Quei giovani rivoluzionari che fecero i Campi Hobbit

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Quando i giovani di destra fecero il loro '68In questo 2017, a parte un convegno tenutosi nel giugno scorso, stava per passare sotto silenzio il quarantesimo anniversario del Campo Hobbit. Quando, cioè, i giovani di destra fecero il loro ’68 culturale. Si deve solo alla costanza e alla passione del giornalista Pietro Comelli se quelle entusiasmanti giornate ora rivivono in un volume edito da Spazio Inattuale, Leggete Tolkien, stolti! Campo Hobbit 1977. Quando i giovani di destra fecero il ’68, con un inquadramento di Luciano Lanna e un approfondimento di Giovanni Tarantino.

«Tutto è partito da una foto- ci ha chiarito Comelli-, che poi è diventata la copertina del libro: una ragazza bionda, seduta per terra, armeggia con un paio di occhiali, assieme a un ragazzo che riposa disteso appoggiando la testa sulle sue gambe. Assieme a quell’immagine bellissima ce ne erano altre capaci di mostrare qualcosa di diverso rispetto ai cliché a cui siamo abituati sul mondo della destra giovanile. Immagini spontanee che avevano catturato la mia attenzione mentre stavo progettando “I mondi di Almerigo. Perché quegli scatti sono di Almerigo Grilz che con la sua immancabile macchina fotografica partecipò a Campo Hobbit».

Nel volume trova doverosamente spazio anche una cronistoria di quel tumultuoso ’77, in cui le Brigate Rosse colpivano duro e Luciano Lama veniva costretto dagli autonomisti a lasciare un comizio a La Sapienza. In questa atmosfera tesa e cupa, i giovani di destra guardavano affascinati ai coloratissimi indiani metropolitani, cantavano Acqua azzurra e La Locomotiva, si emozionavano davanti alla bandiera d’Irlanda, sognavano la rivoluzione permanente di Macondo, leggevano Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, ammiravano il Che e guardavano, con curiosità, al “gusto cattivo, volutamente cattivo” del punk. Erano giovani mentalmente più liberi di certi loro coetanei, profondamente distanti dai “vecchi” del Movimento Sociale.

Cresciuti divorando cultura “alta” e “bassa”, ascoltando musica alternativa sulle radio libere e leggendo fumetti su riviste underground, erano rimasti folgorati da Il Signore degli Anelli, la “bibbia degli hippy”, che, per dirla con Franco Cardini, divenne “la bandiera di un’esigua ma interessante pattuglia di destra”. In fondo, quei ragazzi si sentivano, come ricorda Mario Bortoluzzi, “degli hobbit in lotta contro l’Oscuro Signore. Piccoli, placidi ma all’occorrenza coriacei, coraggiosi, combattivi”. E gli Hobbit decisero di ritrovarsi, lo annunciava la rivista La Voce della Fogna che invitava tutti a “un Parco Lambro di segno opposto”: sabato 11 e domenica 12 giugno 1977 a Montesarchio, nel beneventano. Nel manifesto, significativamente, non c’era nessun simbolo di partito.

I giovani di destra non se lo fecero dire due volte, si misero “sulla strada” e arrivarono da tutta Italia. Si ritrovarono in un campo da calcio polveroso, nel caldo torrido del sud, tra il gracchiare delle cicale, sotto l’occhio delle camionette della Celere. Suonarono la Compagnia dell’Anello, i Janus e gli Amici del Vento. Si lottava contro “la sovversione comunista” e “la schiavitù capitalista”, si chiedeva “libertà per i detenuti politici anti marxisti”. Su un pannello i nomi dei “cattivi maestri”: Evola, Nietzsche, Mishima, Céline. E poi, qua e là, qualche croce celtica, che riceverà il biasimo di Almirante in un’apposita circolare.

Ma Campo Hobbit fu importante anche per il ruolo nuovo, inedito che ebbero le donne. Donne a cui, sempre per citare Tolkien, “non pesa il ferro della spada”, presenti in quanto militanti, senza pretendere “quote rosa” e ripudiare la loro femminilità. Insomma, una piccola (ma importante) rivoluzione. I giovani di destra erano usciti dalla Fogna.