Francesco Da Vinci, promessa del calcio, musicista, “camorrista” in Gomorra 3

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Francesco Da VinciFrancesco Da Vinci, uno dei nuovi volti della terza stagione di Gomorra, era una promessa del calcio. Un giorno di pochi anni fa, però, ha deciso di abbandonarlo, è tornato a Napoli, la sua città natale, e ha fatto un provino che gli ha cambiato la vita. Oggi si racconta a Off e parla della sua carriera, dei suoi sogni e del suo cognome ingombrante. E di come, a volte, la vita sia imprevedibile.

Da promessa del calcio a cantante ed attore, quando hai deciso di appendere al chiodo le scarpe da calciatore e di intraprendere la carriera artistica?

Ho lasciato il calcio all’età di ventun anni. Ero in Molise, allora, precisamente a Venafro. Finito il campionato, sono tornato a Napoli e mi sono precipitato a fare i provini per il musical Stelle a metà senza dire niente a nessuno. Da lì è cominciata la mia nuova vita e credo sia quella giusta.

È un momento d’oro per te, sei nel cast della nuova stagione di Gomorra e, da poche settimane, hai pubblicato un nuovo singolo, Via da noi. Mi racconti questo periodo della tua vita?

Quello passato è stato un anno di grandi sacrifici, che mi hanno permesso di entrare a far parte del cast di Gomorra 3 e, nel frattempo, di registrare il mio nuovo album, di prossima uscita. Nella vita non bisogna mai mollare. Affermarsi nella musica e nella recitazione non è affatto semplice, lo so. Ma bisogna crederci fermamente, avere costanza e crearsi un’identità. Ho ancora tanta strada davanti per imparare e migliorare.

Gomorra, dicevamo. Interpreti ‘Mma, della “banda dei Talebani”, un ruolo importante e impegnativo. Mi racconti il tuo personaggio?

Il mio personaggio, in Gomorra, guida una banda criminale del centro storico di Napoli, quindi gli sviluppi di una camorra giovane ma spietata. Posso dire che è stata un’esperienza magnifica, far parte di una serie televisiva famosa nel mondo è un’emozione irripetibile.

E poi c’è la musica. Via da noi, pubblicato il 24 novembre, anticipa il tuo nuovo disco, attualmente in lavorazione.

Lavoro a questo progetto, come ti dicevo prima, all’incirca da un anno. Ho avuto il piacere di collaborare con più autori. Uno di questi è mio padre, ma ci sono anche Luca Sala e Remo Elia. La produzione del disco è affidata a Massimo D’Ambra.

Parlare di te e prescindere dal tuo cognome è pressoché impossibile, visto che sei un figlio d’arte. Quali vantaggi e quali svantaggi comporta il fatto di essere figlio di un cantautore affermato?

Non è sempre facile portare il mio cognome. Papà, soprattutto al Sud, è un personaggio molto importante, ma questo non mi ha mai impedito di seguire il mio sogno. La gente, spesso e volentieri, ci mette a confronto, è normale. Tuttavia, credo che il segreto sia quello di dimostrare le proprie capacità, senza farsi scoraggiare.

Non hai mai temuto il giudizio di chi dice «Ce l’ha fatta perché è figlio di»?

È un discorso che va avanti da sempre, bisogna essere caparbi. Quello che cerco di fare sempre è migliorarmi, per far sì che il pubblico mi conosca e conosca le mie peculiarità.

Mi racconti un insegnamento che ti ha dato tuo padre?

Il rispetto, il valore della famiglia, l’importanza dei sacrifici.

Vorrei parlare con te di Napoli, la tua città, amata e bistrattata con la stessa forza. Una città la cui bellezza intensa è spesso messa in ombra da fatti di cronaca e da pregiudizi radicati. Ecco, è proprio di pregiudizi che voglio parlare. Mi racconti Napoli attraverso i tuoi occhi?

Napoli somiglia ad una bella donna maltrattata. Io sono follemente innamorato della mia città. È vero, esiste il bello ed il cattivo tempo ma io non riesco a parlare male di Napoli. Ci vivo bene.

Di pregiudizi, in verità, ce ne sono tanti anche verso gli artisti partenopei. Ce n’è uno che paghi a tue spese?

La cosa che odio di più è il fatto che qualsiasi cantante nato a Napoli venga catalogato come neomelodico. Questa è una cosa assurda e odiosa e mi capita di sentirla spesso.

Torniamo al tuo lavoro. Gomorra è la tua prima esperienza davanti alla macchina da presa, ma la recitazione non è una novità per te, hai già lavorato in teatro.

Ho recitato nel musical Stelle a metà per ben due anni. È stata un’esperienza formativa di grande importanza. Teatro e cinema sono due cose completamente diverse. Il teatro ti dà la possibilità di vivere delle emozioni e condividerle in tempo reale con chi ti guarda. Nel cinema te ne rendi conto solo dopo. Ma ho scoperto una passione forte per quest’ultimo proprio grazie a Gomorra.

Ti chiedo adesso di sognare. Squilla il tuo telefono, è un’importante proposta di lavoro. Chi vorresti ci fosse dall’altra parte?

Io sono un grande sognatore e, come tutti i cantanti, vorrei che dall’altra parte ci fosse il direttore del Festival di Sanremo. Per quanto riguarda il cinema, mi piacerebbe continuare questo percorso, ho avuto l’onore di lavorare al fianco di due registi pazzeschi, Claudio Cupellini e Francesca Comencini.

Adesso ti metterò in difficoltà: tra il Napoli che vince lo scudetto e il tuo disco al primo posto in classifica, cosa scegli?

Possiamo saltare questa domanda? (scoppia a ridere, ndr). Mi accontenterei di entrare in classifica senza essere primo, ma il Napoli almeno quest’anno deve vincere lo scudetto!

Concludo questa intervista chiedendoti un’esperienza off della tua vita.

La rottura con la mia compagna, sicuramente. Ma la vita sa essere imprevedibile. Dopo un anno lontani, infatti, ci siamo ritrovati e abbiamo deciso di sposarci. La cosa più importante, però, è che diventeremo presto genitori e nostro figlio avrà il nome di mio padre. Ho la stessa età che aveva papà quando sono nato io, mi piace credere che non sia un caso.