GB Guerri: “In questa società nichilista serve la normalità”

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GUERRI GIORDANO Bruno, writerphoto: © BASSO CANNARSAQual è il ruolo della storia in un paese, il nostro, ancor oggi culla della cultura per tutto l’Occidente? Intorno a questo interrogativo si è svolta l’intervista a Giordano Bruno Guerri, storico, scrittore e giornalista, che dal 2008 guida la Fondazione del Vittoriale degli Italiani.

Giordano, è vero che la storia si ripete?

E’ vero che la storia si ripete, ma sempre in modo diverso. Il gioco dei parallelismi è bello, ma impreciso. Da una parte nel passato ci sono certamente stati movimenti populisti, come “L’uomo qualunque“, ma tutto il resto intorno era totalmente differente: questo e’ un periodo splendidamente o mostruosamente nuovo, a seconda dei punti di vista.

A cosa ti riferisci?

Alla tecnologia, che è la vera rivoluzione, la più importante. Questa da una parte facilita la comunicazione ed annulla le distanze, ma dall’altra modifica profondamente ogni relazione umana.

Ormai sembra che esista un “Avanti Google” o “Dopo Google”: se non sei su Internet non sei mai esistito…

E’ vero. Tutte le cose che ho fatto prima della metà degli anni ‘90 sono irrintracciabili, come il libro su Maria Goretti. Per esempio, mio figlio ha scoperto che sono su Wikipedia e questo per lui ha significato il riconoscimento della mia “esistenza” sociale.

Ci sono effetti positivi della tecnologia?

Certamente. Abbiamo digitalizzato tutte le opere di D’Annunzio:ogni anno escono circa settanta pubblicazioni, si semplifica la logistica e si ottimizza il lavoro. Inutile negarlo, la tecnologia facilita ogni cosa. A volte penso che grazie alla tecnologia tra centinaia di anni ci sarà un “viaggio nel tempo” per vivere l’epoca di D’Annunzio.

La nostra società conosce il valore della storia?

La nostra società in genere è divorata dal presente e non ha tempo né voglia di guardarsi indietro. Ma un popolo che non conosce la storia non è un popolo credibile.

Parliamo di Cultura e Identità.

La parola “cultura” e’ futurista: sia quella alta, che permette la ricerca del bello, che quella antropologicamente intesa. Adesso la cultura è la tecnologia e anche se sembra riduttivo dobbiamo pensare che dietro ad essa c’è la scienza. Siamo sicuramente in un periodo in cui “prevale” la dimensione scientifica. Per quanto concerne l’identità, questa si sta forzatamente diluendo, disperdendo e annacquando.

Perché?

I popoli sono tali perché hanno comunanza di lingua, storia e religione. Adesso, per quanto riguarda la religione, tutto è mescolato e se si chiede quale sia la differenza tra un luterano, un protestante o un cattolico pochi la conoscono. La lingua: tutti ne parliamo almeno due se non tre e utilizziamo addirittura simboli, gli emoj, che sono diventati gli ideogrammi contemporanei. La storia di ogni popolo, con l’arrivo dell’Unione Europea, si è un po’ dispersa e trascurata.

Mi racconti un episodio Off della tua vita?

Diventai direttore di Storia Illustrata, ma non ero giornalista. Così dovetti firmare un foglio come direttore in cui assumevo per praticantato me stesso. Divenni giornalista e capii esattamente come andava il mondo.

Sei stato “Assessore” alla cultura coniando un nome: “Assessore al dissolvimento dell’ovvio”: oggi, se dovessi pensare a un Ministero della Cultura, come lo chiameresti?

Oggi lo chiamerei “Ministero della affermazione dell’ovvio”. Ormai, in una società nichilista, la normalità e l’ovvio sono rivoluzionari.

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1 commento

  1. “Ormai, in una società nichilista, la normalità e l’ovvio sono rivoluzionari.”
    Il buonsenso e la ragione sono rivoluzionari al giorno d’oggi, come sempre.

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