Gabriele Ciampi, dalla Casa Bianca ai Grammy 2018

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MUSICA: GABRIELE CIAMPI, IL TALENTO ITALIANO AMATO NEGLI USAL’American Dream è vivo. La prova tangibile è Gabriele Ciampi, cresciuto a Roma lavorando in famiglia, un’azienda di costruttori e fornitori di pianoforti. Dopo il Conservatorio di Santa Cecilia e gli studi all’università La Sapienza, viene selezionato dalla Ucla (L’Università della California, Los Angeles). E’ il 2012. Gabriele lascia l’Italia in cerca della strada da percorrere per esprimere a pieno il proprio talento. E la strada della realizzazione e del successo, seppur molto lontano da casa, la trova. Presto il compositore riceve un bigliettino, due righe firmate Michelle Obama: “Ho ascoltato il suo cd, apprezzo la sua musica, l’aspettiamo”. Così, nel 2015, si esibisce alla Casa Bianca per la famiglia del Presidente Obama. Amatissimo negli USA, il 1° gennaio terrà il suo quinto concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma dando il via al The 5th year tour, con cui festeggia i suoi primi cinque anni di attività live in giro per il mondo. Il 2018 per il compositore si apre con un’altra gran bella soddisfazione: Ciampi è confermato in giuria della 60esima edizione dei Grammy Awards.

Maestro, la sua famiglia ha un’impresa di pianoforti. Per lei dev’essere stato piuttosto naturale avvicinarsi alla musica.

Sì. Abbiamo un’azienda di famiglia dal 1945, abbiamo da poco festeggiato i 70 anni.  Vivere la musica dal negozio è diverso, c’è un aspetto commerciale da tenere in considerazione e c’è poco spazio per la creatività. Il lato positivo, ovviamente, riguarda il pianoforte. Lavorando ogni giorno in contatto con questo strumento ho avuto   la possibilità di conoscerlo a fondo, dal legno utilizzato per costruirlo fino al processo di produzione. È uno strumento semplice ma allo stesso momento ha una grande complessità, un insieme di dettagli che uniti tra loro lo rendono “perfetto”. Il pianoforte è lo strumento che rappresenta tutta l’orchestra, seduti al piano si può scrivere musica per un’orchestra sinfonica. Questo aspetto è alla base della mia musica: semplicità di scrittura ma un insieme di dettagli per quanto riguarda l’orchestrazione.

A casa sua che musica si ascoltava?

Ho sempre ascoltato musica italiana. Sono un big fan della nostra tradizione popolare. Sono deluso nel constatare che da molti anni non abbiamo più talenti legati al pop in grado di varcare confini nazionali: ci sono artisti che fanno piccoli concerti all’estero nei bar, nei pub, in teatri minori, ma alla fine all’estero ci ricordano per Volare che dal ’58 ha cambiato il modo di scrivere della canzone popolare (e mi riferisco in particolare alla parte musicale). Vorrei si tornasse indietro, che ci fosse più qualità nel pop italiano e meno “contaminazione televisiva”. Uscire da un reality non vuol dire essere un autore o un compositore. Bisogna uscire dalle accademie e conservatori per intraprendere questa carriera e lasciare un segno, lo studio classico è alla base di tutti i generi musicali.

Cos’è per lei il talento e quando ha capito di averlo?

La predisposizione ad un mestiere o ad una determinata arte è un “regalo” che non va sprecato. In realtà questa dote implica degli obblighi verso il pubblico: un artista di talento deve sempre fare quello che “deve” e non quello che “può” fare. Nel mio caso posso dire che sento di avere una predisposizione alla scrittura musicale, scrivo e dirigo la mia musica in occasione dei concerti. Ma qualsiasi tipo di dote personale da sola non basta, serve uno studio rigido, una conoscenza profonda delle regole del passato.  Non esiste innovazione senza tradizione. Senza uno studio approfondito delle regole non è possibile “infrangerle”. Io ho sempre avuto un interesse verso la produzione, intesa come creazione di qualcosa. Ricordo che mi sono occupato proprio nell’azienda di famiglia di una produzione di pianoforti che stiamo attualmente vendendo (anche all’estero) e mi affascinava non poco lavorare in fabbrica ed assistere al processo creativo. Questa grande passione l’ho ritrovata nella composizione.

Perché ha lasciato l’Italia per gli Stati Uniti?

