L’esordio “sbarbato” di “Cinemaboy”

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Cinemaboy_cd cover Il suo percorso nella scuola di Amici, lo scorso anno, è stato a dir poco “burrascoso”. Ma è ormai acqua passata per Mike Bird, tanto che anche il nome con cui si era fatto conoscere al grande pubblico del piccolo schermo non esiste più. Ora Michele Merlo è Cinemaboy.

«Era il mio nickname di Myspace e serviva un nome fuorviante dal contesto televisivo per far arrivare a più persone il mio lavoro, provando a superare il preconcetto del talent. Mi sono sempre sentito un po’ decontestualizzato all’interno di Amici, tanto che a volte mi chiedevo il perché fossi ancora lì dentro» spiega il cantautore vicentino.

Cinemaboy è anche il titolo del suo album d’esordio, uscito a dicembre per l’etichetta Maciste Dischi con distribuzione Artist First: «È un disco giovane, senza patente, perché l’ho scritto che ero ancora inconscio di ciò che mi accadeva intorno e del linguaggio che potevo usare per descriverlo. È interamente dedicato a una ragazza. È un disco intenso e di pancia, ma anche “senza barba”, che appartiene al Michele di 4 anni fa, uno che si innamorava di continuo».

Otto gli inediti, tre gli anni di realizzazione per un lavoro dall’appeal internazionale. «Ha come riferimenti, più che delle band o singoli, delle identità sonore del tutto non italiane. Dall’ Rnb alle ballad un po’ brit fino ai Drop elettronici. È un po’ com’ero io a 18 anni: spettinato» racconta il ventiquattrenne veneto, che alla musica si è avvicinato ascoltando Celentano e Alex Baroni («i dischi che mamma e papà avevano sempre in auto). «Poi un giorno, era più o meno primavera, ho iniziato a suonare una chitarra. In realtà avrei potuto provare a studiare qualcos’altro, tipo il pianoforte. Ma c’era da studiare e io non ne ho mai avuto troppa voglia».

Cinemaboy 1_photo by Guido Stazzoni_Arrivato ad un passo dalla finale nel talent della De Filippi, facendo un bilancio dell’esperienza di Amici commenta: «Sicuramente ho capito in modo più chiaro cosa c’è che va e cosa non va, cosa serve e cosa non serve, cosa si deve e cosa non si deve».

Riflettendo, invece, su ciò di cui va più fiero del suo percorso professionale, dice: «Dell’amore. Sono un romantico e per romantico intendo che mi apro totalmente qualsiasi cosa mi tocchi. Non riuscirei a fare niente altrimenti, dallo scrivere al cucinare fino al portare fuori il cane».

Non sono mancate le difficoltà lungo il suo cammino: «Quella principale è l’interazione con il pubblico, quello più maturo. Superare il pregiudizio e far piacere il proprio lavoro richiede onestà ed educazione». Infine, dopo uno sguardo al passato, il cantautore confida i suoi progetti per il futuro: «Il mio sogno è la quiete, stare a casa, scrivere un bel secondo disco e incontrare Lucio Dalla in sogno per chiedergli come ha fatto a scrivere “Cara”».