Paolo Hendel: “Vi farò ridere anche su Marte”

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Paolo Hendel-012.Fenucci.editPaolo Hendel torna all’originaria vocazione teatrale che lo ha reso celebre ai suoi esordi quando, con coraggiosa inventiva, parlava con la propria immagine sdoppiata dentro a un televisore. Quella stessa vena surreale, unita alla capacità di cogliere in anticipo il potenziale comico della tecnologia, viene messa ora al servizio di una commedia divertente e originale, ambientata in un’immaginaria Italia del futuro, scritta da Paolo Hendel con Marco Vicari e Gioele Dix, che ne firma la regia. Fuga da Via Pigafetta è in scena al Teatro della Cooperativa di Milano fino al 28 gennaio.
 
Questo spettacolo rappresenta la sua prima commedia, come si è trovato a fare “l’attore di prosa”?

È una novità per me, che sono da sempre abituato ai monologhi con il pubblico. Questa è, invece, una commedia a tutti gli effetti, c’è anche la cosiddetta “quarta parete”. Il testo è stato scritto con Marco Vicari giovane autore di talento, ci tengo a sottolinearlo, e Gioele Dix. Gioele ha accettato subito con entusiasmo, occupandosi anche della regia. È la prima volta che giochiamo insieme ed è stato molto bello.

Nello spettacolo, ambientato in un avveniristico 2080, si trattano tematiche molto attuali come quella della “fuga dei cervelli”.

Sì, una fuga di cervelli estremizzata. Questo spettacolo riprende quella che è da sempre la mia cifra, ovvero ridere di una realtà negativa per esorcizzarla. La figlia del protagonista, interpretata dalla giovane e brava Matilde Pietrangelo, si è appena laureata e comunica al babbo di aver trovato lavoro su Marte. Oggi assistiamo già alla prime missioni sul pianeta rosso e nel 2080 potrebbe accadere davvero che i nostri figli al posto di andare a Londra o in Australia andranno a vivere su un altro pianeta.

Ci parli dei protagonisti dello spettacolo.

Il personaggio che interpreto si chiama Nestlè; abbiamo immaginato che nel 2080 ci sia l’uso di rinunciare al proprio nome per venderlo a uno sponsor. L’unica a non essere “brandizzata” è la figlia di Nestlè; la madre voleva chiamarla Robiola Osella, invece alla fine hanno optato per Carlotta. Nestlè, nel suo piccolo monolocale, oltre che con la figlia, dialoga con il suo computer domestico, un alter ego elettronico che non ha debolezze umane. Il computer è più simile a una suocera rompiscatole ed è motivo di continui battibecchi. Nell’appartamento del protagonista si assiste a una presenza diffusa di elettrodomestici intelligenti.

Lo spettacolo ha una posizione critica nei confronti dei dispositivi tecnologici?

No, tutto viene giocato sul dubbio. La tecnologia e internet rappresentano dei grandissimi strumenti di conoscenza. In alcuni casi possono salvare la vita. Pensi a Paolo e Francesca, un messaggino li avrebbe salvati: «occhio ragazzi, sta arrivando il marito!», emoticon con le corna. Oppure ancora “Romeo e Giulietta”: «ciao Romy, sono giulietta, prendo un Tavor e faccio finta di essere morta, non fare cazzate. Ci vediamo domani all’autogrill di Verona est». Il gioco comico non porta mai a risposte precise. Le risposte spettano alla buona politica. Noi artisti possiamo fare in modo che il pubblico si ponga delle domande e che lo spettacolo possa essere occasione di riflessione, con leggerezza e divertimento. Qualcuno ha detto: «con la cultura non si mangia!», ma oltre a essere una frase infelice è una frase sbagliata. In realtà il teatro dà da mangiare. Investire nella cultura può produrre ricchezza; nelle parti del mondo dove la cultura viene sostenuta si ottengono risultati importanti da un punto di vista economico.

manifesto_Paolo Hendel_FUGA

Lei cosa pensa di questa presenza preponderante dei dispositivi tecnologici?

Io nella vita ne faccio ampio uso. Posso passare giornate intere davanti alla tv con i videogiochi di mia figlia, tanto che spesso è lei a dirmi «basta, babbo!». Credo siano una straordinaria invenzione e che abbiano una grande utilità, ma dobbiamo essere noi a comandarli e gestirli.

Prossimi progetti?

Sto scrivendo un libro con Marco Vicari. Si tratta di alcune riflessioni sul tema della vecchiaia. La giovinezza credo sia un po’ sopravvalutata, in fondo anche Leopardi ha un po’ esagerato, lo dico con tutto l’amore e l’ammirazione. Dell’arida vita, l’unico fiore, Di vecchiezza. La detestata soglia ”; io, che mi sto avvicinando a quella soglia, la sto rivalutando. Da giovane sono stato bene ma anche dopo non sono stato così male. Nella scrittura ci stiamo avvalendo della consulenza di geriatri, che scriveranno anche dei capitoli con consigli di vario tipo. Mi auguro che questo libro possa essere anche uno strumento utile. Che si possa ridere ma che possa essere anche interessante.

Ci racconta un episodio OFF della sua carriera?

Quando una sera durante uno spettacolo è andata via la luce. Lì mi sono detto: «o muoio o reagisco». Così ho fatto finta che quel guasto fosse voluto, che potesse sembrare una scelta di teatro d’avanguardia e quindi ho iniziato un gioco con il pubblico della serie “The show must go on”. Quando è tornata la luce è stato quasi un dispiacere. Spesso gli inciampi quando danno vita a qualcosa che funziona, vengono poi inglobati nel repertorio. Ero tentato di riproporre questo “imprevisto” volontariamente, tanto era venuto bene.