Ambra Orfei: “Il circo ha valori forti. Fuori non ci sono”

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Ambra Orfei: "Il circo ha valori forti: una cosa che fuori non c'è"Figlia di Nando Orfei, capostipite di una delle dinastie più importanti del circo italiano e di Anita Gambarutti, nipote di Moira Orfei, esperta acrobata e cavallerizza, Ambra Orfei è direttrice artistica del celebre circo che porta il nome paterno.

Ci racconta un episodio OFF degli inizi della sua carriera?

Ricordo che una volta al circo sono entrata dopo il numero di un clown che aveva fatto delle bolle di sapone, versando il liquido per terra. Io dovevo cantare una canzone per bambini e ballare. Così quando ho fatto il mio ingresso ma sono scivolata sul pavimento. Ero quasi in spaccata e ho cercato di far pensare al pubblico che quello fosse un pezzo coreografico. Mi si è strappato tutto l’abito dietro, si è aperta tutta la cerniera e quindi ho dovuto fare il mio numero cercando di non dare mai le spalle al pubblico, perché avevo il costume rotto sino quasi ad arrivare al sedere. Con tutti i ballerini, animatori e artisti che cercavano durante la performance di chiudermi l’abito. Quindi è stato tutto un susseguirsi di attività che non erano state programmate dagli artisti, per poi riuscire a finire il pezzo con loro che mi hanno sollevato tenendomi da tutte le parti senza farmi cadere a terra -e tanto meno farmi cadere il costume!. Alla fine però ci siamo divertiti a nascondere un po’ tutto.

Ha mai avuto paura durante un’esibizione?

Io ho esordito in circo facendo la cavallerizza all’età di undici, dodici anni. Facevo l’acrobata a cavallo, in piedi. Poi, un giorno, durante una performance caddi da cavallo e mi spaventai a tal punto che la volta dopo mio padre durante il mio ingresso a cavallo mi vide con i lacrimoni. Così mi chiese spiegazioni. Io mi ero sempre vergognata di raccontargli questa cosa e quando gliene parlai lui mi disse: «scendi subito da cavallo, non ti preoccupare. Tornerai a cavallo quando deciderai tu». E io tornai a cavallo dopo sette anni. Era forte la mia passione per gli animali, ma da allora decisi di fare solo la cavallerizza in sella e non più l’acrobata.

Se non fosse nata in una famiglia di circensi cosa avrebbe voluto fare?

Se non fossi nata nel circo probabilmente avrei lavorato sempre nell’ambito dello spettacolo. Avrei fatto la ballerina o mi sarei dedicata a un’altra forma d’arte come il teatro.

Da tanto tempo ha aperto una scuola di circo per bambini. Ora preferisce insegnare?

Ho iniziato da molto piccola a lavorare sia nel circo che in tv. Ho portato delle attività circensi in tv e ho fatto viceversa nel circo. Ho portato nel circo tante cose che apprendevo in tv. Quindi ho arricchito il mio bagaglio di esperienza, conoscenza a tal punto che ho deciso di aprire una mia agenzia di eventi. Fare l’artista mi stava un po’ stretto, così ho iniziato a organizzare degli eventi per amici che mi chiedevano cose particolari (artisti che si arrampicavano sulle case ecc.) e ho capito che c’era questa richiesta e che non esistevano delle società in grado di poterla accontentare. Ho iniziato nel 2002 con un’agenzia che si occupava di management di artisti. In seguito con mio marito abbiamo pensato: perché non fare una scuola di circo? Volevo divulgare l’arte circense attraverso la scuola per bambini nella sua forma più nobile. Perché il circo non è fatto solo di animali ma di gente che lavora tutti i giorni per raggiungere degli obiettivi. E quindi ho pensato di esportare questa esperienza e di farla conoscere ai bambini attraverso la scuola di circo.

Quali insegnamenti impartisce la vita del circo?

Il circo è una forma di spettacolo molto ampia perché si lavora in famiglia, quindi c’è proprio uno stile di vita particolare. Ci sono valori molto forti. Si è molto uniti perché si lavora tutti insieme. Una cosa che fuori dal circo non c’è. Ho capito la differenza perché mi sono mancati questi valori. Il circo è come un piccolo paese che si sposta con tutte le sue regole, la sua cultura, la sua tradizione. È un piccolo mondo fatto di personaggi dove anche se gli spettacoli terminano dopo due ore, con il gruppo ci convivi per una tournée intera e ti comporti come se stessi in una grande famiglia.