Ho sempre dichiarato di  essere un “cervello in prestito”. L’esperienza in  America mi ha arricchito e spero di mettere a disposizioine del mio Paese questo bagaglio. Negli USA siamo considerati dei grandi artisti, ma allo stesso tempo abbiamo tanto da imparare. La mia fortuna è aver avuto la possibilità di studiare in entrambi i Paesi, permettendo al mio stile competitivo una crescita continua: l’Italia ha una grande scuola e tradizione musicale, ma lo studio negli USA permette di adattare queste nozioni accademiche alla contemporaneità. Ecco perché ho frequentato anche la UCLA, Università di Los Angeles. Sono stato invitato a partecipare alle classi di composizione e orchestrazione ed è stata una grande possibilità di crescita professionale.

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Cosa le manca e cosa non le manca dell’Italia?

Le rinunce sono tante. Sembra tutto bello perché la California è spettacolare, ma alla lunga il clima di “isolamento” e l’eccessiva lontananza dall’Italia si fanno sentire. La mia famiglia e gli amici sono in Italia e sono state delle rinunce non indifferenti. Però allo stesso tempo dagli USA ho avuto grandi soddisfazioni, dalla Green-Card per Extraordinary Ability, ricevuta direttamente dal Governo Americano, fino alla performance alla Casa Bianca per la famiglia Obama. Mi auguro si possa fare un passo indietro e tornare alla grande musica italiana ripartendo dai nostri punti di forza, primo fra tutti Sanremo, che negli ultimi anni è stato più uno spettacolo che un’esibizione canora. Siamo conosciuti anche per questo evento e quindi da qui spero si possa ripartire, con una rigida selezione dei brani, con una giuria di tecnici e di vera qualità e con una direzione artistica legata alla conoscenza tecnica della materia. Questa poca attenzione alla qualità della produzione artistica è la carenza della musica del nostro Paese in questo momento.

Mi racconta del bigliettino ricevuto da Michelle Obama?

L’esperienza vissuta con gli Obama fa capire come gli USA siano il Paese delle opportunità. Ho inviato il mio primo album The Minimalist Evolution alla First Lady e lei mi ha risposto dopo 4 mesi, invitandomi ad esibirmi per lei e il presidente Obama in occasione del periodo natalizio. Cercavano un compositore italiano e non hanno voluto nomi famosi, ma hanno dato spazio ad un giovane artista esclusivamente sulla basa di un curriculum   artistico presentato e scrupolosamente visionato. Questo evento mi ha fatto capire le possibilità che questo Paese offre, oltre a farmi rendere conto della considerazione che hanno degli italiani all’estero: mi sento dire che siamo creativi e geniali in quello che facciamo, quindi sarebbe ora di unire gli sforzi per dare un contributo importante al nostro Paese.

Com’è stato suonare alla Casa Bianca? Ha qualche aneddoto o curiosità da confidarci?

L’emozione nel varcare la soglia della White House non posso dimenticarla, con la coppia presidenziale e gli ospiti pronti ad ascoltare un’ora e mezza della mia musica. Ho avuto l’opportunità di visitare lo Studio Ovale e la cucina. Quella della Casa Bianca è molto particolare. Qui fanno i prodotti dolci che vengono poi venduti a Washington e regalati in occasioni importanti. Dato che Sam Kass era lo chef personale del Presidente mi sono offerto come “aspirante chef” per la First Lady e, dal momento che tutto ciò che si produce in forno mi affascina, avevo promesso di fare una pizza speciale per Michelle. Poi le cose sono cambiate ed è arrivato Trump. Magari cucinerò per Melania!

E dell’esperienza in Vaticano cosa ama ricordare?

Sicuramente l’incontro e l’abbraccio con Papa Francesco, l’emozione del momento in cui mi ha detto di continuare e di andare avanti. Senti dentro di te una forza incredibile, indipendentemente dalla fede religiosa. Questo  Papa ha una forza straordinaria che riesce a trasmettere con un piccolo gesto come uno sguardo o un forte abbraccio. Questa esperienze è stata la più forte, difficile da dimenticare.

Mi racconta un episodio Off degli inizi della sua carriera?

Cinque anni fa tenni il mio primo concerto a Los Angeles, in chiesa. Era stato molto difficile trovare l’orchestra, nessuno aveva voglia di provare e di eseguire musica sconosciuta. Così decisi di saltare le prove e arrivai direttamente al concerto senza conoscere i miei musicisti. Un’esperienza difficile, tanti gli errori, ma ero veramente contento nel sentire l’esecuzione della mia musica. È stato un bel rischio, ma era l’unica occasione per avere un’orchestra a disposizione in grado eseguire 100% musica originale e feci di tutto per non farmela sfuggire. La sera prima del concerto il batterista ebbe un incidente giocando a calcio, una frattura ad una falange della mano destra: panico. La batteria e i timpani hanno un ruolo importante nella mia musica. Chiamai un medico coreano, conosciuto la sera prima, che venne al concerto e fece una particolare ingessatura provvisoria che permise al musicista di suonare. Un vero e proprio “miracolo” che salvò questa mia prima uscita americana.

