“La musica non esiste”, tributo allo storico chitarrista degli Avion Travel

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Alessio Bonomo @Piero Marsili Libelli
Alessio Bonomo @Piero Marsili Libelli
Alessio Bonomo @Piero Marsili Libelli

Nel 2001 Fausto Mesolella produce La rosa dei venti, album che segna il debutto di Alessio Bonomo, tra le voci più originali del rock italiano. «Fu Caterina Caselli a metterci in contatto» ricorda il cantautore napoletano a proposito del primo incontro con il chitarrista degli Avion Travel, stroncato da un infarto nel marzo 2017. «Io andai a trovarlo a casa sua a Caserta, credo fosse il 98/99. Ascoltò i miei brani e rimase colpito dal mio modo di scrivere, io restai affascinato dalla sua personalità musicale e cominciammo a collaborare. Da lì in poi non ci siamo più persi di vista».

Ed infatti la collaborazione tra i due è proseguita. Fino alla fine. A gennaio è uscito per Esordisco La musica non esiste, il nuovo lavoro discografico di Alessio, che definisce «più semplice e istintivo» rispetto al precedente Tra i confini di un’era. Dodici tracce intense e coinvolgenti composte da lui, ma sviluppate e cresciute grazie anche alla fondamentale presenza di Mesolella che di questo disco, oltre ad aver suonato, ha curato arrangiamenti e produzione artistica.

«Questo album nasce dalla voglia che avevamo con Fausto di rifare un disco assieme. Poco più di due anni fa, andai a trovarlo nel suo studio di registrazione e gli feci ascoltare un po’ di canzoni inedite che avevo scritto nel corso degli anni. Lui scelse quelle che lo ispiravano di più e senza pensarci troppo abbiamo cominciato a suonarle e registrarle» dice il cantautore.

Dopo la sua improvvisa scomparsa, è stato Tony Canto a prendere il timone e a concludere le registrazioni di questo lavoro, che vanta inoltre la partecipazione degli Avion Travel quasi al completo (Peppe Servillo, Ferruccio Spinetti al contrabbasso, Mimì Ciaramella alla batteria e Peppe D’Argenzio al sax), oltre a Petra Magoni e Alessandro Mannarino.

A quasi un anno dalla sua perdita, Bonomo non dimentica il compagno di musica, condividendo uno dei momenti cui è maggiormente legato: «L’ultimo viaggio in macchina fatto assieme, il 15 marzo 2017, da Caserta per andare a suonare al Monk di Roma. Era una giornata di sole, in macchina con noi, seduta sui sedili posteriori, c’era anche sua moglie Elisabetta che si addormentò dopo i primi chilometri. Fausto aveva voglia di raccontarsi, mi parlò del fatto che non si ricordava nemmeno di come fosse la sua vita da non chitarrista e mi raccontò di quando da bambino passò una giornata intera alla finestra aspettando che suo fratello rincasasse per portargli la sua prima chitarra elettrica. Lui sapeva che sarebbe arrivato di sera, ma restò comunque tutto il giorno alla finestra finché non lo vide apparire con quella custodia che conteneva già tutti i sogni che poi avrebbe realizzato nel corso della sua bellissima carriera».

Classe 1970, Alessio si è avvicinato alla musica da bambino, ascoltando i dischi che i genitori avevano in casa: Peppino Di Capri, i Collage, Riccardo Fogli. «Da adolescente ho scoperto prima i Pink Floyd, poi i cantautori, fino a che mi è venuta voglia di comprare una chitarra per scrivere qualcosa di mio. In generale potrei dire che gli artisti che mi hanno influenzato di più, in ambito musicale, sono stati quelli che nel corso della propria produzione hanno dato importanza alle parole quanto alla musica».

Il suo primo singolo, Il deserto, è stato pubblicato dalla Sugar di Caterina Caselli. «Il mio manager di allora, Renato Venturiero, fece ascoltare i miei primi provini alla Caselli, lei ne rimase colpita e volle conoscermi, dopodiché, mi proposero un contratto».

Nella sua carriera c’è anche un festival di Sanremo, nel 2000, con il brano La croce: «Ricordo che proprio alla Caselli, mentre eravamo lì, dissi che Sanremo mi sembrava il set di un film di Fellini. C’è di tutto: ‘nani’, ballerini, cantanti, soubrette, televisioni, giornalisti. E il popolo che accorre in massa per guardare. Direi che è stata un’esperienza surreale e divertente che sono felice di aver fatto».

I suoi testi non sono sfuggiti neanche a Roberto Vecchioni, che ha commentato: «Le sue canzoni sono pillole di intelligenza poetica, mira diretto al cuore, senza imitare nessuno». «A detta sua, la cosa che lo colpiva di più della mia scrittura era la capacità di essere essenziale, di arrivare direttamente al punto» conferma Bonomo, che infine confida il suo sogno nel cassetto: «Una casetta in riva al mare».