Come riscoprire la parola Audacia

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Gardone Riviera - Vittoriale degli Italiani - Sovrastrutture della nave Puglia
Gardone Riviera – Vittoriale degli Italiani – Sovrastrutture della nave Puglia

Per i greci era il thymos, la facoltà dell’anima che Platone nella Repubblica pone tra “ragione” e ”appetito desiderante”. In italiano, oggi, la parola suona un po’ retorica, eppure possiamo ancora avvertirne la pienezza spirituale: #audacia! La scandisco e già mi sento pronto a trasformare i pensieri in azione: è il respiro profondo che si prende prima di stendere i muscoli e lanciarsi verso l’obiettivo, incuranti degli ostacoli. #audacia! E’ essa che dona brillantezza alla “ragione”, senza lasciare ammuffire le riflessioni nei mille calcoli intorno all’utilità e alla perseguibilità di uno scopo. E’ l’audacia che ci consente di andare oltre i nostri più bassi desideri. Grazie ad essa io divento pienamente uomo, ponendomi nel giusto mezzo tra la divina razionalità e il bestiale appetito. E’ un coraggio particolare, quello dell’audace, in grado di far leva sulle componenti più nobili dell’animo, quelle che accendevano di furore gli eroi omerici di fronte a un’offesa e consentivano loro di non sottomettersi passivamente al fato e agli avversari. E fu un’audacia collettiva, che cento anni fa permise ai giovani italiani in armi di riscattare l’onore dell’esercito umiliato a Caporetto. Proprio l’audacia fu il tratto distintivo di quel mix di idealismo e brutalità che ne fu l’avanguardia, l’arditismo, cui Gabriele D’Annunzio fornì il motto che ne descriveva l’essenza: Memento Audere Semper.