Leggere l’arte: i libri d’artista di Fulvio Leoncini

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2 FulvioIntensità, tormento e molto altro… non possono lasciarci indifferenti le opere dell’artista Fulvio Leoncini, il quale, nato a Empoli, lavora a Santa Croce sull’Arno (Pisa). Dagli anni Settanta a oggi sono circa cinquanta le mostre che l’hanno visto protagonista. I suoi lavori ci arrivano dritti dritti al fulcro delle nostre emozioni e non è facile parlarne in modo razionale, proprio perché la forma della figura è superata dalla potenza astratta del colore e dalla deformazione della realtà.

Parlando della sua produzione, vorrei focalizzarmi su una parte, oggi nel mondo dell’arte un po’ trascurata, che è quella che concerne i libri d’artista. Leoncini ne ha creati sette: In silenzio ad aspettare che il vuoto mi avvolga (1998), Ossa rotte, realizzato nel 2006, Pezzi (2006), In nomine domini del 2009, Elettroshock (2012), sul quale a breve mi focalizzerò; Di sole ombre del 2015 ed Eros o Eros – 2017.

Tutti quanti sono accomunati da una tecnica estremamente materica, che dà luogo a creazioni consistenti, che sembrano quasi prendere vita per l’energia lì lasciata dall’Autore e per questo ci trascinano in modo febbrile all’interno del loro mondo, il quale nasconde certamente segreti, nostalgia e sofferenza.

Prendiamo allora Elettroshock, nelle cui pagine si “narra” – parola che possiamo utilizzare a ragione, benché si tratti di dipinti – l’atrocità alla quale può portare questa macchina infernale, ufficialmente abolita, ma purtroppo, in modo illegale, ancora in utilizzo. L’artista intensifica le immagini attraverso  frasi, come “Ho perso tutti i denti”, con accanto l’immagine di una bocca ridotta in frantumi, oppure, ancora: “Senza storia”.

5 FulvioMi sono soffermato davanti a questo dipinto di una nuda figura femminile, che nella sua semplicità esprime un concetto profondissimo e con straordinaria forza: si tratta della scienza che non solo all’uomo toglie le sue funzioni vitali, ma addirittura, cosa ancora più grave, la sua storia, che comprende l’insieme della ricchezza di un intero vissuto che viene letteralmente rubato – non a caso questa donna si mostra spogliata delle sue vesti, metafora del proprio tessuto intimo.

All’interno del volume troviamo anche documenti reali, che vanno da foto e lettere scritte da chi queste esperienze le ha subite sulla propria pelle. Un libro d’arte quindi, certo, ma dove si racconta una realtà spesso dimenticata e narrata dall’autore con un disegno elementare e incisivo e con colori unici: opachi, ma intrisi di una micidiale energia che ci colpisce, non a caso, proprio come una scarica elettrica.