Quando “Le Confessioni” di S. Agostino diventano il fil rouge di un disco folk

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Ph Lù Magarò
Ph Lù Magarò

E’ sospeso tra musica d’autore, blues, musica popolare, radici siciliane e swing Il gusto dell’ingiusto, album d’esordio della cantautrice Beatrice Campisi. «Stringere il proprio disco fra le mani è una bella soddisfazione, ma non può essere un punto di arrivo, semmai una tappa di un percorso più grande», dice Beatrice del suo debutto discografico. Prodotto da Cobert Edizioni Musicali (Ultra Sound Records) e dallo statunitense Jono Manson in collaborazione con il MIBACT e SIAE nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”, l’album contiene undici tracce ed è stato registrato con la collaborazione di prestigiosi musicisti come il sassofonista Antonio Marangolo.

«Il titolo è liberamente tratto dal secondo libro delle “Confessioni” di Sant’Agostino e prende spunto dal racconto su un furto di pere, narrato dalla voce di Claudio Lolli nell’intro alla traccia 9, avvenuto non per necessità, ma solo per il gusto dell’ingiusto», spiega la cantante siciliana, che prosegue: «L’album narra dunque le storie di vita e le esperienze del singolo, analizzando la dicotomia  dell’animo umano, il dualismo che regna dentro ognuno di noi, il lato oscuro che ci conduce inevitabilmente all’errore, accompagnato dalla speranza e dal bisogno di riscattarsi».

La contaminazione musicale caratterizza brani che affrontano temi diversi: dalla violenza sulle donne in Avò alla fine di un amore in Filo di fumo, passando per pezzi introspettivi che accompagnano l’ascoltatore nei luoghi della memoria, come I contorni dei ricordi e canzoni dove prevale l’ironia come Via Quieta.

«Amo  fondere pensieri, parole, incontri, immagini, suoni» commenta. «L’intenzione è quella di creare un’ambientazione onirica che non risparmia dal risveglio brusco in una realtà violenta e crudele».

Autrice di tutti i testi delle sue canzoni, la Campisi prende spunto dalla realtà che la circonda: «Mi piace ascoltare le storie della gente e cercare di immedesimarmi nella vita di chi mi sta intorno. Poi filtro i racconti attraverso la mia personale lente di ingrandimento del mondo, in questo modo tutti i miei brani, anche quelli che trattano temi sociali, diventano storie di vita che partono dal singolo per abbracciare la collettività».

Classe 1990, Beatrice da bambina cantava le canzoni di Pino Daniele usando il manico della scopa come microfono. «Sono entrata a contatto con molteplici mondi musicali grazie alle diverse passioni della mia famiglia: l’amore per i cantautori italiani e il jazz trasmessomi da mio padre, la passione viscerale per la canzone popolare e quello per la lirica e la classica attraverso mia madre, i grandi classici del rock internazionale e il rap grazie a mia sorella. Attraverso tutte queste esperienze la musica si è indissolubilmente intrecciata alla mia vita».

Ph Lù Magarò
Ph Lù Magarò

E così a dodici anni ha cominciato a studiare canto e pianoforte, mentre a sedici ha composto i suoi primi brani ed è salita sul palco come cantautrice. Con lei un bagaglio musicale ampio in cui hanno trovato spazio la canzone d’autore italiana e dialettale, da Paolo Conte a Vinicio Capossela, passando per Guccini, De Andrè, Dalla, De Gregori, Battiato, Edoardo ed Eugenio Bennato, Carmen Consoli e Mannarino. «Ma tra i miei riferimenti non posso non citare Rosa Balistreri, pilastro portante nel panorama della musica popolare siciliana e immensa fonte di ispirazione per le mie canzoni» puntualizza.

Tante le esperienze che la cantautrice ama ricordare: dalla partecipazione al M.E.I. di Faenza ai concerti al teatro Metropolitan di Catania e al Teatro greco di Taormina fino alla presentazione dell’album allo Spaziomusica di Pavia, dove ha condiviso il palco con due grandi musicisti come Jono Manson e Massimiliano Alloisio. «Ricordo con piacere anche uno stage presso il CET di Mogol, un’esperienza che mi ha permesso di confrontarmi con molti giovani artisti», aggiunge. Per poi confidare, infine, un suo sogno nel cassetto: «Mi piacerebbe salire sul palco dell’Ariston per prendere parte al Premio Tenco».

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