Impazza il “#MeToo”: “YouToo??!” ci vien da dire…

2
180

Ci voleva la splendida Catherine Deneuve a smuovere le acque agitatissime del “neofemminismo” mozzorecchi che vorrebbe impiantare nientemeno che il matriarcato (Asia Argento dixit) al governo del mondo e fucilare i maschi sporcaccioni e intrinsecamente violentatori. In sostanza, la grandissima attrice ha co-firmato, insieme ad altre cento personalità femminile della cultura, questa sorta di “manifesto” che cerca di raddrizzare una situazione pericolosissimamente squilibrata a favore del fanatismo barricadero, dicendo senza troppi giri di parole “Siamo donne, siamo forti e siamo libere di farci corteggiare, anche goffamente magari”. Ma io, che sono maschietto, ho parole meno efficaci della bravissima Laura Tecce, che ha scritto questo interessante articolo sull’argomento (Redazione)

youyooo«Tremate, tremate, le streghe son tornate!», era lo slogan in voga fra le “cattive ragazze” degli anni Settanta. Ma che dire delle neofemministe che hanno sostituito i girotondi (simbolici sabbath) con i blog per insultare gli uomini, le marce con le petizioni on line e gli hashtag per denunciare presunte molestie e far togliere le bambole Winx negli ovetti Kinder considerate troppo sexy e dunque “emblema di un modello diseducativo” per le bambine? Che non si battono per il divorzio ma per essere chiamate «presidenta» (copyright Laura Boldrini) e «ministra» (copyright Valeria Fedeli), che non sono più orgogliose della loro prerogativa generativa («L’utero è mio e lo gestisco io»), ma affittano il loro apparato riproduttivo al miglior offerente in nome del diritto degli omosessuali alla genitorialità? Che non vogliono più liberare il corpo ma permettono che esso sia nascosto, velato, ingabbiato in nome di un multiculturalismo ostentato e di un relativismo etico che ha sempre più i contorni di un neo nichilismo?

Ci sono Paesi in cui le bambine vengono abortite in quanto femmine, ma alle femministe non importa nulla di difenderle, poiché tutto ciò andrebbe ad intaccare uno dei loro “feticci”, l’aborto. O magari si possono sempre trincerare dietro la nuova parola d’ordine: «È la loro cultura», soprattutto se riferita al mondo islamico. Perché il nuovo femminismo è intersezionale, tiene conto cioè delle «diverse oppressioni che si intersecano con quelle dovute al genere. Ad esempio l’omotransfobia, il razzismo, il classismo». 

Alle femministe interessa molto di più lanciare una crociata contro il “maschio bianco eterosessuale” e per definizione prevaricatore, molestatore, usurpatore e ovviamente sessista, nuovo termine simbolo di un’isteria collettiva assunta a dogma di pensiero. E hanno anche un “piano” per annientarlo: uno dei collettivi femministi più radicali, NonUnadiMeno, nella Giornata dedicata alla violenza sulle donne – come se queste giornate servissero a qualcosa- ha infatti elaborato una proposta programmatica “per sconfiggere il patriarcato e il sessismo“.

E’ evidente che una strisciante e pervasiva guerra mediatico-sociale è ormai in atto contro il genere maschile.

Il clima inquisitorio di sospetto, di accusa, di fobia verso il “maschile”, l’arroganza dilagante con cui la “macchina del controllo a trazione femminista” procede senza sosta nell’opera di vessazione e colpevolizzazione del maschio, con l’obiettivo di disciplinarlo e addestrarlo autoritariamente ai nuovi dogmi della società globalizzata e politicamente corretta, non può più proseguire indisturbata.

È ora di dire basta e di ribadire con forza la nostra unicità di essere umani prima ancora che di donne, senza contrapposizione alcuna con gli uomini. Femminile, singolare. Nessuno si deve arrogare il diritto di generalizzare e di parlare a nome di una sorta di “sorellanza di genere”, una santa alleanza inutile, dannosa e ridicola. Non ci faremo prendere in giro da una strumentale e pericolosissima volontà di contrapposizione fra i due sessi.

2 Commenti

  1. Una proposta, compagne di lotta, tagliatevi le tube per protestare contro la vostra natura che vi vuole supine o prone al “maschio”.

  2. Grazie Laura per questo pezzo di lucida analisi delle derive culturali attuali.
    C’è chi si queste divisioni prospera, sul piano economico e politico, con un cinismo inaccettabile, perché applicato su un tipo di relazioni, quelle di genere, che sono alla base del futuro.
    Occorre rispondere a queste derive con consapevolezza di sé, come individui appartenenti a un genere, con una conseguente accettazione dell’altro e una costante ricerca di armonia. Solo così ci si può opporre alle pulsioni divisive e conflittuali imperanti.
    Che però, grazie anche a impegni come il tuo con queste pagine, sono ottimista non avranno vita lunga.
    Grazie!

Comments are closed.