Roland Garros 1976: quelle pennellate di Adriano Panatta

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dfd8286d68648cf8a7ae242a02673d92Sui Parioli soffia il vento caldo dell’estate romana. “Ascenzietto”, sbirciando da bordo campo, segue quella pallina che lascia impronte sulla terra rossa e sul bianco di gesti e vestiti dei giocatori. Cresce con quel suono nelle orecchie e quei movimenti morbidi ed eleganti negli occhi. Vent’anni dopo quella città e quei gesti sono diventati la sua vita. Il suo gioco.

Il 1976 è un anno di divisioni, di rossi e neri, di buono e cattivo, di gente che si deve schierare per forza. È l’Italia, sempre uguale e sempre dalla parte sbagliata. “Ascenzietto” non c’è più. È cresciuto. Però ha portato con sé l’estate romana, un anticipo che il 9 giugno fa il suo ingresso sul campo centrale del Roland Garros.

Quarti di finale dell’Open di Francia. Dall’altra parte della rete c’è Bjorn Borg che da quattro anni non perde un match sulla terra rossa parigina così simile a quella di Roma Nord. Adriano Panatta si accomoda il ciuffo e comincia a giocare. Lo svedese cerca di imprigionarlo nella sua gabbia di palle pesanti e angoli sempre più stretti. Un cappio perfetto.

Non c’è verso. Adriano sente un suono familiare nella sua testa. È elegante, naturale, imprevedibile. Quello gli tira dei sassi e lui gli restituisce a volte fiori, a volte stilettate, spesso polvere di stelle. Gli ingranaggi s’inceppano. Il pubblico sottolinea stupito.

È il cavaliere in armatura blu venuto a liberare il tennis dalle sue catene. 6-3, 6-3. Romantico come un film in bianco e nero.

Panatta-BorgL’estate romana, però, è intermittente. L’orso si sveglia e comincia a far pulizia di lustrini, favole e brillanti. Non c’è spazio per la fantasia. Rumori monotoni, pum, pam, pam, pam. Adriano molla. Non ci si ritrova nella monotonia lui che è sempre stato al di sopra dei comuni mortali. 6-2 per la rockstar del tennis. Ma è un giorno speciale, una pagina scritta in corsivo. Quarto set. La palla è leggera, quasi non si alza dalla terra rossa. La bacia, danza tra la polvere. 5-3. Tre match point. Pam, pam, pam. Svaniti. Un sogno al mattino. Impalpabile.

Non è il momento di aprire gli occhi. Si va al tie break. Adriano, che maneggia la racchetta come un pennello, disegna arcobaleni. Verde, giallo, blu, viola, è un capolavoro. In Svezia non ci sono tutti questi colori. La macchina si spegne. Le braccia volano al cielo. È l’estate di Adriano. Bjorn Borg ha partecipato otto volte al Roland Garros vincendo in sei occasioni. Le due sconfitte? Polvere di stelle.