è tradotta in rinnovamento senza, però, tradire un percorso già avviato: «L’album è sicuramente in continuità con il precedente e come quello, dopo anni di partecipazioni, provini, canzoni, concorsi nel mondo della musica leggera e pop, soddisfa quell’intenzione mai sopita di ricollegarmi alle origini di strumentista, ai miei studi in ambito classico affiancati dalle prime esperienze di un certo pop e jazz».

Compositore e musicista defilato, l’artista di Pievepelago trae ancora una volta ispirazione dalle atmosfere, ritmi, tempi e distanze della montagna per questo disco, una narrazione tra suono, distanze, altitudini e impegno, con la partecipazione di Markus Stockhausen e Achille Succi.

Gaspare BernardiAlla musica Gaspare Bernardi si avvicina presto: «Mio padre usciva lasciando la radio su una stazione che trasmetteva musica classica e jazz, e molto presto riconoscevo gli strumenti e mi perdevo anche in lunghi ascolti». Poi i giocattoli strumento, le prima tastiera con cui riproduce i motivi che passavano per televisione, fino all’iscrizione al conservatorio grazie alla complicità di uno zio. Alla fine degli anni ’80 prende il via il suo percorso cantautorale, poetico e teatrale. Stranger At Home è il suo secondo lavoro strumentale, dove l’assenza di parole non impoverisce l’intenzione narrativa, affidata al corno francese. Proprio grazie a questo strumento ha iniziato a farsi conoscere, più di trent’anni fa, anche negli ambiti modenesi tra jazz e pop.

Tornando invece ad oggi, l’eremita della musica pensa già ad un nuovo album di canzoni: «Desidero sia il mio album migliore. Anche se ora il sogno forse più concreto è quello di aver di nuovo un nucleo fidato di musicisti».