Scrittura e Fede: Totò Cuffaro e il suo “cunto” siciliano

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9788899572136_0_0_0_75Alla presentazione del libro di Salvatore alias Totò Cuffaro, salito alla ribalta della cronaca per i suoi problemi con la giustizia che ha debitamente scontato, c’erano tutti; il Teatro del Don Bosco Ranchibile a Palermo straripava di gente che da ogni parte della Sicilia era venuta per salutare Totò “vasa-vasa“, appellativo con il quale tutti i siciliani chiamano l’ex presidente della Regione Sicilia per la sua abitudine a salutare tutti con i classici due baci sulle guance.

Totò è giunto al suo terzo libro La figlia delle monache. RosaGemma, edito per Spazio Cultura Edizioni; è un cunto, come dice lo stesso autore, recuperato da un vecchio cantastorie, che narra questa delicatissima e tenera favola: la storia di una bimba mai esistita, RosaGemma, un’orfana lasciata da mani sconosciute, come spesso ancora succede, davanti al portone di un convento. L’arrivo di questa bambina cambia la vita claustrale delle monache, che decideranno di tenerla con loro: comincia così questa piccola storia d’amore, con le grida festose e innocenti di RosaGemma, che con i suoi ricci nerissimi svolazza da una suora-mamma all’altra e in quel giardino si mimetizza tra le rose profumatissime.

Questo libro bisogna leggerlo con la testa e con il cuore. Ti emoziona e ti fa piangere, ma ti invita soprattutto a riflettere per i numerosi simbolismi che l’autore non fa mistero di avere inserito: come la favola  di Cappuccetto Rosso, che RosaGemma cambia perché “il lupo non è cattivo” e spesso il cacciatore è un finto buono. Come nella vita.

Cresce e gioca la bimba, il suo giardino è il paradiso terrestre, apparentemente lontano da qualunque dolore, ma il destino diventerà lo stiletto che si conficcherà nel cuore delle suore quando la morte porterà via RosaGemma.

Un libro che ti prende fin dalle prime pagine, come spiega Pietrangelo Buttafuoco che ne ha scritto la prefazione, un racconto che è ispirato dalla sofferenza come porta per la fede e la forza che ne deriva rende invincibili, perché “la fede implica una sterminata riserva di risorse”. 

In questo libro l’autore ci accompagna con estrema gentilezza e garbo a sondare insieme a lui il mistero della vita: con i suoi colpi di scena, attraverso la narrazione  di una storia quasi anacronistica, si penetra dentro una dimensione parallela, dove ogni giorno è uguale all’altro, scandito dalla preghiera, dove il sacrificio e la rinuncia, atto d’unione a Cristo, rappresentano la vera libertà, incomprensibile a chi vive nel mondo reale. La comprensione del dolore come amore di Cristo aiuta ad ascoltare la voce della propria anima nella pace del silenzio.

La figlia delle monache” è la metafora della vicenda personale dell’autore: il monastero è il carcere dove Totò, un tempo uomo fra i più potenti in una terra dove i confini non sono mai così netti, sconta la sua condanna e, dalla sua croce, dalla sua umiliazione, trae liberazione dell’anima e rinascita. La sofferenza della segregazione forzata riaccende la luce che era stata smarrita nelle tenebre più profonde, restituendo la Vita: il vagito di un neonato rappresenta l’innocenza di cui ci si riveste assaporando la dolcezza della preghiera, la Fede, perché “nessuno è solo con se stesso, nessun muro può separare una carne dal tutto e finchè c’è parola – il Verbo- c’è Misericordia”.