Quei mondi immaginari di Umberto Chiodi che “disegnano” la moda

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U. Chiodi, Apocalisse I, 2007, 47x67.5 cm, mista su cartoncino Courtesy Studio d'Arte Cannaviello
Umberto Chiodi, Impromptus 6, China e aquerello su cotone, 76,5 x 55,5 cm, 2017
Umberto Chiodi, Impromptus 6, China e aquerello su cotone, 76,5 x 55,5 cm, 2017

Non è facile trovare artisti che si dedicano esclusivamente, o quasi, al disegno, cosa che invece fa Umberto Chiodi, che trova in questo la sua tecnica espressiva che più gli si confà, perché il disegno è istintivo, spontaneo ed esiste un vicino rapporto senza interferenze tra mano e carta.

In taluni casi l’artista fa utilizzo anche del collage, anche questa una tecnica da lui amata, utilizzata in tal caso per raccontarci la realtà che ci circonda e le dinamiche sociali, che possono apparire anche archetipiche, per dei lavori fortemente ispirati dal tempo e dal luogo in cui viviamo.

Daizy Shely-Umberto Chiodi, Collezione Primavera Estate 2018
Daizy Shely-Umberto Chiodi, Collezione Primavera Estate 2018

Quelli di Umberto Chiodi, i cui motivi delle creazioni sono stati utilizzati anche dalle importanti stiliste Mila Schön e Daizy Shely per le loro sfilate, sono soggetti idealizzati, onirici, come usciti da sogni o mondi immaginari, dove l’autore non sembra molto interessato alla sfera narratologica, quanto invece a quella meramente rappresentativa, che ci conduce in universi differenti dal nostro. Angeli, demoni, creature mitologiche o con sembianze fiamminghe: sono questi i soggetti che vediamo rappresentati e che ci offrono quel sapore fantastico e irreale, realizzati a volte anche con un retaggio squisitamente fumettistico.

Prendiamo per esempio Apocalisse II del 2007. Qui Umberto Chiodi dà vita a due figure: sulla sinistra assistiamo alla presenza di una creatura mostruosa composta dalla testa di un anziano, un bambino e da una colonna di teschi; sulla destra, una bambina sta suonando una chitarra e sembra ignara della presenza dell’altro soggetto. I colori, come di solito nelle opere di Chiodi, non sono vivaci, ma asciutti e tendenti all’opaco, per una cromia che, senza clamori, crea eleganza, anche grazie all’attenta collocazione delle figure, sempre ben studiata dall’artista.

U. Chiodi, Apocalisse I, 2007, 47x67.5 cm, mista su cartoncino Courtesy Studio d'Arte Cannaviello
U. Chiodi, Apocalisse I, 2007, 47×67.5 cm, mista su cartoncino Courtesy Studio d’Arte Cannaviello

La tendenza figurativa di Chiodi si sgretola in altre opere, come per esempio nella serie degli Impromptu, dove i tratti del riconoscibile lasciano lo spazio a una idealizzazione delle forme che le scompone e le modifica, dando così solo un’idea del soggetto senza offrircelo in maniera compiuta.

Grazie alla riuscita tecnica che mette insieme un ottimo tratto a un uso del colore delizioso queste opere, come del resto le altre di diversa specie, assumono un valore altamente poetico, risultato ultimo dei lavori di un artista eccellente, che fa del disegno la sua cifra stilistica.