Quel ritratto inedito di Giuseppe Verdi..

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copertina mellaceÈ possibile scrivere una biografia eludendo il consueto binomio vita/opere? Sì. Lo dimostra il musicologo Raffaele Mellace (docente all’Università di Genova) in Con moltissima passione (Carocci, pagg. 302, euro 14), un efficace e innovativo ritratto di Giuseppe Verdi.

Per comprendere l’originalità e la novità di questa biografia verdiana occorrerà partire dal titolo: «moltissima passione» è, infatti, una locuzione contenuta in una lettera di Verdi del 24 settembre 1848 indirizzata al librettista Salvadore Cammarano. Siamo nelle fasi preparatorie della stesura della futura Luisa Miller e Verdi chiede esplicitamente un «dramma breve di molto interesse, di molto movimento, di moltissima passione».

Il movimento. E’ esattamente questo, dunque, che fa da sfondo all’approccio di Mellace verso Verdi, un artista italiano dalla vocazione europea: nelle pagine, la biografia verdiana è indagata attraverso la sua “geografia”, ovvero i luoghi attorno ai quali il compositore orbitò. Si tratta, spiega l’autore, di un numero relativamente ristretto: «Luoghi in cui Verdi risiede o ritorna con varia frequenza per anni, in stagioni diverse della vicenda biografica e del percorso creativo. Luoghi che non soltanto accolgono un Verdi di volta in volta giovane, maturo, anziano, ma che influiscono in misura determinante sulla sua evoluzione di uomo e artista».

Questo itinerario (non cronologico) parte da Roncole, frazione di Busseto, nella bassa parmense: qui, il 10 ottobre del 1913, nasce Verdi (curiosità: presso lo Stato civile del Comune di Busseto viene registrato con i nomi francesi – siamo sotto Napoleone – di Joseph Fortunin François); qui riceve la sua prima educazione musicale da don Baistrocchi (organista che, poi, Verdi sostituirà già dall’età di 9 anni); qui conosce la “Ghitta”, Margherita Barezzi, che sposerà il 4 maggio 1836; qui, nel 1834, viene escluso dal posto di organista in San Bartolomeo scatenando «un’autentica guerra municipale» che sfocerà nell’assegnazione a Verdi di un posto comunale di «Maestro di musica per l’istruzione della gioventù». E siamo solo all’inizio.

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Mellace, con l’invidiabile dovizia di un investigatore, ripercorre le innumerevoli tracce verdiane per tutto lo Stivale e non solo: l’amata Milano («Settant’anni esatti dura il romanzo del rapporto vitale e travagliato di Verdi con Milano, dall’approdo del diciottenne che giunge in città per compiere la propria formazione fino alla morte al Grand Hotel et de Milan»); Venezia, «la prima piazza che Verdi affronta fuori Milano» (cinque prime alla Fenice in una quindicina d’anni); Roma, terza tappa del «progetto di una diffusione su scala nazionale della propria produzione» (quattro prime); Napoli, «scuola cruciale nella più autentica tradizione del melodramma italiano»; Parigi, «baricentro della fase centrale della carriera» (dal 1847 al 1871, pur senza mai nutrire il desiderio di trasferirvisi); Genova, «dimora invernale dei coniugi Verdi» e «piazza teatrale importante». Ne emerge un ritratto avvincente, maneggevole, fatto di quotidianità e, dunque, di assoluta piacevole lettura.

giuseppe-verdi  Oltre all’aspetto geografico, Mellace sonda anche il percorso politico verdiano tra Risorgimento e Italia unita e – da segnalare – una gustosa parte finale sulla musica sacra giovanile dell’organista bussetano, «benché», come scrisse Verdi stesso il 15 ottobre 1836, «non sia inclinato alla musica da Chiesa».