Baccini: “Quando mi dissero: ‘L’ironia non vende!'”…

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inigo-baccini-mai-fermarsiDal 7 novembre nelle radio e in tutti i principali store digital possiamo ascoltare Mai fermarsi, il nuovo singolo di Inigo, cantautore pugliese diplomato al C.E.T. di Mogol. Il brano è uno slogan, è un invito ad andare oltre i propri limiti, di qualunque natura essi siano, oltre gli alibi e oltre tutto ciò che non funziona. Una bella canzone che è impreziosita da un artista come Francesco Baccini, che del collega più giovane dice: «Inigo scrive cose gradevoli ed è merce rara di questi tempi».  Diventato famoso negli anni ’90 con brani come Sotto questo sole e Ho voglia di innamorarmi, il cantautore genovese è da quasi trent’anni, ovvero dai suoi esordi, una delle voci più originali della nostra musica. Tra coloro che credono che il ruolo del cantautore sia quello di fotografare la società, Baccini ha scritto anche canzoni come Giulio Andreotti e Renato Curcio, contenute entrambe nell’album Nomi e Cognomi del 1992. Anarchico, provocatore divertito, è da sempre uno che le cose non le manda a dire e non si tira indietro nel dire ciò che davvero pensa. Ed è quanto fa anche stavolta.

Cos’ha pensato quando ha ascoltato il brano di Inigo, Mai fermarsi, per la prima volta?

Ho pensato che sono uno che non si ferma mai, quindi era giusto per me.

Non c’è mai stato un momento difficile nella sua carriera in cui ha pensato di fermarsi?

La mia carriera è sempre stata in salita nonostante l’anno prossimo siano 30 anni dall’inizio. Quando proponi qualcosa di diverso c’è lo scotto da pagare. Ma non mi può fermare niente. Uno non può rinunciare a respirare e la musica è la mia aria.

Mi racconta un episodio off dei suoi esordi?

Mah, ne ho tanti. Per esempio mi dissero: “L’ironia non vende!”. I discografici volevano cambiarmi. Ma io sono testardo e sono riuscito a fare la mia musica come volevo e da “cartoons”.  L’ironia è diventata un must per avere successo. Infatti quelli dopo di me, da Bersani a Silvestri, l’hanno usata tutti.

Nel suo brano Ave Maria, facci apparire, ritratto ironico della potenza televisiva di Maria De Filippi e dei suoi programmi, si schiera contro i talent show. Perché non le piacciono?

Non mi piacciono perché non si può far diventare famoso uno che dovrebbe iniziare un percorso. È come dare la laurea a uno che si è appena iscritto alle medie. Un tempo c’era la Corrida e nessuno pensava che vincere la Corrida avrebbe portato al successo. La musica è una cosa seria. I talent sono TV.

Ha dichiarato che probabilmente non ripeterebbe l’esperienza di Music Farm. Le va di spiegarmi i motivi?

Idem come sopra. Alla TV della musica non interessa nulla. Lo accettai perché mi piaceva l’idea di fare musica in televisione. Non avevo capito che era un “Grande Fratello con gli strumenti”. Quando l’ho capito era troppo tardi e sono impazzito. Voi non avete visto me lì dentro. Avete visto me in carcere.

Della musica di oggi cosa ne pensa?

Penso che quella valida te la devi andare a cercare col lanternino perché difficilmente la sentirai sui network o in TV. Volete un esempio? Provate ad andare a New York o a Londra e accendere la radio. Sentirete gruppi e artisti bravissimi di cui ignorate l’esistenza e invece là son popolarissimi. Qui la musica che passa la mensa è scadente, ma al pubblico piace perché non sa nulla di musica. Uno si abitua a tutto. “Quando è moda è moda” diceva Gaber.

Insieme con Cristiano De Andrè qualche anno fa si è mobilitato per Genova, la sua città. Oggi cosa ne pensa della situazione politica attuale in Liguria?

Penso che il centrosinistra abbia perso il sindaco anche grazie a quello. Genova città medaglia d’oro per la resistenza è la prima volta dopo decenni che ha un sindaco non di sinistra.

A febbraio guarderà Sanremo in televisione?

Non l’ho mai fatto nella mia vita (ride, ndr).

Prossimi progetti?

È appena uscito Chewing-gum Blues, album realizzato insieme a Sergio Caputo. Sto lavorando alla colonna sonora di un film sulla violenza contro le donne, Senza far rumore, del regista campano Luca Guardabascio. Sto preparando un mio nuovo album di inediti per festeggiare nel 2018 i miei 30 anni di carriera fuori dal coro e inoltre Ho voglia di innamorarmi è uscita in Romania, Moldavia e Russia.

Ce l’ha un sogno professionale ancora da realizzare?

I miei sogni da adolescente li ho realizzati tutti. Ho duettato con Fabrizio De André e con Jannacci. Ho vinto due volte la Targa Tenco, che era il mio sogno da ragazzo, ho suonato al festival di Montreaux e ho persino fatto un tour in Cina insieme a Cui Jian, la più grande rock star d’oriente. Lui scrisse la canzone che divenne il simbolo della rivoluzione di piazza Tienanmen. Ora navigo a vista. Il prossimo sogno è fare cinema come attore. Ovviamente all’estero.