Rappresenterà l’Italia in giuria ai Grammy Awards 2018. Negli Stati Uniti come viene percepita la musica italiana?

Partecipare agli Oscar della Musica è un grande onore. Nuovamente gli USA mi sorprendono, un invito arrivato direttamente dalla Record Academy proprio nell’anno in cui i Grammy Awards saranno presentati a New York, al Madison Square Garden. Gli artisti italiani sono molto considerati e in particolare i compositori. Cercavano un compositore italiano e sono onorato di essere diventato membro ufficiale della Record Academy e di poter votare per le categorie principali: Record of the Year, Album of the Year, Song of the Year e Best New Artist.

1418899045-ciampiE lei che idea ha della musica e della situazione musicale del nostro Paese?

Non buona purtroppo e mi dispiace. Vivendo all’estero tocco con mano quanta considerazione ci sia per il nostro Paese e per i nostri artisti. Però solo per quelli del passato, del nostro panorama musicale attuale si conosce poco all’estero. Credo la colpa sia in buona parte del fatto che si punta a costruire il personaggio, un fenomeno commerciale da vendere e non da conservare nel tempo. Inoltre ho notato che alcuni personaggi tendono ad improvvisarsi esecutori, compositori, direttori d’orchestra, scrittori. Ma alla fine quale mestiere portano avanti? E con quali risultati? La scelta di una sola professione è alla base della qualità della produzione artistica. Un altro aspetto importante riguarda i reality. Assistiamo alla nascita continua di personaggi inventati da un programma televisivo, ma che non hanno le qualità e le doti tecniche per poter intraprendere la strada musicale. Si dovrebbero sfruttare meglio i reality, inserendo in giuria esperti e tecnici di musica e non solo personaggi. Vedendo anche i Big che parteciperanno al prossimo Festival di Sanremo credo ci sia veramente una crisi profonda del “vivaio” italiano. Abbiamo una media di over 50 quando ai Grammy ogni anno la media degli artisti in finale è tra i 20 e i 30 anni. Questo mi preoccupa.

Il 1° gennaio 2018 sarà in concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Mi parla di questo tour?

Devo ringraziare Musica per Roma per avermi invitato per il quinto anno consecutivo, proprio nell’anno in cui festeggio i primi cinque anni di attività live. Una grande festa nella mia città con un concerto a Capodanno all’Auditorium Parco della Musica, più di questo non saprei cosa chiedere. I miei concerti sono produzioni   impegnative, collaboriamo con orchestre prestigiose e ogni evento necessita di almeno 3 mesi di lavoro. Ecco perché avere più di 3-4 date tra Italia ed estero diventa   difficile. Insieme  al  mio team ho scelto questa strategia per mantenere sempre uno standard qualitativo di livello e per continuare la collaborazione con orchestre sinfoniche stabili nazionali. Nei miei live propongo sempre una parte cameristica e una sinfonica. Per questo evento di Capodanno apriremo con un Duo e un Quintetto e poi ci sarà una sorpresa con la quale presenteremo la parte sinfonica. Uno strumento poco usato come solista si confronterà con l’orchestra di 40 elementi, eseguendo uno dei 3 movimenti da me composti. Sto parlando dell’arpa, che verrà suonata da Augusta Giraldi dell’Accademia di Santa Cecilia. La parte centrale del programma è caratterizzata dalla Suite per chitarre e orchestra e il finale è riservato al Concerto per Pianoforte e Orchestra in LA Maggiore con cui da qualche anno chiudiamo i concerti.

Tornare ad esibirsi a casa sua che significato ha?

Roma è da sempre stata la città dei creativi, i romani dalle origini sono legati alla mitologia classica. Per un artista, e nel mio caso romano, esibirsi in questa città vuol dire tanto, ancor di più per il quinto anno consecutivo. È una piccola soddisfazione personale che mi sento di condividere con il pubblico della mia città. Inoltre nella capitale collaboro da anni con la mia CentOrchestra, composta da musicisti che conosco bene e che   possono trasmettere tanto al pubblico.

Ai giovani musicisti italiani di talento cosa si sente di consigliare?

Solo una cosa: studiare tanto. Il successo facile non esiste, se avete la fortuna di cavalcare l’onda della visibilità mediatica approfittatene per studiare il doppio, per dimostrare il vostro vero valore. Senza lo studio rigido non si lascia alcun segno ma, al contrario, si rischia un inevitabile declino e un futuro incerto.