Oggigiorno qual è il più grande problema che deve affrontare il mondo del circo?

Il problema del circo è non essere riuscito attraverso la sua comunicazione interna a far capire al pubblico che cosa è realmente il circo. Perché alla fine è stato utilizzato da associazioni che volevano farsi pubblicità come strumento attaccabile (animalisti ecc.). L’hanno massacrato e i circensi non sono stati in grado di difendersi. Non sono state punite le persone che hanno commesso i reati. È stata punita un’intera categoria. Il circo non ha avuto la lungimiranza di organizzarsi e di riuscire a opporsi e raccontare come stavano realmente le cose. Un po’ perché il circo è fatto di gente semplice, molto impegnata dalla mattina alla sera a portare avanti la tournée e la propria struttura da non accorgersi del baratro che queste associazioni gli stavano preparando. Così nel baratro poi ci sono caduti e il circo italiano adesso sta vivendo questo problema: di essere visto come una realtà negativa, quando realtà negativa non sono mai stati. E di non aver punito chi ha commesso dei reati. Anche perché in realtà hanno iniziato a polemizzare su episodi non italiani. Io ho lavorato per una vita con i cavalli e siamo cresciuti con l’amore nei confronti degli animali. Ho imparato a curarli e rispettarli perché sono nata con loro e mio padre mi ha insegnato ad amarli.

Da una decina di giorni a Milano c’è Il Villaggio delle Meraviglie. Questa è l’undicesimo edizione. Come è nato questo evento?

È un evento natalizio che nasce da un’idea di importare in Italia una tradizione che avevo visto all’estero. Prima non c’era l’abitudine di realizzare i villaggi in Italia. Siamo stati un esempio, una linea guida. Siamo stati i primi e poi in tanti ci hanno copiato. Il Villaggio delle Meraviglie è un contenitore natalizio pieno di attività legate alla famiglia in un clima quasi da film. È tutto scenografato molto bene: c’è una musica di sottofondo che accompagna gli ospiti, ci sono attività per bambini, c’è la casa di Babbo Natale (che quest’anno è più bella con la fabbrica di giocattoli), c’è il mercatino degli Elfi, le giostre a carattere natalizio che accolgono anche i più grandi, e soprattutto il fiore all’occhiello che è l’enorme pista di pattinaggio, la più lunga del nord Italia. Poi ci sono gli animatori del villaggio che accolgono i bimbi con gli spettacoli di circo e con la scuola di circo. Inoltre c’è l’appuntamento Incontri sotto l’albero, gestito da me, dove intervisto gli artisti. Un modo per proporre delle attività culturali all’interno di uno spazio dedicato al Natale e alla famiglia. Ci sono tanti eventi in programma: i bambini della Ambra Orfei Circus School, un incontro con un coreografo e regista italiano che ha lavorato con il Cirque du Soleil e tante performance legate alle varie scuole di circo come gli allievi della Piccola Scuola del Circo dei Sogni e la scuola di circo di Verona.

L’atmosfera sembra da favola…ma i bambini di oggi hanno ancora voglia di sognare?

Quando i bimbi smetteranno di sognare non ci sarà più il mondo. All’interno di questo contenitore sognano ad occhi aperti perché si ritrovano all’interno di un luogo con tutti i personaggi che vedono nella loro fantasia (la Regina delle Nevi, Babbo Natale, gli Elfi). Ritengo che sia importante fargli vivere un momento così. Si immergono nel mondo del Natale.

Cosa dovrebbero coltivare di più i bambini e gli adulti?

Bisogna essere più vicini, uniti. I figli devono coltivare il rapporto con i loro genitori e i genitori devono cercare in tutti i modi di dedicare più tempo ai loro figli, perché sono il loro futuro. Si deve approfittare anche attraverso eventi come Il Villaggio delle Meraviglie, realizzati proprio per riuscire a trascorrere del tempo insieme alla propria famiglia. Perché siamo sempre presi dal lavoro e con la frenesia e il poco tempo che ci rimane alla fine trascuriamo i nostri cari, la nostra famiglia.

