Leggere la lirica: in arrivo un’opera enciclopedica e una storia…linguistica

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È un periodo editoriale piuttosto fecondo per l’opera lirica. La letteratura musicologica (ma, come vedremo, non solo) si arricchisce, infatti, di alcuni titoli di importanza davvero significativa e degni di nota.

il-seicentoPartiamo, per dimensioni, con la monumentale storia dell’opera di Elvio Giudici per Il Saggiatore: L’Opera. Storia, teatro, regia. Non è, però, una storia dell’opera tradizionale, ma un approccio alla lirica “moderno”, in quanto si tratta di una storia delle esecuzioni e delle rappresentazioni contemporanee. L’intento di Giudici, critico musicale del Giorno e di Classic Voice, è ciclopico: recensire tutti (tutti!) i dvd melodrammatici immessi sul mercato. Con una scrittura infallibile e affascinante, Giudici analizza (con relativo voto in stelline), autore per autore, titolo per titolo, messinscena per messinscena, il patrimonio lirico così com’è stato rappresentato nel Novecento. E proprio per le sue faraoniche dimensioni, l’originale enciclopedia operistica di Giudici è stata suddivisa in più tomi: attualmente sono disponibili Il Seicento (pagg. 501, euro 35), Il Settecento (pagg. 823, euro 40) e il primo volume de L’Ottocento (pagg. 1300, euro 52). Di prossima pubblicazione saranno il secondo volume dedicato all’Ottocento e quello sul Novecento. Un approccio del tutto nuovo al teatro musicale, immancabile per un melomane.

lingua opera lirica copertinaAltra chicca è rappresentata da un altro affascinante volume, La lingua dell’opera lirica (Il Mulino, pagg. 323, euro 28). Anche in questo caso, l’argomento è innovativo: tracciare una storia dell’opera italiana non attraverso musiche e compositori, ma attraverso i libretti. A compiere l’impresa sono due linguisti dell’Università di Milano, Ilaria Bonomi ed Edoardo Buroni, i quali spiegano chiaramente il filo conduttore della loro ricerca, ovverosia i «legami che i libretti mostrano con la tradizione letteraria, nel quadro di una storia del melodramma ripercorsa, molto sinteticamente, nella prospettiva letterario-linguistica dei suoi testi».

L’approccio dei due italianisti, dunque, non è solamente musicale. Nella prima parte del testo viene tracciato un profilo linguistico dell’italiano per musica attraverso i secoli: da Ottavio Rinuccini, poeta i cui testi vennero musicati dai maggiori compositori operisti del Seicento (compreso Monteverdi), a Metastasio, con il quale il libretto raggiunge «quella perfezione esemplare che sarà il modello fondamentale per quasi tutto il secolo, e anche oltre»; da Gennarantonio Federico, il «maggiore dei librettisti napoletani» musicato da Pergolesi, a Goldoni, campione del «codice comico»; da Giambattista Casti, letterato viterbese «esponente di spicco dell’opera italiana all’estero» musicato da Paisiello, a Lorenzo Da Ponte, braccio destro di Mozart e funambolico personaggio europeo.

Se il Settecento è stato il “secolo dei librettisti”, l’Ottocento si ribalta e diventa “il secolo dei compositori”. Bonomi e Buroni mostrano come, in tale contesto, l’opera cambia e porta con sé uno «scadimento qualitativo dei librettisti» (perché «chi scrive libretti deve sottostare ad imposizioni da parte degli impresari e dei compositori») fino ad arrivare a Verdi con cui «il peso dell’operista sul testo verbale è forte e determinante». Grande spazio ha, poi, dopo la beve stagione del verismo, Giacomo Puccini il quale va a rafforzare ancor di più la supremazia del compositore sullo scrittore: «Oltre a scegliere i soggetti e i librettisti, egli interveniva nella forma del testo verbale in modo molto deciso». Sintomatica è una piccata lettera che Puccini stesso scrisse al suo librettista Giuseppe Adami: «I libretti si fanno così. Rifacendoli. Finché non raggiungeremo quella forma definitiva che è necessaria a me per la musica, non le darò tregua. Verso, metrica, situazioni, parole… non mi guardi con quegli occhi attoniti… devono essere, fase per fase, studiati, vagliati, approfonditi, secondo il desiderio mio e le mie personali esigenze». Dopo Puccini, la crisi del Novecento quando l’opera, da forma d’arte diffusa capillarmente nella società, diventa «fenomeno prettamente culturale e di élite».

Tutta la seconda parte del libro – davvero una miniera – è rappresentata, invece, da un’antologia di testi commentati  che segue la medesima scansione temporale dagli albori del Seicento agli anni Duemila. Interessantissima, questa sezione, per i tantissimi esempi, curiosità, lemmi, latinismi, dialettismi, figure retoriche esposti e che tratteggiano l’evoluzione dell’italiano melodrammatico (e del melodramma stesso) attraverso la sua secolare storia.