Lei ha lavorato anche in tv…C’è un personaggio che ricorda con particolare piacere?

Ricordo con molto affetto Aldo Biscardi. Abbiamo lavorato insieme per tre anni. Mi ha fatto da papà televisivo. Mi ha insegnato molte cose che adesso apprezzo, ma che al momento mi sembravano pesanti, perché era esigente e all’epoca lo trovavo forse esagerato. Ma adesso che son cresciuta capisco che era giusto si comportasse così.

Tuttavia il ricordo più bello della televisione è quello legato a Drive in. Lavoravo con artisti che sono tuttora famosi. Era tutto come un grande gioco e il momento più bello era senza dubbio nella pausa tra un blocco e l’altro, quando si andava a nero e c’erano questi 15 minuti di pausa per ripristinare lo studio. C’erano tutti questi artisti come Greggio, Teocoli e Boldi che si facevano gli scherzi uno con l’altro. E alla fine era più bello il momento in cui non venivano riprese le cose che quando si andava in onda. Me lo porto nel cuore. La televisione poi è cambiata.

Cos’altro accadeva a Drive in?

Si registrava in alcuni studi che stavano sotto terra e quindi avevamo la security e una postazione di controllo da parte dei Vigili del fuoco. Erano dislocati in ogni angolo. In studio non si poteva fumare, era vietato. Ed Ezio Greggio, tra un blocco e l’altro, una sera si è messo con la sigaretta accesa dietro le scenografie. Camminava nascosto lasciando uscire il fiumiciattolo della sigaretta. A un certo punto, vidi i vigli del fuoco impazziti che correvano a destra e sinistra perché non capivano da dove provenisse quel fumo e lui che con la sigaretta girava dietro le scenografie perché voleva fare uno scherzo ai vigili del fuoco. Poi facevano le convocazioni dicendoci di presentarci la mattina alle 7 in studio per registrare, ma non era vero. Sembrava un enorme college dove ogni giorno c’era uno scherzo nuovo. C’era un’atmosfera bella e collaborativa. Nessuno si arrabbiava.

Come è cambiata la tv negli anni?

Manca una linea guida. Mentre una volta si andava in linea con una logica e una preparazione nella realizzazione del programma, adesso si fanno i programmi sulla base di quanta gente li segue. Pochi sono gli artisti, tipo Bonolis che fanno produzioni importanti tipo Music, Tale e Quale o Amici di Maria De Filippi. Ma la maggior parte dei programmi segue il gusto dello spettatore. È lo spettatore che dà una linea attraverso l’audience, e anche gli sponsor seguono l’audience. E pur di fare ascolti la tv manda in onda delle cose che non sono così prestigiose.

Che rapporto ha con la fede?

Sono credente e cattolica. Per una serie di vicissitudini mi sono ritrovata a Gerusalemme seguita da una struttura di medici israeliani. Ho avuto modo di vistare la città e da lì ho capito che qualcosa è accaduto di importante. Ripercorrendo la strada di Gesù ti accorgi che Lui da lì ci è passato veramente. E ha lasciato un segno. Lo respiri nell’aria. In quella città ho fatto le mie cure, son stata seguita dai loro medici e poi è nata mia figlia. Quindi sono legata alla mia fede ancora di più. Perché forse ho ricevuto anche un piccolo miracolo.

Se potesse esprimere un desiderio, per Natale cosa vorrebbe?

Un sogno che ancora non sono riuscita a realizzare è quello di riuscire a condurre un programma per bambini. In tv ho fatto tantissime cose ma questa è proprio quella che avrei voluto realizzare fin dall’inizio. Mi auguro di non essere troppo “grande” per poterlo fare. Il mio sogno nel cassetto è questo. È l’ultimo rimasto.

2 Commenti

  1. allora noi “fuori” siamo tutti dei marcioni ??? grazie !!
    P.S. ci sarà un perchè al fatto che non vado al circo da almeno 45 anni

  2. il circo va bene se fatto da sole persone, basta animali nei circhi, spero che si arrivi ad una legge li vieti. Nessun animale, mai piú.
    Vedere fieri animali umiliati e obbligati a fare cose che non darebbero mai é diseducativo, frustrante, fa male.
    Consiglio di vedere il il docufilm “Tyke, l’elefante ribelle” per capire molte cose.Ed inorridire.

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